Marc Augé e dibattito

Inserito da iopensa il Gio, 2006-05-25 09:20

Convegno internazionale
Fondazione Unidea e Fondazione Casa della Carità Angelo Abriani. I miei appunti.
Palazzo delle Stelline, Milano, 25 maggio 2006

Marc Augé


Globalizzazione, urbanizzazione, integrazione
Ville-monde.
Le immagini forgiano il reale. Lo filtrano. Immagini delle città (tipo la città di notte illuminata da mille luci). Immagini di luoghi di consumo. La TV è onnipresente. Immagini di immagini. Immagini di attualità e abitualità Esistiamo se siamo nell’immagine (la sindrome del Grande Fratello o di Alice delle Meraviglie).

Il linguaggio è sempre più un linguaggio spaziale.
Un linguaggio preso più dallo spazio che dal tempo. Sempre legato alla questione delle immagini.
Si parla di globale/locale. Usando un termine più vecchio, di universale.

Esclusione. Interno/esterno. Sviluppo, fratture, aspetto fisico, ma anche sociale.
Gli immigrati sono quelli fuggiti dalle zone povere del mondo: da una prima esclusione (quella dei paesi poveri) sono passati ad una seconda esclusione (quella degli immigrati). Non solo centro/periferia. Quella dell’esclusione è una categoria porosa.
Ci sono diversi gradi di clandestinità e senza documenti (presenza non ufficiale). Aspetti politici e amministrativi. Le leggi sull’immigrazione possono cambiare.
Esclusione geografica e sociale.
Quartiere sfavoriti (da notare l’eufemismo). Hanno uno statuto particolare. Zona intermedia. Minaccia. Molte persone provenienti da fenomeni di immigrazione vivono in quartieri sfavoriti. Marginalità. Architetti hanno partecipato a creare ghetti.
Immigrazione-disoccupazione concetti che spesso si mescolano. A causa dei ricongiungimenti familiari dei lavoratori immigrati, poi colti dalla disoccupazione degli anni Ottanta. Diverso dal fenomeno dei clandestini (delocalizzazione in sede).

Dei fenomeni sociali e spaziali fanno sì che dei gruppi non interagiscono. Magari si incontrano, ma senza interazione. Luoghi di passaggio.

Città/campagna. Ancora presente nell’immaginario. Campagne francesi anche con europei che vi si trasferiscono.

Terrorismo internazionali. Vengono dati dei nomi che creano categorie. Desiderio di consumazione di immagini (vogliono avere accesso).
Violenza, protesta pura.

Realtà della microcultura. Sentono di non appartenere. Iperlocalizzazione, rischio di chiusura.
Pensiero della mobilità
Legame con le utopie degli anni Sessanta. Idea della felicità. Cercare il luogo della felicità. Ideologia rurale applicata alla città: quartieri periferici. Nelle periferie si applica un’utopia locale a persone che vengono da lontano. Malessere delle periferie. Contraddizioni. Separazione generazionale. spaziale, istituzionale. Così si dice che bisogna ristabilire la mobilità sociale.

Lo scandalo del turismo è che la gente del nord si sposta nei paesi da dove gli immigrati partono. Il turismo non sarebbe così scandaloso se tutti potessero essere turisti. L’etnologia non sarebbe così scandalosa se tutti potessero essere etnologi.

Le soluzione è molto semplice e molto costosa: l’educazione.
Bisogna fare una dichiarazione di guerra all’ignoranza. Si trovano sempre i soldi per una guerra.

E bisogna lavorare sui trasporti. Bisogna muovere. Ricreare un effetto di stupore.

Bisogna applicare misure rivoluzionare. Ci sono delle misure ma non bastano. Il luogo dell’utopia è la città. Luogo di possibilità.

Discussione


Mauro Magatti


Non era una lezione accademica ma rivolta ad un pubblico interessato a capire questo mondo.
Siamo passati dall’epoca delle grandi ideologie. Ora siamo in un’epoca di una grande confusione. Mancano le categorie elementari per interpretare il nostro mondo. Le persone hanno bisogno di dotarsi di qualche categoria interpretativa.
Marc Augé di offre una grammatica per interpretare la realtà attraverso tre elementi: sedentarietà, mobilità, produzione di immagini.
Ci permette di riflettere in modo diverso sulle forme spazio temporali della nostra società.
L’immigrazione combina mobilità e lettura/accesso alle immagini.
Vedere fenomeni nuovi: le cose antiche che si presentano secondo modalità e dinamiche nuove e diverse.
Una realtà che si sta ricomponendo.
Un mondo che cambia rapidamente e bisogna osservare e sperimentare.
Pensare la mobilità: bisogna anche ripensare la sedentarietà.
Le nostre scuole sono molto fisse, molto ancorate ai quartieri. Oratori.

Lorenzo Imbesi


Un’intera generazione di ricercatori che si sono orientate sul suo lavoro.
Temi e linguaggio. Soprattutto il linguaggio: una specie di abitus di un’intera generazione. Intelligenza collettiva o collettiva. Avvicinare ricerche eterogenee.
Marc Augé ha fatto scuola.
Sono felice che sia tornato ad occuparsi di città.
Pensiero della mobilità. Mobilità non solo materiale, ma anche immateriale.
La città mondo. La rete che si connette, filamenti urbani. Città come artefatto: prodotti di sintesi artificiale, quasi un oggetto. Legate all’idea di flussi e movimento, più che all’idea di stanzialità. Mobilità casuale, random.
Addomesticamento temporaneo di ambienti in movimento.

Container. Il formato che ha cambiato il nostro uso del mondo. Un oggetto e un frammento di luogo.
Dove c‘è campo.
Deterritorializzazione.

Stefano Boeri


Marc Augé costruisce dei grandi racconti e grandi affreschi della contemporaneità. Sensibilità alla dimensione spaziale dei processi che connotano la contemporaneità.
Oggi siamo orientati da pensieri oggettivi, che considerano lo spazio come una superficie liscia.
Lo spazio è un elemento di increspature e differenze.
Anche le culture nomadi ripongono fiducia nello spazio.
Non perdere di vista gli squilibri determinati dalla globalizzazione e dalle città: – squilibrio nel modo in cui i media rappresentano gli spazi. All’opposto di un’estetizzazione degli spazi. ci sono luoghi potentissimi: dei superluoghi. Il nostro immaginario collettivo si catalizza intorno ad alcuni giganti dell’universo simbolico. Antenne della mediaticità. Luoghi che attraggono l’emotività e la dimensione simbolica. Meccanismi anche intimi, personali. E manca informazione su gli altri luoghi. – Confini. Luoghi dei flussi. Proliferazione dei confini. Dispositivi (tubi – mobilità intubate, spgne – europa continentale…). Codici di accesso, controllo, geopolitica. I confini governano i flussi e i luoghi. e i meccanismi dell’identità. Nel mondo città e nelle città mondo elementi che determinano lo
Lo spazio è la migliore metafora dei cambiamenti della società – Modi diversi di fare design.
Design produce brand, firme. Un mondo diverso rispetto a quello della produzione in serie. Design legato alla sopravvivenza. Produttori di oggetti d’uso (spendibile anche sul mercato)
Outsourcing. modalità strutturale. – L’Europa. Europa come città mondo. Metabolizza, senza confini. Cresce qualcosa di veramente altro. A Parigi abbiamo visto una : mancanza di mobilità, frustrazione, segregazione, omologazione (fare a meno dell’identità). Marc Augé cerca nuovi termini. L’anticittà è il grande tema sul quale oggi possiamo impegnarci.

Francesca Zajczyk


Periferie. Ci sono periferie che sono periferie sociali, che sono da un punto di vista spaziale molto vicino al centro.
Decodificare
C‘è più verde nelle periferie che nel centro, dove ci sono servizi.
Accessibilità. Libertà di movimento. Grande contradditorialità delle periferie e di coloro che vivono nelle periferie. Forse oggi, invece di periferie, dovremmo parlare di quartieri che presentano delle diversità.
Capitale sociale.
Oggi è importante recuperare il tema della ricerca sui quartieri, ma con un prospettiva di apertura.

Marc Augé


Sedentarietà e mobilità
Espressione spaziale di una questione che non è solo spaziale.
La questione della città applicata a persone che non necessariamente si sentono parte della città. Un elemento del malessere.
Territorializzazione e deterritorializzazione
Il problema della connessione tra periferie.
Tutti i progetti educativi devono interessarsi all’individuo. Per liberarlo da tutto quello che somiglia ad una chiusura.
Sono perplesso dalla nozione di pluriculturalismo, che tende ad una coesistenza di cultura diverse. Preferisco il trasculturalismo, la fortuna degli intellettuali, di quelli che circolano nella cultura e negli spazi. Il vantaggio dell’educazione. Un lusso e un lusso raro. Nessuno lo realizza completamente, ma possiamo tendervi.
Riflessione sullo spazio e sulla cultura.

La relazione elettronica è una relazione sempre più intima. Il corpo si abitua ad avere una relazione con l’esterno attraverso il monitor. Paradosso. Società di comunicazione (o relazionale) ma la relazione ha cambiato senso. Il rischio è che si sia in relazione solo con se stessi.

Come la città. Si parla di città ma non si tratta della città del secolo scorso.

Città anziana. La mobilità è allo stesso tempo fisico, sociale, condivisione di esperienze. Credo che queste questioni possano essere affrontate solo insieme.

Paola Pirri


Il problema è come applicare questi spunti.

[Non capisco. Non capisco la caccia alle categorie. Mi sembra un modo di comprendere la realtà che non la rende più comprensibile, ma più semplice.
Non capisco l’interesse di inventare delle parole chiave nuove che non si possono trovare su google, se non in riferimento a se stesse.

Un discorso generale, che non ho l’impressione sia applicabile in generale. Gli unici che hanno cercato un approccio più internazionale sono in parte Lorenzo Imbesi e (soprattutto) Stefano Boeri. Non so, una pretesa universale con una prospettiva in realtà fortemente non molto universale o universalizzabile. Oddio, eurocentrico?

Si parla di città come se fosse un format che permette di osservare e comprendere non solo una città ma tutte le città del mondo.]