Iraj Eskandari, Teheran 2000

Inserito da iopensa il Mer, 2000-11-15 22:56

Intervista a Iraj Eskandari. Direttore della Biennale Internazionale di Pittura del Mondo Islamico. Teheran, 15 novembre 2000.

Come è organizzata la Biennale Internazionale di Pittura del Mondo Islamico?

Il Presidente del nostro paese, Ratami, stava finendo quest’anno il suo mandato come capo della Conferenza Islamica. Si è così deciso di terminare il mandato organizzando un’esposizione d’arte internazionale. Avevamo poco tempo, soltanto cinque mesi. Per prima cosa abbiamo contattato i vari paesi inviando lettere e e-mail ai Centri Culturali, alle università, ai professori e alle ambasciate. Abbiamo anche cercato artisti via Internet. Abbiamo inviato circa 1000 e-mail di invito. Hanno risposto 500 artisti. Sulla base delle diapositive delle loro opere o di immagini inviate via Internet il Comitato di Selezione (costituito da Iraniani) ha scelto le opere da esporre. Quando le opere sono arrivate, la Giuria (costituita da tre Iraniani, da un esperto del Bangladesh e uno dal Bahrein) ha assegnato i premi. Il presidente dalla Biennale ha soltanto un ruolo di rappresentanza: il Prof. Java Dhamidi è infatti il più vecchio pittore della città.

Come sono stati creati il Comitato di Selezioni e la Giuria?

L’Accademia d’Arte e il Museo d’Arte Contemporanea hanno scelto un Consiglio di 15 personaggi culturali iraniani. Sono stati loro a scegliere i membri del Comitato di Selezione e della Giuria. I membri del Consiglio potevano a loro volta fare parte del Comitato di Selezione e della Giuria: tutti i membri sono dei pittori. In Iran non ci sono scuole per critici d’arte, ma ci sono critici che hanno studiato all’estero.

Come avete scelto i Paesi del Mondo Islamico e gli artisti a cui inviare l’invito per l’esposizione?

I paesi selezionati sono 54 ed abbiamo scelto paesi con una società – in un limite accettabile – islamica. Per esempio, il Senegal è stato incluso perché ha una popolazione per il 90% musulmana, anche se il paese è fortemente influenzato dalla cultura francese. Hanno partecipato alla Biennale 24 paesi. La Biennale non poteva essere mondiale e così abbiamo scelto come criterio i paesi islamici, per avere una rappresentazione della situazione dell’arte nei vari paesi. Ma i pittori che vivono all’estero avevano il diritto di partecipare alla Biennale. E abbiamo anche accettato artisti musulmani di paesi non musulmani e artisti non musulmani di paesi musulmani.

Quali paesi dell’Africa sono stati invitati?

Egitto, Senegal, Tunisia, Nigeria, Sudafrica e Marocco. Non avevamo contatti in Algeria e Libia.

Avete cercato di imitare l’esempio di qualche altra Biennale già esistente?

La Biennale del Bangladesh è stata un modello, come pure quella di Venezia: certo c’è ancora una grande distanza che ci separa dalla Biennale di Venezia! Questa Biennale è ovviamente diversa dalle altre. Ogni paese ha il suo colore e le esposizioni sono influenzate della cultura del paese dove si trovano. Volevamo che la nostra Biennale fosse iraniana e per questo doveva comunque dipendere dalle regole iraniane.

Qual è il colore iraniano?

Le opere esposte alla Biennale dovevano rispettare i criteri di decenza, il principio di castità espresso dal nostro Presidente Ratami. Ma la cosa più importante nell’opera d’arte è il pensiero e deve essere un pensiero d’avanguardia. L’arte Islamica ha ispirato grandi artisti come Matisse e Gauguin.

Con quali criteri avete selezionato le opere?

Il Comitato di Selezione ha scelto opere recenti. Volevamo delle opere moderne e contemporanee. Non c’erano limiti di età per gli artisti e le opere potevano essere realizzate con ogni tecnica. Alla Biennale c’è per esempio un’opera di Land Art ma nessun artista ha inviato delle fotografie.

Avete usato gli stessi criteri anche per selezionare le opere degli artisti iraniani?

Sì, tutti gli artisti iraniani potevano partecipare inviando le diapositive delle loro opere, Abbiamo ricevuto 2000 diapositive tra le quali abbiamo selezionato 19 opere. In più a queste 19 abbiamo esposto anche 30 opere di artisti iraniani affermati fuori concorso.

Quanto è costata la Biennale?

Il budget era di 150.000.000 di toman (circa 400 milioni di lire italiane), finanziato interamente dall’Accademia d’Arte. Gli artisti non hanno pagato il trasporto delle opere.

In che modo è stata pubblicizzata la Biennale?

Abbiamo mandato una rassegna stampa ai giornali dei Paesi Islamici. La descrizione della Biennale è poi su Internet e la si può trovare attraverso i più importanti motori di ricerca. Sono apparsi diversi articoli nella stampa locale, quando il nostro Presidente Ratami ha inaugurato la Biennale, ma non c’è nessuno all’interno dell’organizzazione della Biennale che controlli la stampa internazionale. Sicuramente comunque la partecipazione degli artisti stranieri, che hanno potuto parlare con il nostro Presidente Ratami, ha permesso una pubblicità indiretta all’esposizione. Gli artisti erano molto contendi della Biennale e dell’organizzazione.

A cosa è servita questa Biennale?

La Biennale doveva permetterci di conoscere e valutare la situazione dell’arte nel Mondo Islamico. Alla fine della Biennale uscirà anche il catalogo dell’esposizione che purtroppo non abbiamo avuto il tempo di finire prima dell’inizio della Biennale. Ora vogliamo aumentare la visibilità degli artisti e permettere loro di fortificarsi per essere competitivi nel mondo dell’arte contemporanea. La stessa Biennale è già stata un modo per permettere agli Iraniani di incontrare altri artisti e in questo senso bene si inserisce nel programma del nostro Presidente Ratami di Dialogo delle Civilizzazioni. Per ora non so in che altri modi possiamo promuovere questi artisti. Vogliamo comunque inviare dei gruppi per presentare la Biennale nel mondo e per conoscere i centri d’arte e gli artisti del posto.

Come vorreste che fosse la prossima Biennale?

Vorremmo avere un palazzo espressamente per la Biennale. Per ora infatti non c’è un ufficio permanente e anche gli organizzatori non sono stati scelti per la prossima edizione. Sicuramente però per la prossima edizione avremo più tempo e avremo quindi anche più possibilità per conoscere bravi artisti. Vorremmo infatti più artisti alla prossima Biennale, più opere, più paesi e più spazio. La parola “pittura” ha creato delle incomprensioni: gli artisti non hanno forse letto che potevano inviare qualsiasi tipo di opera, forse cambieremo nome…