Ryugyong Hotel a Pyongyang

Inserito da iopensa il Mer, 2005-11-02 11:47

Progetto proposto per la call for ideas della rivista Domus

Progetto di Iolanda Pensa, Iman Issa, Brian Wood e Valerio Berruti. Testo di Iolanda Pensa.

Noi e loro

L’isolamento della Corea del Nord è qualcosa di meno ovvio di quanto non immaginiamo. Di solito il termine isolamento viene usato per “quelli non hanno relazioni con noi”, ma questo non significa necessariamente che i paesi cosiddetti isolati non abbiano relazioni con qualcun altro.

Durante il simposio Ars&Urbis di Douala, l’architetto Mamadou Jean-Charles Tall ha raccontato i recenti exploit scultorei del presidente del Senegal Abdoulaye Wade. Per la realizzazione di una promenade marittima sulla Corniche West di Dakar e per un monumento alla libertà nell’entroterra della penisola, l’attuale presidente del Senegal si è servito di un esercito di artisti e operai nord coreani.

Iman Issa Anche in Egitto gli artisti nord coreani spopolano nella costruzione dei monumenti di rappresentanza.

Che relazioni ha la Corea del Nord con i paesi del Medio Oriente, dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina? Da dove arrivano le prostitute e come funziona il contrabbando? In che paesi le famiglie nord coreane hanno parenti e come comunicano con loro? Di che nazionalità sono gli spazzini e i consulenti finanziari?

È il concetto stesso di isolamento a dover essere messo in discussione. Il fatto che alcune parti del mondo vivano indipendentemente da noi – noi occidente – non necessariamente significa che siano isolate. O che non esistano. O che siamo noi il loro immaginario.

Forse il Rugyong Hotel è il resto di una festa mal riuscita alla quale non siamo stati invitati.

Se fosse una piramide

Iman Issa costruisce architetture reali e fantastiche, spazi vuoti e pieni. Un cubo scintillante nel deserto egiziano, una torre di cristallo per una piazza del Cairo, un rigoglioso paesaggio innaturale per la fiancata di un autobus.

Il Ryungyong Hotel potrebbe essere una sua opera. Una forma vuota, irreale, ricca e inutile allo stesso tempo, inserita in un contesto adatto ma stridente.

Iman Issa Quello che mi interessa è la natura puramente estetica del luogo. Direi che ricoprire l’albergo di brillantini non avrebbe un gran senso. Si potrebbe invece eliminare tutta la vegetazione intorno.

Brian Wood Potrebbe diventare specchio e spazio della popolazione, magari ricolmo di oggetti portati da ogni cittadino, o di immagini, o di immondizia.

Iman Issa e Brian Wood Si potrebbe trasformarlo in un immenso prisma di cristallo, sul quale salire e osservare il mondo e l’intera città in trasparenza, mentre le luci generate dal prisma si proiettano intorno.

Se fosse un simbolo dell’immaginario

Iolanda Pensa Deve essere incredibile possedere una chiesa.
Valerio Berruti Oh, in realtà quello che fa veramente la differenza è possedere un campanile.

Valerio Berruti vive nella chiesa che si è comprato.

Valerio Berruti Quello che mi interessa è l’aspetto spirituale del luogo. Il Ryungyong Hotel è una struttura assurda, ma non più assurda di quanto non lo fossero le Torri Gemelle.

Si potrebbe svuotare interamente l’interno e ricoprirlo di acciaio: una superficie lucidissima che innalza gli uomini deformando la loro immagine e facendoli apparire come giganti che puntano al cielo.

È una mirabilia. Una veduta con ruderi, edifici sproporzionati e minuscoli personaggi-comparse. Come nelle incisioni di Piranesi.

Iolanda Pensa Un paesaggio che costruisce un immaginario. Che usa la realtà come spunto per crearne una nuova, per generare una visione lontana, passata, altra.

Valerio Berruti Si potrebbe sottolineare il suo essere rudere. Sottolineare la sua decadenza, con erbacce che piano piano infestano l’intera struttura.

Iolanda Pensa Fino a farla diventare una collina. Una di quelle colline generate dai detriti della guerra.

Se fosse una scoperta

Valerio Berruti Potrebbe diventare un immenso rudere futuristico e futuribile, un rudere primitivo. Che a tutti gli effetti è già un rudere.

Se si costruissero altri quattro pinnacoli ad una certa distanza (strutture inutili, ma non più inutili dell’attuale edificio), si potrebbe dare l’impressione che, scavando, uno idealmente potrebbe trovare la stessa struttura del Ryungyong Hotel ma molto più grande. In questo modo apparirebbe come se la terra avesse sepolto la scultura originaria. E come se la città – migliaia di anni dopo – fosse stata costruita ai piedi del rudere, accidentalmente o per venerarlo.

Iolanda Pensa E noi qui, come archeologi, intenti a scoprire un reperto. Scoprire, dare alla luce e magari segnalare come patrimonio dell’umanità. La Corea del Nord potrebbe ufficialmente impegnarsi a conservare, proteggere e valorizzare il Ryungyong Hotel e l’UNESCO lo pubblicherebbe sui suoi cataloghi.

Un bellissimo libro sul mercato dell’arte africana, racconta di come molti commercianti di sculture del mercato di Bamako usino i cataloghi dei musei e delle esposizioni occidentali per determinare il valore degli oggetti. Se la scultura è sul libro vuol dire che vale. Se il Ryungyong Hotel è su “Domus” vuol dire che vale.

Da edificio, albergo, rudere, il Ryungyong Hotel può diventare emblema di una civiltà. Da territorio, la Corea del Nord può diventare identità, come l’Africa. Grazie a dei simboli. Grazie al turismo.

Se fosse un progetto

La costruzione del Ryungyong Hotel veniva avviata negli anni Ottanta per accogliere gli ospiti dei giochi mondiali della gioventù. Un albergo, nonché l’edificio più glorioso e visibile di PyongYang. Il Ryungyong Hotel avrebbe trasmesso al mondo l’immagine della Corea del Nord.

Valerio Berruti La funzione l’ha soddisfatta nella sua interezza. Ora ha anche la visibilità che cercava. Il bando di “Domus” è già il risultato del progetto. Il progetto è il risultato del progetto.

Iolanda Pensa Il vero curatore è chi scrive i bandi.

Il bando è l’elemento che condiziona e determina i progetti. Il progetto diventa l’opera, un’opera indipendente rispetto a quella generata dalla realizzazione del progetto stesso.

Questa frattura tra progetto e opera è la caratteristica dell’ era Ford: l’epoca dell’appello alle candidature.

I finanziatori hanno determinato la natura del sistema dell’arte e dei prodotti artistici. Hanno influenzato la nascita di migliaia di organizzazioni culturali senza scopo di lucro (le uniche che si possono candidare per un finanziamento), hanno reso prioritaria la partecipazione di un vasto pubblico (come nelle biennali, triennali, festival e nelle azioni che coinvolgono comunità locali), hanno imposto il co-finanziamento (biennali, triennali, festival e azioni comunitarie sono i progetti preferiti dalle autorità locali), hanno incoraggiato gli scambi internazionali (quasi tutti i governi – tranne l’Italia – sostengono la partecipazione dei propri artisti ad eventi/workshop internazionali, mentre i ministeri degli esteri solitamente finanziano la partecipazione di artisti provenienti dai cosiddetti paesi in via di sviluppo: anche questo sistema permette di co-finanziare i progetti), hanno reso indispensabile un forte investimento nella redazione del progetto per poter vincere l’appello alla candidatura. Il progetto diventa prioritario.

Il progetto come oggetto. Il progetto diventa l’opera e la vera ragione del finanziamento, ma paradossalmente è escluso dal finanziamento stesso. Solo la realizzazione del progetto può essere inclusa nel budget; il lavoro e il tempo dedicato alla produzione del progetto non è previsto, può solo essere implicitamente inserito nella percentuale per i costi generali ed essere calcolato nello stipendio di chi produrrà il progetto.

Quello che il sistema dell’appello alle candidature ha realmente prodotto sono i progetti, e tutta una letteratura per confermare che il progetto verrà realizzato o che è già stato realizzato.

Si potrebbe creare una discoteca con la pista rotante più grande del mondo e chiamarla Pam Pam. Ospitare un supermercato vuoto aperto 24 ore su 24. Proiettare film iraniani sulle facciate. Organizzare un festival in cui il Brasile è l’ospite d’onore…

Valerio Berruti Certo che viste le proporzioni del Ryungyong Hotel, qualsiasi cosa fai costa miliardi. Ecco, forse però toglierei le gru.

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