Articolo. L’Africa a fumetti

Inserito da iopensa il Gio, 2004-04-01 12:00

Versione originale di … in “Gulliver”, marzo 2004.

Douala, Camerun. Sylvie è incuriosita. Non l’avevo mai vista così. Per una volta mi osserva con ammirazione e mi domanda di raccontarle. ““Popoli” è uno con la faccia sveglia e simpatica” – inizio io quasi stessi descrivendo mio cugino – “abbiamo parlato per più di un’ora e mi ha detto che ancora oggi la polizia lo considera un delinquente”. Sylvie abbandona i fornelli e mi dedica tutta la sua attenzione.

Paul Nyemb Ntoogue, detto “Popoli”, dirige un bisettimanale ed è un caricaturista e fumettista amatissimo in Camerun. La sua rivista satirica ha il formato di un quotidiano e si chiama – proprio come il suo iniziatore – “Popoli”. Non ha pubblicità, perché nel paese il settore non è molto sviluppato, ma ha un suo pubblico fedele, formato soprattutto da donne. “Scherzi! Se torno a casa senza, i miei figli mi fanno un muso che non finisce più!” – mette bene in chiaro Sylvie.

In Africa le pubblicazioni satiriche sono numerosissime. A volte si tratta di riviste regolari – come nel caso di “Popoli” che dal 1993 esce a Douala, la città più vivace del Camerun – ma a volte sono solo dei fogli stampati alla buona e distribuiti per strada per pochi soldi: Kinshasa – oltre ad essere la capitale della Repubblica Democratica del Congo – è anche la capitale di questi giornaletti. Massimo Repetti, esperto di fumetto africano, li ha paragonati alle “radio di marciapiede”, le radio improvvisate e umoristiche molto diffuse sul continente, che spesso informano più delle emittenti e delle pubblicazioni governative.

“Popoli” – come “Le cafard libéré” in Senegal, “Gbich!” della Costa d’Avorio e “Le Journal du Jeudi” in Burkina Faso – è un giornale un po’ “di famiglia”; parla di tutto e si occupa di politica, cronaca, società, economia, sport e spettacolo. “Dare informazioni è la base del nostro lavoro” – mi spiega “Popoli” – “perché la caricatura resta informazione reale, anche se usa l’humour e delle modalità che le sono proprie. Per esempio se andiamo ad una conferenza stampa, noi disegnatori ci guardiamo anche intorno e osserviamo soprattutto la gente”. I pettegolezzi sulle star locali ed internazionali divertono Sylvie, che sfoglia invece le pagine di politica sospirando, come a dire “qui c’è poco da scherzare”.

Le pagine di politica hanno da sempre creato problemi alla rivista e ai suoi redattori, fin da quando “Popoli” era il vignettista del quotidiano d’opposizione “Le Messager”. Le accuse, gli arresti, i processi e l’esilio volontario hanno condizionato tutta la sua vita. Anche recentemente, alla fine del 2002, Paul Nyemb ha subito violenze da un gruppo di dodici poliziotti. “Più si avvicinano le elezioni e più il clima si fa teso” – mi spiega. Il problema della libertà di stampa non è certamente solo camerunese, ma nonostante le difficoltà vignette e fumetti hanno avuto e continuano ad avere un forte ruolo di denuncia.

Il Sudafrica è forse l’esempio più significativo. Con lo sviluppo dei movimenti anti-apartheid, negli anni Ottanta impegnarsi diviene per molti artisti un imperativo. Nasce la stampa alternativa (con quotidiani come “Weekly Mail” poi divenuto “Mail & Guardian”) e anche lo stile dei disegnatori asseconda la situazione di tensione e guerra del paese diventando graficamente violento. Con l’inizio degli anni Novanta e la fine dell’apartheid emergono nuovi autori e nuovi modi di usare le immagini, ma la denuncia sociale non viene meno. Mentre il vignettista Zapiro crea la più celebre caricatura di Nelson Mandela che – con i suoi zigomi alti ed il suo sorriso smagliante – è ancora oggi un’icona nazionale, la striscia Madam & Eve (di Rico, Francis e Dugmore www.madamandeve.co.za) gioca sul rapporto tra una signora bianca e la sua colf nera, ridendo degli stereotipi, dei problemi di convivenza e del razzismo quotidiano di molte famiglie sudafricane; la striscia Sloppy (del disegnatore di colore Mogorosi Motshumi) racconta la vita e le difficoltà delle township nere inserendo all’interno delle sue storie messaggi educativi; “Bitterkomix” di Anton Kannemeyer e Conrad Botes (1989-2001) è una pubblicazione underground, satirica, violenta e spudorata che ancora oggi ha un enorme influsso sui giovani disegnatori, nello stile ma anche per la libertà d’espressione introdotta dai suoi spietati autori.

Per la sua immediatezza e il suo successo tra i giovani, il lavoro dei disegnatori viene anche usato per campagne di informazione su agricoltura e salute (come per la prevenzione dell’AIDS) e per progetti educativi. La casa editrice sudafricana Storyteller Group ha per esempio pubblicato fino al 1994 libri a fumetti che incoraggiavano un apprendimento più piacevole e accessibile delle scienze naturali, dei temi della sessualità e delle storie dei narratori nazionali. L’immagine è in effetti un efficace strumento di comunicazione, in particolare in un continente in cui l’analfabetismo è estremamente diffuso e in cui poche persone sono abituate a leggere. Ma le vignette e i fumetti africani non sono necessariamente educativi. Gli elementi reali si uniscono alla fantasia, alle esagerazioni e ai paradossi. Nelle tavole dei disegnatori convergono influssi da tutto il mondo: riferimenti alle telenovele, ai cartoni animati giapponesi, al cinema, alla letteratura; le tecniche delle scuole di fumetto francese, belga, statunitense, britannica, giapponese ed i modelli underground invadono il continente senza nessun ordine e si uniscono liberamente al gergo popolare, alle lingue dialettali e alle espressioni prese in prestito dall’inglese e dal francese.

L’Africa a fumetti è dunque varia, sorprendente, eclettica e polifunzionale: intrattiene, diverte, illustra, educa, denuncia, infastidisce, pubblicizza ed ovviamente informa. Ma se il nostro Tex Willer ci porta nel selvaggio West, non aspettiamoci che i fumetti africani ci portino solo in Africa.

Il Fantozzi del Senegal

Goorgoorlou è l’amatissimo anti-eroe senegalese: vive a Dakar, è padre di famiglia e passa il suo tempo a scovare occasioni e sistemi per sbarcare il lunario; si arrangia e vivacchia tra disoccupazione, aumento dei prezzi, nuove mode e cambiamenti politici. Soldi, cibo e discussioni sono gli ingredienti della sua vita e delle sue disavventure, raccontate dal disegnatore T.T.Fons nel settimanale satirico “Le cafard libéré”, nella rivista di fumetti e cultura di Dakar “Goor mag”, negli album tematici, nelle pubblicità e nelle campagne di educazione sociale. Il Fantozzi senegalese è anche a teatro e in televisione nello sketch di Moussa Sène Absa (www.goorgoorlou.com).

Dove trovare i fumetti africani

Africa e Mediterraneo
L’associazione-rivista “Africa e Mediterraneo” promuove il fumetto africano attraverso le ricerche di Massimo Repetti, il premio “Africa Comics” ed i suoi progetti internazionali e nazionali: laboratori con i disegnatori africani, esposizioni, seminari, pubblicazioni pedagogiche, cataloghi e album (www.africaemediterraneo.it).

La rivista “Mamba Comix” (www.africaink.co.za) racconta le novità sudafricane grazie al lavoro del Durban Cartoon Project, il progetto nato nel 2002 per promuovere e facilitare il lavoro dei disegnatori locali.

Festival annuale Fescarhy/Fescary – Festival della Caricatura e dell’Humour di Yaoundé, Camerun. irondel2002@yahoo.fr – www.irondel.org Prossima edizione prevista dal 26 aprile al 01 maggio 2004

Coco Bulles – Festival Internazionale del disegno per la stampa e del fumetto di Grand-Bassam, Costa d’Avorio.
olvisd@yahoo.fr – http://assistweb.net/cocobulles. Prossima edizione prevista per il 2005.

Centro Culturale Centre Africain de la Caricature – 1bis rue Lukenie, quartier Yolo Nord, Kalamu Kinshasa – Tel. ++243 99 35 229 – centrafcar@yahoo.fr
organizzatori del Karika’fête. www.artotal.com

Associazione ACRIA – Atelier de crèation, recherche et inititation à l’art – 98 rue Luima Commune de Bandalungwa, B.P. 14 437 Kin. 1 Kinshasa – e:mail : acria_b_d_kin@hotmail.com
organizzatori del Salone africano del fumetto e della lettura per i giovani.