Goddy Leye, Douala 2003

Inserito da iopensa il Lun, 2003-11-24 02:24

Goddy Leye è un artista camerunese che ha vissuto per diversi anni in Olanda e ha frequentato l’accademia Jan van Eyck. Tornato in Camerun ha avviato diversi progetti tra i quali Bessengué City e l’Art Bakey, una struttura fisica e virtuale allestita a Bonendalé, a pochi chilometri fuori Douala. Intervista, Douala 23 novembre 2003.

Bessengué City, ottobre 2002

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Le informazioni sul progetto Bessengué City sono integrate con una descrizione presentata dal centro d’arte Doual’Art.

Bessengué City è un progetto composto da diversi interventi.

L’installazione di una radio sperimentale con un raggio di trasmissione di un km da parte dell’artista sudafricano James Beckett e da un gruppo di giovani. La radio si è chiamata “Radio Bessengué City”, detta anche “Dikalo la Bessengue”. La radio funziona ancora: è utilizzata dai giovani del quartiere durante le vacanze.

I ritratti degli abitanti del quartiere realizzati con poster e video dall’artista camerunese Goddy Leye. L’artista ha fotografato 20 persone nel quartiere. Le immagini sono diventate poster e sono state montate insieme nel video Bouquet de Sourires che è poi stato proiettato nel quartiere.

La costruzione di un piccolo rifugio temporaneo progettato dall’artista spagnolo Jesus Palomino. La particolarità del rifugio è che la gente ne costruisce abitualmente per necessità. Sono baracche fatte con pezzi di materiali ritrovati. La costruzione è stata realizzata con un squadra di giovani.

Il sito Internet con uno scambio virtuale diretto dall’artista indonesiano Hartanto che ha permesso una connessione tra una persona del quartiere di Bessengué e una di Bandung in Indonesia.

L’Hope Box era un progetto fatto da un’artista olandese, ma realizzato con il contributo di molti artisti.

Caratteristiche del progetto

A Bessengué non abbiamo animato il quartiere per una settimana [come è stato fatto nel progetto di New Bell], ma volevamo produrre una scultura che poi poteva essere usata come volevano. Era il concetto di abitazione che veniva messo in gioco. E l’architettura stessa. L’intervento era temporaneo ma voleva far riflettere. Non è stato un progetto molto rumoroso, ma ha avuto un impatto molto forte nel quartiere. Ha permesso/facilitato un cambiamento di punto di vista.

Bessengué è un quartiere molto povero, ma abbiamo voluto mostrare che anche lì c’è della bellezza, come nel libro dei sorrisi. La televisione dà dei falsi sogni, mentre noi volevamo portare dolcezza e bellezza. Condividere.

In realtà anche il nostro lavoro è stato molto critico. Non è che abbiamo solo portato dei sogni. Meglio passare attraverso l’incubo per andare verso il sogno, per prendere coscienza, altrimenti siamo soporiferi.

Bonendalé – Art Bakery

Bonendalé è una zona di pescatori e commercianti. [il posto è meraviglioso, sembra un giardino sognante rispetto ad disordine, alla miseria e al traffico di Douala. La casa è una villa coloniale immersa nel verde. Si può passeggiare tranquillamente (cosa che invece non si può fare a Douala) perché la zona è tranquilla e la gente quasi non ti nota.]

L’Art Bakery è un ente che si occupa di produzione e postproduzione multimediale e ha diversi progetti in corso.

Art Daily. Formazione dei giornalisti culturali con dei corsi di storia dell’arte in collaborazione con Doual’Art. Il progetto prenderà forma nel 2004 e sarà organizzato con moduli di 2 settimane.

Portfolio Programme. Mini residenze per artisti di 1-3 mesi con un budget leggero e sostenibile. Il progetto è legato all’accademia olandese Jan van Eyck con scambi interni ed esterni. E’ ovviamente anche legato alla mia esperienza personale. Anche solo un mese di residenza e di confronto tra artisti può generare dei forti scossoni, creando delle nuove domande.

Surgery. Artisti nelle scuole. Progetti di breve durata, circa un paio di settimane. Un’aggiunta al lavoro delle scuole.

Master Class. Formazione degli artisti con strumenti di lavoro tecnici e concettuali. Web design, video con diversi gradi, pop. La formazione sarà in collaborazione con VideoPro (un progetto del COE) a marzo 2004.

Art Bakery ha un paio di computer e può facilitare il montaggio di video, l’uso di flash, la creazione di opere multumediali e non solo di video.
La prima fase del progetto è finanziata dall’accademia olandese Jan Van Eyck. Ma bisogna stare attenti a non mostrare che si hanno dei soldi. Il posto non ha nessun rapporto con la galleria MAM.

Obiettivi

In Camerun manca la formazione e mancano materiali e documenti per produrre arte: dalle diapositive alla possibilità di produrre video. Il sapere è qualcosa che si scambia e per questo nasce l’idea delle residenze d’artista, è un modo anche per evitare di incrociare le braccia e andare all’estero. Io non ho nessun problema a vivere all’estero, ma ho deciso di tornare a stare in Camerun perché c’è molto da fare qui. Non è che gli artisti debbano essere dei missionari o che io voglia fare il missionario, ma si possono produrre dei piccoli cambiamenti, anche dentro di noi. Non è interessante lavorare da soli, è interessante lavorare in gruppo.
La mia formazione l’ho ricevuta in Atelier (nell’Atelier Kenfac per 5 anni). Ora è il mio turno di promuovere giovani artisti e lo scambio di idee.

Il Camerun


Ci sono voluti 10 anni per cambiare le cose, ed ora è un po’ più evidente. C’è stata la crisi economica con il crollo dei prezzi delle materie prime. C’è stata la crisi politica che ha fatto capire molte cose: ha fatto capire che non si poteva soltanto aspettare. Nel 1994 c’è stata la svalutazione.
Prima gli intellettuali si occupavano soltanto di criticare, ma ora è il momento di agire, di fare. La generazione YO’O è quella rap, ma non è solo merito loro. Sono solo dei consumatori in stile americano, che invece di capire, commentare e criticare pensano solo a consumare. Ora è tempo di una presa di coscienza. Per esempio il prezzo del caffè, del cacao e del cotone è deciso dall’estero. Così come il frigorifero e le lampadine sono prodotte soltanto all’estero. Allo stesso modo anche l’arte d’aeroporto è prodotto per l’estero: non è legata a quello che pensiamo ma a quello che vogliono i turisti. E’ necessaria una coscienza nella produzione artistica.

I FEYMEN sono gli imbrogli. I FEYMAN sono quelli che scroccano, quelli che hanno le belle auto. Ora loro sono considerati degli eroi perché ormai gli stipendi pubblici sono stati ridotti troppo,

Le strade sono rovinate, ma non è colpa delle manifestazioni. Qui un buchino nell’asfalto diventa una voragine col tempo. Basta che ci sia un buchino e con la stagione delle piogge diventa un mare.

Il tempo delle città morte è quando i politici al potere hanno fatto lo sciopero generale e non c’è stata nessuna attività: tutti stavano a casa. Durante quel periodo la gente se n’è approfittata e ci sono stati degli incendi e dei furti. Anche tanti fuochi fatti dalla polizia segreta per avere il permesso per un intervento armato.

Gruppi di artisti in Camerun: i collettivi


Dieci anni fa c’erano i sindacati ora ci sono piuttosto dei gruppi di idee.

A Yaoundé è nato nel 1993 il PRIME ART.
Poi nel 1995 a Douala KHEOPS sotto l’influsso di Doual’Art.
Nel 1997 nasce a Douala NEW ART con un Atelier che avevano grazie ad un accordo con il comune.
Nel 1998 i Dreamers di Yaoundé e nello steso anno KAPSIKY a Douala (nati dal gruppo KHEOPS ma molto più piccoli).

Interventi urbani


Il lavoro degli artisti nei quartieri è nuovo.
Nel 1998 c’è stato a Yaoundé EVEG’LA.
Ci sono stati dei progetti di atelier nelle strade, come Hors Les Mures del 1998 di Doual’Art, Kapsiky con il sostegno dell’UNESCO.
C’è stato l’atelier urbain di Doul’Art a Bessengué con artisti internazionali che è stato la continuazione di Bessengué City..
Poi l’Atelier LOLOMBE’ nella zona di Akwa Nord, dove facevano creazione ed esposizioni.
Poi il progetto di Scenografia Urbana a New Bell.

Ogni progetto è diverso. C’è per esempio una grande differenza tra il progetto di Bessengué e di New Bell per il coinvolgimento sociale.

Rapporto arte e violenza

Non siamo dei lavoratori sociale. Non è perché facciamo arte che la gente può mangiare. Ma posso dirigere l’attenzione.

La situazione è più violenta negli ultimi tempi. Bisogna permettere alla gente di parlare e questo eviterà che la gente esploda. Quando si parla “l’altro” diventa meno pericoloso. Così bisogna mostrare che siamo tutti uomino, sensibili al bello.

Giornalismo culturale

E’ molto chiaro: c’è un problema di formazione. Manca la conoscenza della storia dell’arte o l’educazione visiva. Molti giornalisti sull’arte contemporanea si sentono persi anche se sono interessati.
I giornali danno poco spazio alla cultura. Noi non esistiamo per lo Stato, ma almeno esistiamo più tranquilli.
Il problema è che senza il governo la ricerca e la sperimentazione diventa difficile da realizzare.

Esperienza personale


Ho vissuto due anni in Olanda, anche se ero sempre in contatto con Douala e tornavo. Dal gennaio 2003 mi sono trasferito nuovamente qui.

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Opera Pièce Unique.

Fotografie di Sandrine Dole.