Il mio capitale futuro

Inserito da iopensa il Sab, 2001-12-01 12:00

Testo pubblicato su “AfsaInfo”, anno III, n. 1, gennaio-febbraio 2000.

Certo che il nome evoca grandi progetti, sogni nel cassetto, realizzazioni incombenti. Uno si immagina quei due o tre miliardi che lo sistemeranno per tutta la vita e invece eccoci qui, a riempire ancora una volta moduli infiniti che rimandano ad altri moduli per un aiutino. Ma anche imparare a compilare un modulo nel modo appropriato può essere una spinta verso il futuro e sarebbe stupido rinunciare ad un aiutino. Io amo l’arte, e amo viaggiare. Il problema come sempre è infilare i propri amori in un modulo.Il modulo per il capitale futuro si scarica da Internet e ha degli spazi predefiniti. Ti chiedono dati anagrafici, obiettivi del progetto, le attività principali che si intendono svolgere, il collegamento che esiste tra il tuo progetto e la tua esperienza di volontariato e infine una previsione del bilancio.

Io ho compilato le parti facendo molta attenzione alle note del modulo e alla lettera di accompagnamento (riutilizzando le loro parole e i loro concetti): in effetti se ti dicono che faranno attenzione a non finanziare progetti che possono essere finanziati in altri modi, vale la pena sottolineare nel modulo che il future capital è l’unica risorsa che si ha per finanziare una certa attività, perché tizio non dà una lira e caio ne dà troppo poche, oppure, se ti dicono che daranno più soldi (ovvero il massimo) ai progetti che producono benefici per altri giovani o per una comunità locale, cercate di dimostrare che il vostro progetto è utilissimo a tutto il mondo. Inoltre, siccome mi sembrava un po’ misero lo spazio del modulo e mi sembrava che il mio progetto fosse quanto meno sconcertante, mi sono permessa di allegare un foglio aggiuntivo (solo una facciata) con delle precisazioni intitolate Le mie attività di volontariato nell’ambito SVE, Il progetto che intendo svolgere con il contributo richiesto e Spese ed entrate. In fondo a tutto questo ho messo un curriculum vitae, tanto per dire perché dal punto di vista scolastico avevo le capacità per realizzare il progetto. La forma ha la sua importanza, per cui non è una perdita di tempo curare l’aspetto. Che il mio sforzo fosse necessario o meno è un altro discorso, perché quello che conta è che i miei soldi li ho portati a casa, anche se non proprio tutti (ovvero EURO 3.750,00 pari al 75%: ne deduco che hanno intuito che il mio progetto non era utile al mondo intero!).

In pratica ho ottenuto un contributo per fare delle ricerche sull’arte contemporanea africana in Senegal, Egitto, Parigi e Londra. Raccolto il materiale creerò un sito in inglese con le informazioni collezionate e un sito in italiano con dei links sempre per accedere a siti di arte contemporanea africana. Concluso il tutto avvierò un’associazione per promuovere l’arte dei paesi emergenti.

Facendo un passo indietro si capisce da cosa è nato questo progetto. In realtà io volevo avere un po’ di soldi per le ricerche della mia tesi (sulla biennale d’arte internazionale di Dakar e del Cairo) e stavo pensando a quello che potevo fare da grande, visto che mi piace organizzare cose ma nell’arte le stanno già tutte organizzando altri (e si finisce a fare il caffè a chi fa il lavoro che volevi tu). Partendo da queste premesse ho dovuto adattare la mia idea alle idee di chi mi offriva dei soldi. Volevano un legame con la mia esperienza di volontariato? Io ho lavorato nel sociale con persone di tutte le culture e di tutti gli strati sociali… C’è di mezzo l’Europa? Il mio progetto ha sede a Milano e poi le persone di origine africana fanno parte del “tessuto umano europeo” (vado molto fiera di questa creazione!)… Non vogliono una vacanza? E allora ecco un sito internet, un’associazione e una preparazione specialistica… e intanto io faccio le mie ricerche, me ne vado in giro per il mondo, lavoro per l’arte e magari pianifico anche un po’ quello che verrà dopo con l’associazione AutoriVari.

Il mio consiglio è di continuare a leggere le indicazioni che vi hanno dato, trasformatele in domande e vedete se il vostro progetto risponde alle richieste. E poi dopo aver compilato il modulo fatelo leggere a qualcuno che non sa niente del vostro progetto (pare che una zia possa ricoprire molto bene l’incarico) e chiedete cosa ha capito. Se la sua spiegazione non corrisponde a quello che volevate dire non fissatevi a discutere, riscrivete ancora il modulo finché non è chiaro immediatamente.

Forse non è il futuro, ma almeno è un capitale.