La Biennale di Dakar. L'organizzazione

Inserito da iopensa il Mar, 2004-03-09 04:07

Quando un evento artistico internazionale riceve una recensione o viene criticato, solitamente si fa riferimento alla scelte curatoriali, alla selezione di un certo gruppo di artisti piuttosto che di un altro, al tipo di allestimento che valorizza o meno le opere. Per la Biennale di Dakar il discorso è molto diverso; le recensioni e gli articoli criticano anche elementi estremamente pratici: le pareti che non sono state imbiancate, le opere che non sono arrivate in tempo o i proiettori che non funzionano. La Biennale di Dakar – ancora oggi – non sempre funziona ed il suo funzionamento è spesso l’elemento che abbassa la qualità dell’evento, passando in primo piano rispetto alle opere e agli artisti selezionati, alle scelte curatoriali e alle particolarità dell’allestimento.

Il secondo problema di Dak’Art è la mancanza di una direzione artistica, che rende estremamente difficile la comprensione delle mostre . Il pubblico (soprattutto quello internazionale digiuno da conoscenze sull’arte contemporanea africana) percepisce l’evento come una panoramica sul continente, senza immaginare che si tratta invece di quello che è arrivato al Segretariato Generale e di una sua grossolana scrematura. Il Comitato Internazionale di Selezione e di Giuria opera infatti delle scelte in base ai dossier di candidatura, per presentare le opere migliori, ma senza vedere le opere (giudica solo attraverso le immagini), senza conoscere gli artisti e senza poter seguire una logica tematica, o stilistica, o qualsiasi logica. La tendenza è dunque quella di presentare le migliori opere recenti di artisti il più possibile giovani: in sostanza questo è il criterio di selezione dell’Esposizione Internazionale e del Salone Internazionale del Design di Dak’Art.

Il desiderio di utilizzare le risorse locali e di incoraggiare la formazione di nuove figure professionali in Africa è poi un elemento chiave della Biennale fin dal 1993. L’obiettivo è infatti quello di creare opportunità di lavoro ed incoraggiare la specializzazione degli operatori del settore dell’arte, ma il problema è come cominciare. Le prime edizioni della Biennale rispecchiano la mancanza di esperienza degli organizzatori, la carenza di figure professionali e la scarsa specializzazione dei tecnici, problemi che solo il tempo riuscì risolvere. Ancora oggi – seppur migliorato – l’ufficio stampa invia pochi comunicati e solo all’ultimo momento (non in tempo per la pubblicazione della notizia sulle riviste d’arte specializzate), i tecnici che si occupano dell’allestimento hanno difficoltà a far funzionare i proiettori (spesso i video vengono spenti dopo l’inaugurazione) e tanti artisti non inviano a Dakar le loro opere più fragili per timore che vengono rovinate. L’esperienza, così come la documentazione, sono quindi elementi che possono essere accumulati e migliorati soltanto con l’esperienza. I Comitati Tecnici sono quindi gli organi della Biennale più deboli. Il Comitato Esposizioni in particolare è onerato da moltissimi incarichi ed il coinvolgimento degli studenti dell’Ecole des Arts nella realizzazione delle mostre è quindi molto importante sia per l’effettivo aiuto che gli studenti offrono alla Biennale, sia per la formazione che ne ricevono. La necessità di subappaltare alcuni aspetti della realizzazione della Biennale ad esperti esterni è stata considerata fin dal 1997 nello studio di valutazione di Isabelle Bosman . Uno dei problemi principali di questo investimento è comunque il costo dell’operazione e la difficoltà burocratica per il pagamento dei responsabili, anche se previsto dal progetto presentato nel 1994 dal Comitato Scientifico. Tendenzialmente infatti, il Segretariato Generale preferisce ricorrere a funzionari pubblici che ricevono un semplice indennizzo per il lavoro svolto nell’organizzazione della Biennale, ma questi amministratori sono spesso scoraggiati dalla mancanza di contratti di servizio chiari con la Biennale e dall’insicurezza dello stesso indennizzo. Per questo sarebbe necessario che i rapporti di lavoro tra i vari tecnici e la Biennale fossero formalizzati, al fine di distribuire in modo più efficace le responsabilità e in modo da evitare che la carica che i funzionari pubblici ricoprono possa impedire alla Biennale il controllo sul loro operato.

Gli organizzatori della Biennale devono infine fare i conti con i problemi di budget: i finanziamenti arrivano spesso in ritardo e non sono distribuiti nel corso dei due anni che separano le edizioni della manifestazione .

La versione integrale della mia tesi di laurea – con note, appendici ed una corretta impaginazione – è su tesinoline.it. Sul sito è possibile consultare gratuitamente l’indice, l’introduzione con parte del primo capitolo su Dak’Art e l’arte contemporanea africana (nella zona preview) e le 32 pagine di bibliografia. Scaricare l’intera tesi costa 24 euro.