Michelle Ngangue, Douala 2003

Inserito da iopensa il Ven, 2003-11-28 00:00

Intervista all’architetto Michelle Douala, 27/11/2003.

Si presenta il giorno sbagliato, con 40 minuti di ritardo ed un sorriso così allegro e dirompente. “Ho preso un taxi” – mi dice – “così andiamo in giro”. Saliamo sul suo taxi. “Posso fumare?” – domanda al guidatore che annuisce con il capo. “Ma posso fumare veramente o mi dice così solo perché sono una cliente e lei vuole essere gentile?” – scoppia in una risata schietta e generosa, e rimette via la sigaretta.

Opere

Solitamente l’architetto sceglie l’impresa edile, ma in Camerun la gente non va dall’architetto. Per questo motivo io mi sono associata all’impresa edile. Mi occupo sia della concezione che della realizzazione.

La mia azienda lavora soprattutto a Douala ma anche fuori. Soprattutto lavoriamo con le aziende. Facciamo circa 40 progetti all’anno.

Facciamo degli stand per saloni internazionali, tipo il PROMOTE che è il salone delle aziende biennale a Yaoundé.
Ora ci stiamo occupando della ristrutturazione del mercato dei fiori che oggi è diventato il mercato artigianale. I fioristi si sono dunque trasferiti di fronte e noi stiamo preparando i progetti per i loro banchi. Il luogo è della Comunità Urbana, ma è in gestione per 5 anni al nostro cliente che poi subaffitta le diverse zone ai venditori.
Gli uffici della TRADEX con la caffetteria, l’ingresso. Linee curve, molto lineare.
IBM.

Manca la domanda per nuovi edifici. Di solito si fa ristrutturazione o riabilitazione di edifici già esistenti: si sistemano soprattutto gli interni, dalla distribuzione degli spazi al mobilio. La mia ditta si occupa di tutti gli ambiti, dalla costruzione all’arredo.

Mi occupo anche del design dei mobili. I materiali sono tutti prodotti locali; abbiamo degli artigiani che se ne occupano. Credo che i mobili e l’architettura debbano essere concepiti insieme. E’ la caratteristica dell’architettura moderna.

Funzionalità edifici

Mi piace adattare gli edifici alla vita di qui. Di solito in Camerun si fanno solo copie. Non c’è una scuola di architettura in Camerun, quindi gli architetti si formano in occidente e poi tornano qui dove i ritmi sono diversi, come i materiali, la vita, il clima.

Per esempio: la cucina. Gli architetti costruiscono delle cucine che non vanno bene; la gente infatti di solito ha una cucina moderna e occidentale e poi fuori dalla porta della cucina allestisce una cucina tradizionale, magari con una tettoia e delle pareti di tolla. La nostra vita è diversa da quella occidentale, facciamo le cose in modo diverso. La cucina è diversa, le porte sono diverse, l’acqua, il modo di dormire, il modo di ricevere gli ospiti. Per esempio le casseruole sono più grandi di quelle occidentali: in una cucina occidentale non si possono riporre nei mobiletti e non si riescono ad usare sui fornelli normali. Per certe ricette ci serve una pietra per schiacciare: e dove la si mette in una cucina occidentale?

Regolamentazione, ambiente e materiali

Per molti sistemare un edificio vuol dire “importare”, sia i materiali che gli architetti.
In Camerun c’è un ordine degli architetti, ma nemmeno lo Stato ha fatto costruire gli edifici pubblici da architetti camerunesi. Certo che ci sono regole urbanistiche, ma non sono molto rispettate, perché si puniscono poco le persone che non le rispettano. Non è necessario che un progetto sia firmato da un architetto, anche se il 6% della città è in zone paludose e ci sono grossissimi problemi di stabilità e di conservazione degli edifici [passiamo davanti all’edificio della stazione centrale che stanno smantellando perché non era stabile, stava sprofondando]. Vanno fatti molti studi: deve essere studiato il terreno, i materiali, le necessità per poter avere edifici funzionali ed una buona integrazione urbana. Il clima di Douala rende molto difficile la realizzazione di edifici che siano perenni: ci sono le termiti, l’aria è umidissima, tutto marcisce e bisogna fare molta attenzione con la qualità dei materiali. Il problema è che si conoscono poco i materiali locali. Il legno è il più facile, i mattoni di terra invece sono difficile da usare in modo tale che l’edificio duri. Si usano i materiali locali solo a livello artigianale.

I materiali artigianali non sono facili da usare anche perché non rispettano certamente degli standard internazionali. Nel senso che all’università ti insegnano che un muro va fatto con un mattone numero X di una certa misura: così sai che se usi quel mattone la casa sta su; la situazione è ben diversa quando devi usare i materiali locali. Non parlo solo degli artigiani o delle tecniche tradizionali, anche quando si tratta di società che producono mattoni, raramente gli standard e i parametri vengono rispettati, e la qualità dei materiali non è alta: in pratica è difficilissimo lavorare con del materiale a norma. Quindi è difficilissimo fare i calcoli. Le società non danno garanzia per i materiali, e come si fa a verificare? l’architetto è responsabile per 10 anni per la costruzione che ha realizzato. Ma come si fa con materiali così e con un clima così? E’ molto più facile fare un container e importare tutto dall’occidente.