Katya Kandyba, Vladivostok 2003

Inserito da iopensa il Gio, 2003-08-21 00:00

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Katya Kandyba è nata nel 1968 ed è un’artista della Galleria Arka. Intervista, Vladivostok 20/08/2003.

Nella foto un calzino dell’epoca sovietica, recuperato dall’artista insieme ad altri dai cassetti di amici e parenti. Come un tempo, la gente ancora oggi non butta via niente per paura.


Opere

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“Toy” – sottotitolo “A Child Plays with Dolls, a Cat Plays with a Mouse and Everyone Plays with the Favorite Dream”.
E’ una serie di sculture di legno fatte da lei, le installazioni circa 75×75 cm su un tappeto di stoffa. Sono scenette che prendono in giro espressioni militari della guerra e dello spionaggio. Espressioni come “connessioni”, “cadere nelle braccia del nemico”, “naturalizzazione dei residenti”… Si gioca con le parole “Art of Intelligence” diventa “Art Intelligence”.
Con un questionario venivano fatte delle domande al pubblico, tipo “Who has not nagging parents for toys?” “Chi non faceva i capricci con i genitori per ottenere dei giocattoli?”. “Non bisogna avere paura di giocare, ma bisogna evitare il marasma”.

Nelle fotografie, in ordine: eliminazione dei documenti segreti, connessioni, cadere nelle braccia del nemico, varcare i confini, eliminazione del residente/cavallo e doppia identità.


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“Calzini”
Sono calze dell’epoca sovietica. Per recuperarle ha chiesto ad amici e parenti. Ma ce li hanno tutti, tutti li hanno conservati. Qui nessuno ha butta via niente: non si sa mai.


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“The First Day, the Sixth Day”
I sentimenti e soprattutto i conflitti d’amore attraverso il metallo. Gli uomini e le donne sono come borse di metallo che non lasciano entrare nessuno. Oggetti di metallo con dentro la luce. Il titolo è una citazione biblica, il primo giorno di luce, il sesto di conflitti: l’uomo e la donna vengono creati.


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“Arte non voluta”.
Arte non voluta o di cui non c’è bisogno: sono quadri del periodo sovietico che ora si buttano via.


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“Un certo Goryusha Gusev”

Nel 2001 per la Biennale di Krasnoyarsk aveva preparato una stanza con un attore dentro. L’attore era vestito con abiti strani, aveva con sé un uccello e leggeva poesia. Era un personaggio di Puskin, aveva rubato l’’oca per fare le penne per scrivere.
Allo stesso tempo alcune frasi erano appese ai muri delle sale della biennale: frasi come “Goryusha è una mucca con la coda per la gioia dell’intero distretto” oppure “non correre con un pantofola per ogni scarafaggio”, in “Russia ci sono due sfortune – le strade e la biennale di Krasnoyarsk”.

Il lavoro non è basato sull’idea di museo, ma piuttosto è legato a mostrare la storia, reinterpretandola, mostrando piccoli oggetti.


“Russian Nirvana”. Una panchina con dei semini da sgranocchiare e sputare per terra. Non è certo cortese ma è come tradizionalmente la gente si sedeva a rilassarsi e a chiacchierare nei villaggi.

“Sanitary Zone” è l’opera sulla quale sta lavorando in questo momento. Sono dei contenitori di immondizia diversi, per le diverse arti: net.art, installazioni, critica d’arte…

“A Place Under the Sun”, ovvero avere un posto al sole. Ci sono sdraio ma nessuno si può sedere perché i posti sono già occupati da artisti famosi. Per l’International Art Festival CLESMA, organizzato vicino a Mosca (vicino ad un Lago, all’aperto)

Non ha mai fatto video.

Esposizioni

Ha partecipato con la galleria all’Art Forum di Berlino nel 2000 e nel 2001.

Moscow International Forum of Art Initiatives, 9-20/7/2003. Inizialmente era organizzato dalla Soras Foundation, oggi dal dipartimento di cultura. Network of networks. E’ stata selezionata dal curatore della mostra di Berlino. Ho partecipato con “Toy”.

Alla Biennale di Krasnoyarsk ha vinto 3 volte su 4. Non vi vuole andare più.

Ora sta lavorando per l’International Art Festival CLESMA, organizzato vicino a Mosca (vicino ad un Lago, all’aperto), 29 agosto – 18 settembre 2003.

Vladivostok

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C’è un grossissimo problema di acqua. Non ce n’è e poi non è potatile. L’acqua costa 11 rubli al litro.

A ottobre del 2002 la Soras Foundation ha chiuso: non accetta più nuovi progetti. Finirà i progetti che aveva già accettato e quindi starà in vita altri 2-3 anni. La Ford Foundation finanzia ma solo un pochino.

Gli artisti “di fuori” non partecipano alle grandi mostre perché è troppo costoso viaggiare. Circa 700 dollari andata e ritorno da Vladivostok – Mosca. E poi la popolazione dell’estremo oriente russo è pochissima per cui non vengono fatti grandi investimenti. Vivere ha Mosca ha dei vantaggi perché si è molto più vicini all’Europa.

Nella foto “Table Talks”, ovvere “Chiacchiere da tavola”, fotografia, 2000.