Interventi, conferenze e lezioni

NABA - prima lezione

Inserito da iopensa il Ven, 2007-11-23 10:00

Prima lezione alla NABA.

L’Olanda fuori dall’Olanda: Progetti e finanziamenti dai Paesi Bassi

  • Ruolo e modalità di finanziamento di Fondazione Mondriaan, Fondazione Prince Claus, ArtsCollaboratory, European Cultural Foundation
  • Gli interventi e i progetti di Cascoland in Sudafrica, Rain Artists’ Initiatives/Rijksakademie, Fondazione iStrike in Camerun

Il calendario e programma delle lezioni.

Bibliografia prima lezione

  • Cultural Policy in the Netherlands, Ministry of Education, Culture and Science in the Netherlands, 2003 (pdf)
  • All That Dutch: International Cultural Politics, Nai Publishers, Rotterdam, 2005
  • Silent zones: On globalisation and cultural interaction, Rijksakademie van beeldende kunsten/RAIN Artists’ Initiatives Network, Amsterdam, 2001
  • Shifting Map: Artists’ platforms and strategies for cultural diversity, Rijksakademie van beeldende kunsten/RAIN Artists’ Initiatives Network, Amsterdam-NAi Publishers, Rotterdam, 2004

Link

Arte e Conflitti: conferenza all'Università Statale di Milano

Inserito da iopensa il Mer, 2007-11-21 10:00

Arte e conflitti: rappresentare/rappresentarsi/evocare/intervenire

Conferenza LitCam a Francoforte, 9 ottobre 2007

Inserito da iopensa il Sab, 2007-10-13 06:48

Conferenza LitCam all’interno della Fiera del Libro di Francoforte. La Fondazione lettera27 Onlus è stata invitata a presentarsi. Parto con Tania e Roberto.

Tania ed io abbiamo 15 minuti per parlare di lettera27 e di WikiAfrica. Ci dividiamo i compiti mentre delle immagini dei progetti realizzati scorrono placidamente per 12 minuti.

Siamo molto colorati. E fotogenici (merito di Lucio). Il sistema della proiezione-zapping aiuta a risollevare le sorti di un’attenzione ormai in fin di vita. Sono le 17 mentre ci installiamo sulla pedana degli oratori. Prima di noi il pubblico si è ciucciato patrono, Gandhi e progetti (tra i progetti i più interessanti per lettera27 sono forse quelli realizzati in Egitto e Uganda, ma devo ammettere che tutti i talk – come li chiamano – sono belli).

Il workshop del pomeriggio mi delude un po’, per il formato non per i contenuti. Ho scelto quello su quick read, un’ottima iniziativa britannica (con un network e un’efficacia impressionanti). Tutto molto ben raccontato, bravi oratori, bell’esperienza, ma ormai – dopo Mantova e Douala – sono talmente nel trip dei workshop che se non mi intrattengono con effetti speciali borbotto per ore “non è mica un workshop, è una conferenza con domande”.

Nel giro di tre giorni, Roberto ripete una ventina di volte la parola “obiettivi”. Ho la sensazione che mentre la scandisce mi osserva dritto nel bulbo oculare. Ogni tanto sogno di correre in una cabina del telefono (a trovarla), di strapparmi lo strato di vesti nere, e di mostrare al mondo che sotto la mia parvenza da operatore socio-culturale sono un manager della General Electric. Al che, a caccia di riconoscimento e accettazione, dopo il nostro intervento alla conferenza, mi metto a contare le persone che ci avvicinano e (senza che le costringa con domande tipo “quali insegnamenti hai tratto dalla mia presentazione?”) dicono cose tipo “bel progetto”, “interessante”, “mi piacerebbe avere occasione di riparlarne”. Ne conto 7. Addirittura una giovane signora molto allegra aggiunge a proposito di WikiAfrica “oh, mi sarebbe piaciuto avere io l’idea”.

La parola WikiAfrica è veramente vincente. La cosa interessante è che senza sapere (o ascoltare) la rava e la fava, ti puoi fare un’idea di cosa stiamo parlando. Wikipedia, enciclopedia, Africa, africani, libero, accesso, collaborazione, condivisione, in fieri, sapere, diversi tipi di sapere, Internet, storia, fallo tu, lo fanno loro, errori, correggere gli errori, modificare: a seconda delle persone la parola WikiAfrica accende lucine diverse, evocando utopie differenziate.
Rinfresca l’alito a termini un po’ stropicciati come “alfabetizzazione”.

Google ha fatto un progetto literacy. Mi sfugge perché la grafica dei progetti di alfabetizzazione debba necessariamente evocare un sussidiario. Piuttosto metterei tutto in mano al testimonial Kenny McCormick.
Ad ogni modo forse sarebbe interessante contribuire alla mappa. Bo, non so. Forse no, non sono sicura di quante organizzazioni abbiano veramente voglia di essere messe sotto l’etichetta di “organizzazioni che si occupando di alfabetizzazione”. I compagni di viaggio a volte sono un po’ imbarazzanti. I dati della mappa provengono principalmente dall’UNESCO Institute for Lifelong Learning. Quello che trovo curioso è che l’UNESCO non abbia una banca dati delle organizzazioni per esempio del Senegal. A Dakar sono segnati solo due uffici dell’UNESCO. Mi sembra strano che l’ufficio per l’Africa Occidentale non abbia un registro. Basta prendere gli enti che hanno ricevuto il patronato dell’UNESCO. Forse semplicemente i dati non sono ancora stati immessi. Google literacy non si occupa di alfabetizzazione, ma di chi si occupa di alfabetizzazione. È una specie di portale tematico senza testimonial che incoraggia gli operatori del settore a mettere online la loro documentazione. Quello che è piacevole è che il materiale non è omologato o standardizzato (come alla fin fine avviene su Wikipedia), ma semplicemente elencato. Non sono però del tutto sicura di rendermi conto del plus-valore rispetto a Google tout court.

WikiAfrica a Fahrenheit

Inserito da iopensa il Lun, 2007-09-10 18:12

WikiAfrica a Fahrenheit (in particolare da 25:17-30:20 circa) con Marino Sinibaldi.

È un po’ inquietante parlare di Wikipedia dall’esterno, quasi fosse uno coso lì parcheggiato sulla rete che soddisfa o meno le esigenze dei passanti. “Guarda che è colpa tua” – verrebbe voglia di dire. Se pensi che ci sono errori, perché non li correggi? Se pensi che manca qualcosa, perché non l’aggiungi?

Sembra che Wikipedia sia responsabilità di altri. Formiche operose che devi lasciar lavorare. Non capisco.

WikiAfrica al Festivaletteratura di Mantova - Intervista a Colibrì, il giornale del festival

Inserito da iopensa il Mar, 2007-08-28 13:20

1. Perchè “africanizzare Wikipedia”?


WikiAfrica vuole “africanizzare Wikipedia” per due ragioni. Perché su Wikipedia le informazioni sull’Africa sono poche (e spesso imprecise) e perché Wikipedia è oggi uno dei sistemi di condivisione delle conoscenze più dinamico, efficace e partecipativo. “Africanizzare” è una parola d’ordine molto chiara: significa rendere più africana Wikipedia. In altre parole, significa attivare su Wikipedia persone che hanno conoscenze sull’Africa, coinvolgere reti di utenti e istituzioni che lavorano nel continente africano e condividere i saperi nell’agorà più estesa e internazionale del mondo. “Africanizzare Wikipedia” è un modo per dichiarare che online c‘è spazio per tutti e per un modo diverso di esprimersi.

2. Come si creano reti di collaborazione?


La Fondazione lettera27 è appena nata e sta crescendo insieme a WikiAfrica. Il progetto è partito grazie alla collaborazione con l’associazione Wikimedia Italia e si sta piano piano espandendo con link italiani e internazionali. La prima fase è stata un periodo per capire che cosa possiamo fare e con chi possiamo lavorare. Ci siamo accorti che chi ha contenuti sull’Africa spesso non sa come funziona Wikipedia; e chi sa come funziona Wikipedia non sempre ha i migliori contenuti sull’Africa. Siamo stati accolti con entusiasmo e allo stesso tempo ci siamo scontrati con molta diffidenza, con un’alfabetizzazione digitale che è poco diffusa tra chi si occupa del settore umanistico (ovunque nel mondo) e con un progetto che sta costruendo ora le sue modalità di coinvolgere e creare reti di collaborazione. Le nostre priorità ora sono: attivare gli studenti, coinvolgere istituzioni e persone che stanno già lavorando in Africa nella nostra stessa direzione e sperimentare WAW – WikiAfrica Workshop, un evento che può coinvolgere persone con competenze diverse, che è facilmente riproducibile e che mostra in modo semplice e dal vivo come funziona Wikipedia.

3. Come si strutturano le voci e chi sovrintende i lavori, in sostanza chi si occupa di quello che viene definito “lavoro sporco”?


WikiAfrica non ha l’obiettivo di controllare le voci e i contenuti di Wikipedia: il lavoro sporco lo fanno gli utenti. Quello che cerca di fare WikiAfrica è attivare nuovi utenti che si possono occupare sia degli errori e difetti di formattazione di Wikipedia che di quelli legati ai contenuti sull’Africa.

4. Come ci si organizza nella “babele delle lingue” africane?


L’associazione Wikimedia Italia – partner del progetto – è molto dinamica e lavora moltissimo per facilitare il lavoro di chi vuole creare Wikipedia nelle lingue dell’Africa. Le lingue sono migliaia e tra queste c‘è il fula, il wolof, il bambara, il russo, l’inglese, il portoghese, il francese, l’italiano… WikiAfrica non ha l’obiettivo di creare nuovi contenuti su Wikipedia in una particolare lingua, ma di attivare utenti che – in base ai loro interessi e alle loro competenze – scrivano (o fotografino, o registrino video e audio) nelle lingue e nei linguaggi che preferiscono.

5. Il progetto rischia di mantenere un’impostazione occidentale?


Wikipedia offre potenzialmente lo spazio per riscrivere la storia – una storia densa, ricca e inclusiva – e per dare voce al mondo. Che poi ci si riesca realmente questo è un altro discorso. Difficile pensare a qualcosa di più storicamente “occidentale” di un’enciclopedia: eppure il tasto “modifica” (quel piccolo ingranaggio che troviamo lì in alto, a portata di un click su Wikipedia) non è un elemento da poco. Se Wikipedia non è in grado di accogliere “un’impostazione non occidentale” (se così la vogliamo chiamare), magari è capace di svelare una lussuosa verità: che modificare la storia, le enciclopedie, i saperi è possibile, ma richiede quanto meno un click.

6. Qual è il legame tra WikiAfrica e Mantova?


Il Festivaletteratura di Mantova è un’eccellente occasione per ritrovarsi con autori e intellettuali che scrivono, hanno saperi, competenze e curiosità. Il nostro interesse è riversare un pezzetto di questa ricchezza dentro WikiAfrica.

7. Come si svolgeranno gli workshops?


WAW – WikiAfrica Workshop – sono degli incontri di due ore durante i quali si scriverà una voce di Wikipedia. Diversi autori, intellettuali e amministratori di Wikipedia si sono già detti disponibili e insieme a loro stiamo lavorando su come strutturare gli eventi nel modo più produttivo e avvincente. In pratica durante i workshop i partecipanti discuteranno e interverranno dal vivo; mentre in tempo reale i nuovi contenuti saranno inseriti online. Insomma, “dai, facciamolo una volta tutti insieme!” è un po’ lo slogan dell’evento. Perché a volte serve vedere come funziona per dire “mmm, quasi quasi lo faccio anch’io”. Ed è proprio quello che vorremmo: stiamo corteggiando sempre nuovi autori, intellettuali e pubblico affinché anche loro si attivino su Wikipedia, in modo tale che le voci crescano, i contenuti siano più ricchi, gli articoli più corretti e l’Africa sia in vetta alle classifiche.

Iolanda Pensa è critico d’arte e ricercatrice. E’ direttore scientifico del progetto WikiAfrica (http://www.wikiafrica.it) per la Fondazione lettera27 Onlus (http://www.lettera27.org) e co-fondatrice della iStrike Foundation di Rotterdam (http://www.istrike.net)

Leida-Amsterdam: 10-16 luglio 2007 per l'AEGIS

Inserito da iopensa il Mar, 2007-07-10 15:02
Leida-Amsterdam: 10-16 luglio 2007 per l'AEGIS

A Leida per il conferenza europea AEGIS di Studi Africani (11-14 luglio 2007). Starò a Rotterdam con Silvia da Lucia e resterò fino al 16 luglio 2007.

Presento un testo sull’import-export dell’arte contemporanea africana.

Per Matteo, parto (10/07/2007 alle 14:40) e torno (16/07/2007 alle 18:45) a Malpensa.

Florida, 28 marzo - 1 aprile 2007: ACASA Triennale

Inserito da iopensa il Mer, 2007-03-28 13:10
Florida, 28 marzo - 1 aprile 2007: ACASA Triennale

Sono stata invitata a Gainesville all’Università della Florida per la conferenza triennale di arte africana ACASA, 28 marzo – 1 aprile 2007. Mi hanno proposto di partecipare ad una tavola rotonda. Lista provvisoria con riassunto degli interventi.

Tema: GLOBAL AFRICA


The theme of the 2007 Triennial Symposium on African Art emphasizes the place of African expressive arts in global contexts, encouraging panels and papers that address Africa’s international and trans-cultural reach. In selecting this theme, we seek to foreground the ways in which Africa arts in all media draw from and contribute to global histories, cultures, and aesthetics. These global connections are particularly dramatic in the growing field of contemporary African art, in which artists study, exhibit, sell their work, and live all over the world. We also seek to draw attention to scholarship that is animating “traditional” practices, placing longstanding forms, techniques, and beliefs within the historical networks out of which they emerged.

While the impact of external forces on Africa has been the focus of much study, the Global Africa theme places equal emphasis on Africa’s impact on non-African cultures. It also incorporates the globalization of conceptions of Africa, for the continent has long served as a trope for Western ideas about the exotic. What is the impact of such conceptions on African art and artists? And how has the exhibition and study of African art been affected by these popular (mis)conceptions?

In the here & now: Research methodologies for contemporary African artists

Co-chairs: Kinsey Katchka, (kkatchka@alum.wellesley.edu); Lisa Binder, University of East Anglia (l.binder@uea.ac.uk)
Participants: John Mack (john.mack@uea.ac.uk); Khaled Hafez (khaled_studio@yahoo.com); Iolanda Pensa

In the last decade international exhibitions and research have highlighted modern and contemporary ‘beaux arts’ from Africa, commanding the attention of emerging and established scholars alike. This panel addresses the methodology of working with living artists sharing common international discursive spaces—biennales, universities, and other international sites—and engaging primarily global audiences, as opposed to those who are less mobile and more ‘remotely global’ than immediately so. How does the immediacy of artists’ presence shape research and exhibition practice? What are the possibilities for incorporating voices that are conversant in our own vernacular? Panelists participating in this roundtable are engaged with contemporary African art/ists in various capacities and discuss various approaches in a dialogue addressing methodological concerns, creative problem solving, and best practices. We organize this panel with the intention that the discussion will take place among panelists as well as audience members engaged in like research.