Moataz Nasr, Il Cairo 2003

Inserito da iopensa il Mer, 2003-12-10 03:00

Intervista all’artista Moataz Nasr sull’incontro organizzato da alcuni artisti egiziani per discutere le condizioni e il futuro della Biennale del Cairo. Il Cairo, 09/12/2003.

L’incontro sulla Biennale è un incontro di due serate (18 e 19 dicembre presso il Centro Culturale Al Sawi) per far discutere gli artisti egiziani sulla Biennale del Cairo. Il dibattito sarà in arabo.

Partecipanti

Sono stati invitati gli artisti egiziani a partecipare al dibattito e sono stati invitati anche sette artisti che parleranno su alcuni temi particolari: Siwi (sul tema “Regole e restrizioni del sistema artistico egiziano”), El Mistikauli (“Movimento egiziano tra possibile e realizzabile), Shady El Noshokaty (“Prodotto artistico come è diretto dal governo”), Mohammed Abla (“Presentazione egiziana all’estero e i valori”), Naga (“La Biennale del Cairo e la sviluppo nelle varie edizioni”), Aida Khalil (“Visione critica sulla selezione della Biennale”) ed io stesso (“La Biennale del Cairo e le altre Biennali”).
Sono stati invitati anche i responsabili della Biennale: Ahmed Nawar (sul tema “Strategia dell’istituzione”) e Selim (sul tema “Personalità della Biennale e obiettivi”.

Obiettivi dell’incontro

Una Biennale deve servire per mostrare cosa succede nel mondo nel campo del contemporaneo e mostrarlo in Egitto. Qui invece non succede così: la Biennale non è promossa, è un segreto e non ci sono dibattiti.
Una Biennale deve anche servire a sostenere un movimento locale, promovendo diverse generazioni di artisti. Qui mostri gli artisti del governo, non quelli non governativi. Per essere artista del governo devi saper baciare mani e culi.

Quello che vorremmo ottenere è un dibattito su come dirigere la biennale, come trasformarla in un festival per il paese e su come usarla nel modo giusto o non usarla. Forse non serve un’altra biennale, c’è già quella dei paesi del Mediterraneo di Alessandria d’Egitto. La Biennale del Cairo è un segreto. Non è conosciuta e se non la mostri non esiste.

La Biennale del Cairo

Gli artisti tanto lavorano già individualmente: avere il governo, una galleria o qualcuno che ci presenta è un di più. Quelli del governo stanno sprecando i soldi. E’ un “one man show”, diretto da Selim. Ecco come funziona in Egitto. Ti dicono che la Biennale inizia il 12 e poi si accorgono che è un venerdì e non possono iniziare la Biennale di venerdì. Ma non hanno guardato un calendario?

Quelle che mandano da altri paesi è in armonia con quello che mostri tu. Di solito mostrano merda. Non parlo solo degli egiziani, ma degli arabi. Le prime edizioni della Biennale del Cairo erano infatti solo arabe.

Ci sono stati anche artisti e curatori importanti?

Sì, hanno partecipato, ma chiedigli se lo rifarebbero? Non lo rifarebbero più perché è uno schifo. La Biennale è corrotta e non funziona. Magari hanno partecipato perché erano affascinati inizialmente.

>h3>Ma la Biennale del Cairo è peggiorata? O sono gli artisti che ora la vedono diversamente?

E’ vero, ora ci siamo accorti che la Biennale del Cairo fa schifo perché fai dei confronti e ti rendi conto che quella del Cairo è la peggiore.

Dicono che è la seconda Biennale dopo Venezia, ma è una menzogna. A Dakar è diverso. Al Cairo viviamo in una grande menzogna. Gli organizzatori dicono che siamo i migliori, i meglio organizzati: hanno gli strumenti per avere l’unica voce.

La Townhouse Gallery

La sede del dibattito è il Centro Culturale Al Sawi. Usiamo un nuovo spazio perché la Townhouse Gallery di William Wells è già molto criticata e in conflitto con il governo. Il Centro Culturale al Sawi invece ha una posizione neutrale. Comunque William Wells è invitato a partecipare al dibattito.

All’inizio l’arte era controllata dal governo. Ora è William Wells che la controlla. Serve rinforzare il ruolo del governo, ma un ruolo sano, che cambia. Per cambiare il sistema vanno cambiate le persone che governano il sistema.

Al Nitaq

Al Nitaq [il festival delle gallerie private e degli spazi indipendenti organizzato per la sua seconda edizione in contemporanea con la biennale del Cairo] è stata un’alternativa. Non ha funzionato – credo – per problemi di soldi. Non capisco, perché nel primo Nitaq io come artista ho finanziato tutto del mio lavoro. Comunque quello che dicono è che hanno problemi di soldi.

La scelta di un incontro

Questa è la prima volta che si fa un dibattito del genere. Non si fanno di solito Panel di discussione in Egitto. La prima volta è stata dopo la Biennale di Dakar. Oggi 58 egiziani si sono candidati per Dak’Art. Poi è stata fatta una discussione anche dopo la Biennale di Venezia.
Simon Njami ha partecipato alla discussione sugli artisti egiziani. Njami ha portato a Bamako un padiglione egiziano non governativo.

Lavorare con gli altri paesi dell’Africa è una priorità?

Penso che sia la cosa migliore da fare adesso per l’Egitto. Oggi il mondo sta guardando all’Africa e l’Egitto è un paese leader in Africa. Un Museo in Giappone presenterà 100 artisti dall’Africa di cui il 10% sono egiziani. L’arte è sempre una moda. Sono onde che portano su e giù. Bisogna sapere come sfruttare la moda e poi restare in alto.

Cosa di otterrà con questo incontro?

La discussione lancerà un sasso, un grosso sasso. E’ un grande muro che abbiamo di fronte, ma speriamo almeno di fare un po’ di rumore. Bisogna provarci.