Aleya Hamza, Il Cairo 2003

Inserito da iopensa il Ven, 2003-12-12 05:00

Intervista alla curatrice Aleya Hamza che ha diretto per alcuni mesi la galleria Falaki dell’Università Americana del Cairo. Il Cairo, 11/12/2003

Esposizioni curate

Prima esposizione sul corpo curata con Khaled Hafez. Non del tutto soddisfatta dall’esposizione perché il concetto era un po’ debole.
Poi c’è stata un’esposizione degli studenti della facoltà.
Poi c’è stata la presentazione della video performance di Hassan Khan “Tabla Dubb” che non era ancora stata presentata al Cairo.
Ora video di Basim Madgy.

Programma galleria

E’ interessante mostrare cose diverse nell’università. Si tratta della galleria dell’università per cui la finalità è educativa. Volevo un approccio diversificato. Lascio la galleria per disaccordi con la commissione. Scott mi aveva spiegato come funzionava la gestione della galleria, ma la commissione vuole più potere. Non vedo la ragione di aggiungere altre mostre per studenti.

Futuro della galleria

La direttrice del dipartimento Robinson farà una mostra all’inizio dell’anno perché deve sostenere poi un esame. La mostra di Judith Barry era già in programma da tempo, era stata organizzata da Scott Bailey.

Situazione al Cairo

In Egitto ci sono cose interessanti ma mancano le infrastrutture, l’educazione e i servizi. L’AUC non fa molto con i soldi. Ci sono troppo poche gallerie e la critica d’arte è ancora molto debole. Non c’è spazio per scrivere di arte sui giornali e non ci sono riviste specializzate. Ci sono pochi curatori. mi piace quello che fa Mai

Biennale del Cairo

C’è molto burocrazia e politicizzazione legata allo Stato, come nel Salone. C’è una rottura tra il mondo del privato e il mondo pubblico. Credo che sia interessante che la discussione (organizzata da Moataz Nasr sulla Biennale) sia in un luogo neutrale, soprattutto per dare il via alla discussione; è importante cominciare a fare qualcosa.

Interessi: new media, critica d’arte, urban art e insegnamento

Sono interessata ai new media. Le gallerie qui sono tradizionali; la Townhouse Gallery è l’unico caso di galleria che promuove mostre di artisti che utilizzano i new media.
Vuole fare più critica d’arte (scrive per Egypt Today). E’ interessata all’urban art, agli interventi urbani. Vuole fare urban art perché non ci sono gallerie e un vero pubblico dell’arte al Cairo. Chi espone è anche chi va a vedere le mostre. L’arte non è inaccessibile. Voglio che la gente si debba confrontare con l’arte. La gente non ama andare nelle gallerie. In Egitto è molto forte il divario e le differenza tra la borghesia intellettuale e la gente/popolo. Ha insegnato all’AUC ma non insegnerà più nel prossimo semestre.
Ora sono interessata a lavorare qui al Cairo.

Townhouse Gallery

Prima la Townhouse Gallery era piccole e indipendente. Ora è un’autorità. Non è che vogliono monopolizzare, ma non c’è altro in giro per quel tipo di opere. Sono curiosa per PhotoCairo. Non si capisce in che direzione vanno. Ma hanno una bella posizione (è bello lavorare Downtown perché c’è gente diversa di tutti i tipi e non è pericoloso) e un bello spazio. La struttura dello spazio può essere migliorata. Credo che abbiano bisogno di più gente. Negar sembra che stia facendo molto. La Towhouse mostra artisti giovani, installazioni, video, new media.

Altre gallerie

Mashrabiya e Karim Francis rappresentano un gruppo di persone diverso, sono più commerciali. Mostrano più pittura e il livello varia enormemente.

Artisti

Oltre agli artisti che ha esposto, le piace molto e trovo molto originale e diverso il lavoro di Iman Issa. Le piacciono artisti come Wael Shawky, Amina Mansour, Hala, Maha. Mi piacciono le opere che stimolano delle domane. Gli artisti lavorano e producono poco. Devono esplorare di più servono altri canali. Non basta la Townhouse Galley.