Gli obiettivi della Biennale di Dakar

Inserito da iopensa il Mar, 2004-03-09 04:24

La Biennale – incentrata sulla promozione dell’arte contemporanea africana – nasce come strumento per favorire la liberalizzazione del settore dell’arte incoraggiando la cooperazione tra lo stato e le iniziative private, e per promuovere la commercializzazione l’arte contemporanea africana e rafforzare il suo mercato, anche a livello internazionale. La Biennale è dunque uno strumento al servizio degli artisti e degli specialisti di settore: per approfondire le loro conoscenze, stimolando la critica e le pubblicazioni; per creare dei contatti utili evitando l’isolamento, e per sostenere nuovi progetti, scambi e partenariati. La Biennale vuole inoltre favorire la partecipazione del pubblico attraverso l’informazione e l’educazione artistica . Osservando gli obiettivi che la Biennale si era prefissata nel 1994, è possibile analizzare e valutare le strategie adottate dal Comitato Scientifico nelle diverse edizioni di Dak’Art .

La liberalizzazione del settore dell’arte

Il desiderio di incoraggiare la liberalizzazione del settore dell’arte fu studiato fin dal 1993 dagli organizzatori dalla Biennale di Dakar come un elemento essenziale per permettere il coinvolgimento di finanziatori diversi rispetto ai partner classici della cooperazione, e per rendere l’evento un reale progetto di sviluppo della cultura e delle iniziative culturali in Africa. La liberalizzazione del settore dell’arte appare evidente nella partecipazione di sponsor privati alla Biennale e nella nascita e nello sviluppo delle esposizioni parallele.

La partecipazione di sponsor privati e di un numero sempre maggiore di partner permise alla Biennale di promuovere in modo più significativo i contatti, gli scambi, i progetti ed i partenariati (tra i partecipanti all’evento e all’interno del Senegal stesso), rafforzando quindi indirettamente il mercato dell’arte africana. Nel corso delle diverse edizioni di Dak’Art, il coinvolgimento sempre maggiore di nuovi sponsor e di nuovi partner fu anche alla base della crescita degli eventi paralleli, che si aprirono a nuovi operatori del settore dell’arte, a nuovi artisti e ad uno spirito sempre più internazionale della Biennale.

Durante tutte le edizioni di Dak’Art, le iniziative indipendenti furono non solo tollerate ma anche promosse: le autorità locali visitarono gli eventi paralleli, le mostre furono inserite nel programma della Biennale e fu offerto anche un sostegno logistico ed economico ad alcuni progetti. Fin dalla prima edizione del 1992 intorno alla Biennale di Dakar si creò un ambiente effervescente, ricco di manifestazioni e di partecipazione attiva da parte di tutto il mondo dell’arte. La Biennale rappresentò un trampolino anche per artisti non inclusi negli eventi ufficiali ed offrì grande visibilità internazionale anche a progetti autonomi e discordanti rispetto a Dak’Art . In generale gli eventi paralleli realizzati durante la Biennale di Dakar furono di due tipi: non commerciali e commerciali. Gli eventi non commerciali furono gruppi di lavoro, progetti d’artisti (spesso in cooperazione con partecipanti internazionali) e mostre. Gli eventi commerciali furono le esposizioni personali e collettive organizzate da gallerie d’arte e da atelier privati. Dak’Art dimostrò col tempo di essere un reale promotore di creatività, presentando durante l’edizione del 2002 oltre 100 eventi paralleli .

Il mercato dell’arte africana

Dak’Art si pose nelle intenzioni dei suoi organizzatori come il principale animatore del mercato dell’arte africana a livello internazionale, ruolo ribadito dal 1996 in ogni discorso d’inaugurazione tenuto dai vari presidenti del Comitato Scientifico. L’obiettivo di favorire l’inserimento e l’integrazione dell’arte africana nei circuiti del mercato internazionale nacque infatti dal desiderio di promuovere anche dal punto di vista economico l’ascesa degli artisti e degli operatori culturali del continente, migliorando anche la loro formazione e la loro esperienza. L’arte e la cultura furono viste come elemento di sviluppo e come strumenti per la creazione di nuovi posti di lavoro e di nuove fonti di guadagno. Questo aspetto economico presente tra gli obiettivi della Biennale fu spesso criticato. Se da una parte sembrava infatti ragionevole facilitare la commercializzazione delle opere di artisti africani (invitando galleristi, spiegando all’interno di conferenze i diritti d’autore, aprendo la mostra vendita del MAPA…), dall’altro il principio poteva generare diversi effetti collaterali: le opere delle esposizioni rischiavano di essere scelte per soddisfare il mercato, le gallerie invitate potevano chiudere l’arte africana in un “ghetto” per artisti solo dell’Africa e la Biennale si faceva carico di una questione non puramente artistica . La grande contraddizione dell’apertura del mercato dell’arte a Dak’Art – ribadita nel discordo d’inaugurazione della Biennale del 2002 dalla presidentessa del Comitato Scientifico (nonché magistrato) Marie-José Crespin – resta tutt’oggi la mancanza di una legislazione in Senegal che faciliti l’importazione e l’esportazione delle opere d’arte, il loro acquisto e la loro vendita .

La strategia che gli organizzatori di Dak’Art utilizzarono per rafforzare il mercato dell’arte africana fu quella di incoraggiare la partecipazione di esperti alla Biennale (galleristi, curatori, critici) e di creare una mostra vendita, ovvero il MAPA (Marché des Arts Plastiques Africains).

Il MAPA ebbe soltanto due edizioni (1998 e 2000), con una pessima organizzazione e con opere di qualità estremamente disomogenea. La mostra vendita aveva tra i suoi obiettivi quello di promuovere un mercato d’opere d’arte di qualità in Africa e di incoraggiare il sistema delle quotazioni, ma in realtà ebbe essenzialmente il merito di facilitare l’incontro tra artisti ed operatori dell’arte ed i contatti tra i partecipanti della Biennale. Questo unico aspetto positivo non apparve sufficiente a giustificare la realizzazione di una nuova edizione della mostra e nel 2002 l’evento non fu quindi nuovamente organizzato.

I dibattiti offrirono una spazio per discutere della situazione del mercato dell’arte africana e per presentare il funzionamento di gallerie e centri d’arte locali ed internazionali.

Sempre in una visione di sviluppo economico, la Biennale incluse inoltre nel suo programma di esposizioni anche il design, la creatività tessile e la fotografia. Contemporaneamente alla Biennale furono inoltre organizzate sfilate di moda promosse dal centro multidisciplinare Metissacana e dagli stilisti senegalesi. L’architettura non divenne mai oggetto di esposizioni (nonostante fosse stata teoricamente prevista nel progetto del 1994), ma nell’edizione del 2002 fu organizzato un forum di architettura e di urbanistica.

La tendenza della Biennale sembra attualmente quella di rafforzare il mercato dell’arte africana attraverso la valorizzazione e la promozione dei dibattiti e degli scambi tra i partecipanti del mondo dell’arte, senza però favorire direttamente il commercio delle opere dei singoli artisti (come si era cercato di fare con il MAPA). Il ruolo di Dak’Art da questo punto di vista si sta quindi concentrando sull’arte, lasciando invece ad operatori specifici – come gallerie, collezionisti ed altre istituzioni – la funzione di immettere gli artisti nel mercato internazionale.

Conoscenza e formazione

La Biennale è un’occasione preziosa per la formazione dei critici e degli operatori culturali, che – coinvolti nell’organizzazione – possono acquisire esperienza; i forum ed i laboratori organizzati durante la manifestazione permettono ai partecipanti di approfondire alcuni aspetti dell’arte o di prendere parte in un clima internazionale ad un progetto specifico (per esempio la creazione del quotidiano della Biennale) . L’approfondimento delle conoscenze sull’arte contemporanea africana è quindi promosso oltre che dalle esposizioni, anche dai dibattiti, dai forum, dai laboratori, dalle visite agli atelier degli artisti senegalesi, dalle proiezioni di film sull’arte, dall’esposizione vendita di pubblicazioni sull’arte africana e dalla creazione all’interno del Segretariato della Biennale di un Centro di Documentazione dove vengono archiviati i documenti prodotti durante le edizioni di Dak’Art e dove è allestita una biblioteca specializzata nell’arte contemporanea africana.

Nel 1996 la Biennale di Dakar assunse l’incarico di promuovere l’arte africana, senza la pretesa di dare un panorama dettagliato o di rappresentare i singoli Stati dell’Africa: l’Esposizione Internazionale non è infatti un evento che permette alle singole nazioni di selezionare ed esporre gli artisti (come avviene nei padiglioni della Biennale di Venezia o in quelli del Cairo) e nemmeno una mostra organizzate per aree geografiche. La Biennale di Dakar offre quindi un panorama dell’arte contemporanea africana estremamente lacunoso, ma allo stesso tempo diverso e più ricco rispetto a quello offerto dalle grandi mostre internazionali o dalle esposizioni incentrate sull’arte dell’Africa.

I dibattiti della Biennale nacquero e si sono tuttora sviluppati per essere una dinamica occasione di incontro e di scambio ; furono incentrati sulla creazione artistica africana in generale, sulle opere dei protagonisti delle esposizioni individuali, su alcuni movimenti ed artisti pionieri e sulle condizioni e le prospettive del mercato dell’arte africana . Nel corso del tempo i dibatti cercarono di diventare sempre di più un’occasione per promuovere le discussioni e l’approfondimento critico sull’arte africana: nel 1996 e nel 1998 si concentrarono ancora sul mercato dell’arte, mentre nel 2000 e nel 2002 furono focalizzati sullo stile, le correnti e l’identità degli artisti africani contemporanei. La questione dell’“africanità” dell’arte contemporanea africana (ovvero se esistono o no caratteristiche ed uno spirito comune tra gli artisti dell’Africa) accese in tutti gli incontri vivaci discussioni. I dibattiti mancarono però di una precisa definizione del tema o dei temi centrali e spesso presentarono interventi simili; gli atti dei colloqui vennero pubblicati con grande ritardo. L’emissione speciale della televisione satellitare World Net fu prevista nel 1996 per permettere ai partecipanti di discutere in diretta anche con professionisti statunitensi, ma non fu realizzata.

L’esposizione vendita di pubblicazioni sull’arte africana fu finalizzata alla valorizzazione degli approfondimenti critici: furono infatti esposte le opere delle librerie e delle case editrici locali, ma anche le pubblicazioni straniere, presentate dai partecipanti all’evento.

Il Centro di Documentazione raccoglie la pubblicazioni donate alla Biennale (cataloghi, riviste, articoli…) e la documentazione emessa dalla Biennale stessa, insieme a tutti i dossier degli artisti che si sono candidati. Il Centro di Documentazione ha l’obiettivo di diventare una biblioteca specializzata sull’arte contemporanea africana e di permettere una valutazione dei risultati e dei progetti che Dak’Art ha direttamente e indirettamente promosso. Il materiale di cui dispone il Centro è ancora poco, ma è comunque preziosa la sua opera di conservazione.

Informazione

L’informazione sulla Biennale e sulla ricchezza dell’arte contemporanea africana è promossa attraverso i documenti prodotti dalla Biennale stessa e attraverso il coinvolgimento dei media. I comunicati stampa, il catalogo, i documentari, il sito, i rapporti ed i partenariati con la stampa (TV, radio e riviste), il quotidiano di Dak’Art sono tutti utili strumenti che effettivamente permettono il coinvolgimento di un pubblico più vasto, locale ed internazionale, ma la qualità di questi strumenti è ancora debole. Per promuovere Dak’Art, gli organizzatori della Biennale produssero anche numerosi manifesti e dépliant che furono distribuiti in tutta la città e dei gadget come adesivi, magliette e borse.

L’ufficio stampa della Biennale migliorò nel 2002: alcuni giornalisti stranieri furono invitati a partecipare all’evento (prima solo quelli coinvolti nei dibattiti erano spesati dalla Biennale), fu messo materiale on-line, i comunicati stampa furono preparati con maggiore cura ed il sistema di accreditazione della stampa fu semplificato e reso più veloce. In compenso i documenti della Biennale non furono inviati in tempo per permettere alle riviste mensili o bimestrali di pubblicare la notizia prima dell’inizio dell’evento . Dak’Art inoltre non è ancora pienamente bilingue; molti dibattiti e forum sono ancora esclusivamente in francese e solo pochi incontri offrono un servizio di traduzione simultanea. Le informazioni sulla Biennale riportate dai giornalisti che non capiscono il francese sono quindi spesso lacunose e scorrette.

Dak’Art manca ancora di una buona diffusione del bando di candidatura. La Biennale pubblica sul suo catalogo la date della successiva edizione, ma non diffonde in modo sufficiente le informazioni sulla possibilità di candidarsi. Vengono spediti comunicati ai centri culturali stranieri in Africa (francesi, tedeschi, inglesi e statunitensi in particolare), alle ambasciate senegalesi all’estero, alle ambasciate straniere in Senegal, agli enti turistici, ma ancora a poche istituzioni internazionali e ai mezzi di comunicazione.

Per quanto riguarda l’informazione durante Dak’Art, gli invitati della Biennale non sono seguiti in modo adeguato dagli organizzatori: ricevono in ritardo informazioni sul loro biglietto aereo, sull’eventuale trasporto delle opere e sulle attività della Biennale stessa. In compenso rispetto alle edizioni precedenti, Dak’Art 2002 ha migliorato l’informazione sul suo programma radunando tutti gli ospiti in un solo albergo e collocando diversi punti di assistenza nell’albergo stesso e nelle sedi delle esposizioni.

Il catalogo presentò nel corso del tempo sempre più testi critici, ma a tutt’oggi il materiale è ancora insufficiente per permettere un accesso all’arte contemporanea africana o uno sviluppo della ricerca; poche opere degli artisti sono poi documentate nella pubblicazione. La Biennale sostiene la produzione di un documentario durante le sue edizioni; il film è però montato e distribuito in tempi lunghi. Il sito della Biennale (http://www.biennalededakar.sn) fu creato specificatamente per l’edizione del 2002 e fu effettivamente attivo solo durante l’evento; il materiale on-line raccoglie i comunicati stampa e alcuni articoli del quotidiano della Biennale in francese e inglese. Durante le edizioni precedenti di Dak’Art ci furono altri tentativi di mettere in rete documenti sulla Biennale, ma questi siti non furono gestiti dagli organizzatori, ma da istituzioni private.

Le infrastrutture

Anche il miglioramento delle infrastrutture fa parte degli obiettivi della Biennale: si vorrebbe costruire un Museo d’Arte (o destinare nuovamente il Museo Dynamique all’arte), acquistare le attrezzature necessarie per le mostre e formare del personale specializzato nell’allestimento delle esposizioni. La Biennale è infatti uno stimolo per la creazione di infrastrutture culturali.

Nel 1993 fu fatto un censimento sui luoghi che potevano ospitare le esposizioni della Biennale, ma non furono presi in considerazione gli spazi non convenzionali. Solo durante l’ultima biennale del 2002 anche luoghi non convenzionali furono destinati alle esposizioni (come il vecchio Palazzo di Giustizia).

Il Padiglione del Museo dell’IFAN, la Galleria Nazionale, la Camera di Commercio, il Centro Culturale Blaise Senghor, l’Università, i centri culturali stranieri, le gallerie e le istituzioni private, il Comune di Dakar, il salone dell’Assemblea Nazionale ed il teatro Sorano furono i primi edifici utilizzati per le manifestazioni. Il Villaggio della Biennale ospita ad ogni edizioni un’esposizione vendita di arte e artigianato, ma purtroppo resta inutilizzato tra una Biennale e l’altra; la Casa della Cultura Douta Seck fu utilizzata per la prima volta nel 1998 e nel 2002 il polo fieristico della città ospitò l’Esposizione Internazionale e i dibattiti di Dak’Art.

La selezione delle opere per la Biennale è strettamente legata agli spazi disponibili, come sottolinea Ousmane Sow Huchard nel suo resoconto di valutazione : i membri del Comitato Internazionale di Selezione e di Giuria visitano infatti la sede delle mostre prima di definire una stima del numero di opere da selezionare. Purtroppo però – nonostante l’attenzione sempre maggiore verso l’allestimento – mancano ancora totalmente opere site specific.