Malam, Douala 2003

Inserito da iopensa il Mer, 2003-11-19 00:49

Dscn0149-scultura-fuoriesce-600.JPG

Malam è un artista di Douala, nato nel 1967. “Ci sono cose che mi attraversano e io materializzo: non so se è un dovere quello di denunciare. Mi interessa analizzare il dolore collettivo in rapporto al dolore individuale.”
Intervista, Douala 18 novembre 2003.

Nella foto una delle opere dell’esposizione Crash & Trash. Foto di Sandrine Dole.


Esposizione Crash & Trash, 30 ottobre – 6 dicembre 2003

Dscn0114-intera-600.JPG

Dscn0134-scultura-600.JPG

Dscn0141-radiografie.JPG

Dscn0135-radiografie-verticali-600.JPG

Dscn0143-scultura-dettaglio-600.JPG

Dscn0144-scultura-testa-600.JPG

Ho usato delle radiografie. Inizialmente usavo quelle di famiglia. Ma come radiografie anonime: delle persone che simboleggiano l’umanità. L’aspetto che mi interessa di più delle radiografie è la dualità tra dolore visibile e dolore invisibile. L’aspetto della trasparenza e del vuoto.

Fotografie di Sandrine Dole.


Esposizione – progetto urbano a Bessenguè, ottobre 2002

0837 le mouton de Malam-600.JPG

0848 sculptures de Malam en préparation-600.JPG

0886 foule pour Malam-600.JPG

0881sculptures-Malam-eau-600.JPG

Ho partecipato all’esposizione di scenografia urbana organizzata nel quartiere di Bessengué con artisti come Goddy Leye e Bili Bidjoka. Hanno partecipato 17 artisti dall’Africa centrale. Era un progetto di sviluppo. Anche Rincke, un’artista olandese, ha partecipato. Gli artisti vivevano lì e hanno proposto un’opera. Io ho fatto la mia opera con dei montoni che sono stati uccisi e cucinati per il vernissage. Le teste le ho tenute e sono state utilizzate per delle sculture. Le sculture rappresentavano dei corpi umani con la testa di montone. Ho buttato le sculture nell’acqua e galleggiavano. La cosa ha creato un ingorgo enorme perché la gente pensava fosse magia.
Nel quartiere ci sono spesso delle inondazioni che fanno vittime. La gente qui è considerata come degli animali. Gli artisti devono interpellare il governo.


Esposizione Confidenze sul cuscino, gennaio 2000

Erano esposte delle federe che raccontavano dei problemi sociali, come il crimine, la violenza, gli stupri. Gli spettatori mi facevano moltissime domande. Allora li ho accompagnati davanti al Palazzo di Giustizia [che è a fianco della galleria Doual’Art dove erano esposte le opere] e ho detto “qui è dove tutte le domande trovano una risposta.” L’esposizione era avvenuta in contemporanea con lo stupro di una donna da parte dei militari; alla donna erano state amputate le mani e i piedi; la donna era rimasta incinta.
Era una mostra di opere violente e sinistre.

Altre esposizioni

DSC03857-arlecchino-600.JPG

DSC03878-busto-arlecchino-600.JPG

DSC03883-arlecchino-profilo-600.JPG

Pièce Unique alla galleria Doual’Art.
Fotografie di Sebastien Venel.


Ha esposto a Dak’Art 2002 nella Maison des Ancien Combatent.

Dsc00610-scultura-sedia-600.JPG