Going Places: arte urbana al Cairo

Inserito da iopensa il Gio, 2004-01-01 12:00

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Il progetto indipendente Going Places a cura di Mai Abu ElDahab (da ottobre 2003 a marzo 2004) è un felice esempio di arte urbana africana. Mai Abu ElDahab (che da gennaio si occuperà dell’Oficina para Projectos de Arte – OPA di Guadalajara in Messico http://www.opa.com.mx/) ha organizzato un intervento urbano al Cairo, commissionando delle opere a quattro giovani artisti egiziani. In città ci sono stati alcuni tentativi di esporre dei lavori in spazi pubblici (in particolare durante il Festival Al Nitaq del 2001), ma l’operazione è di solito evitata perché complicata e osteggiata dalle autorità.

Per realizzare il progetto Mai Abu ElDahab ha evitato l’iter burocratico governativo: come una normale società privata ha comprato degli spazi pubblicitari con il supporto di alcuni finanziatori privati. Inizialmente una compagnia pubblicitaria aveva offerto lo spazio: quattro grandi cartelloni sulla strada tra il Cairo e Alessandria d’Egitto. “Era bello per l’aspetto della mobilità, ma poi la compagnia aveva messo troppe condizioni” – spiega Mai Abu ElDahab – “Non abbiamo i soldi, ma almeno abbiamo le idee: se diamo via anche queste poi cosa ci rimane?”.

Il risultato sono quattro stampe di 2 metri di lunghezza per 70 centimetri d’altezza, realizzate da Hassan Khan, Basim Magdi, Iman Issa e Maha Maamoun. In particolare le opere di queste ultime due artiste dialogano con la città ed il suo paesaggio.

Iman Issa ha unito il decoro di alcune carte da parati all’immagine di una palazzina popolare, estremamente comune in città; le carte da parati rappresentano fiori e paesaggi lussureggianti con i colori artificiali delle cartoline anni Settanta. Il risultato è un ambiente sorprendente: impossibile ma familiare, naturale ma artificiale, interno ed esterno allo stesso tempo.

Maha Maamoun ha raddoppiato l’autorità di un palazzo di piazza Tahrir (icona dell’istituzionalismo) raddoppiandone l’immagine.

“Abbiamo avuto diversi problemi” – mi racconta Mai Abu ElDahab – “l’opera di Hassan Khan è stata distrutta probabilmente perché il viso che rappresentava poneva dei problemi di confronto e rapporto con il sé: dava fastidio. Anche la prima proposta di Maha Maamoun è stata vietata dalla compagnia dei mezzi di trasporto perché nell’immagine c’era una donna sdraiata. In realtà si trattava di una donna vestita ed era un elemento molto piccolo nell’immagine, ma comunque non l’hanno permessa. In Egitto abbiamo un problema con la nostra immagine, la sua rappresentazione e la realtà”.

Certo, quattro autobus al Cairo sono veramente una goccia nel mare, ma il progetto è stato comunicato in modo efficace: forse non lo si vede, ma se ne sente parlare e ci si può appendere in camera un suo poster (gratuito) o si può spedire una sua cartolina (gratuita) e si può visitare il suo sito (http://www.cairobus.com/).