Samara

Inserito da iopensa il Mer, 1999-12-01 12:00

Il buio e gli alberi. Le valige ad arare la terra bianca di neve, cadeva. Forse stando in silenzio avremmo sentito il canto triste, la ragazza data in sposa. Solo una favola raccontata nel nostro stupore da Tata, Olga, Kat e Olga coi capelli lunghi. La bellezza faceva applaudire, increduli, e ora lontani a ricordare.
Mi sono sentita rinchiusa nel nostro Sanatorium, Club Mediterranee del Volga. Visite guidate a posti selezionati ripiombando nella paura del regime che mostra quello che va bene al regime. Ma quale regime? Solo la mia ignoranza a rinchiudermi tra mura, tra chi poteva capirmi, incapace di districarmi nella settimana enigmistica cirillica. E poi lentamente, per favore, grazie, si sorride sempre, si indicano i bisogni con il dito, Vodka, acqua e qualche matrioska. Conquistata libertà e aumenta lo spazio da scoprire.
La storia sterile e accademica si mescola alle storie. Cercavo le code per il pane di nascosto, cercavo la Russia degli Zar, il sogno comunista, la povertà. La Russia si mostra, si sveste, si vende. Oppure ero io convinta che avrei trovato un ritratto di mondo lontano, fermo. Solo i numeri sono rimasti uguali, Ginnasi 11 figli del nuovo capitalismo, 120 più simpatici. Parlano inglese come alla corte di Elisabetta II con qualche animale strano che gioca a fare John Wayne. Gleb, Anton, Lena, Olga, Julia, Dima, Max, Svetlana rincorrono la contemporaneità e io critica a cercare il passato.
La parola comunismo sembra un colpo di tosse nella Samara aperta dal 1993. Un passato troppo vicino, scacciato come passato, ostacolo, e ancora paura? Eppure il Bunker di Stalin è pulito, ordinato, un tavolo accogliente per le foto di gruppo. Le case di legno mostrate con orgoglio, bellezza elegante e raffinata, con cesso in giardino. Il nuovo e il vecchio si mescolano, o forse si sovrappongono, mancando i soldi per il restauro. E poi una moschea.
Scopro una briciola di Russia e imparo a vivere nelle piccole abitudini, pranzo, cena, sigarette. Ci somigliamo tanto, spagnoli, russi, bielorussi, italiani. Abbiamo voglia di cantare, chiacchierare, scoprire, discutere, ridere, ballare, giocare. Si dice che è l’età, ma io non ne sono sicura. Non ci siamo trovati a Samara per caso.

Testo pubblicato su “AfsaInfo”, anno III, n. 2, marzo 2000.