Velletri: incontro partecipanti SVE

Inserito da iopensa il Mer, 2000-03-01 12:00

Da piccoli si sogna di fare il calciatore, la ballerina. C’è gente che vuole fare la maestra e in Inghilterra ho conosciuto un bambino che voleva guidare i treni. Io da piccola volevo fare l’acrobata. Per eseguire una regolare esercitazione di salto mortale mi sono spaccata la testa lanciandomi dalla spalliera del letto, ma non ho rinunciato. Ancora oggi, ogni volta che parto, ogni volta che incontro nuove persone, che sogno di cambiare il mondo, ho la sensazione che in fondo faccio l’acrobata, continuando a spaccarmi la testa.
A Velletri ho riabbracciato persone viste tempo fa, conosciute nel Regno Unito, incrociate per posta. “E Mitch che cosa fa? e quello che voleva andare in Islanda? Francesca è in Italia? Mara non è riuscita a venire…” Come dei pensionati al circolo di bocce ci si informa sui ricordi, si pensa ai progetti, si rivive l’entusiasmo, la paura e ora il ritorno. Per tre giorni ci si immerge in quello che sottovoce sappiamo essere finito e intensamente si brinda a nuovi incontri che allungheranno la lista delle nostre future domande. “Claudia è partita per l’America? Laura si è sposata? Michela studia giurisprudenza? Stefania è partita? E il napoletano, è tornato in Germania?”.

Abbiamo guardato i nostri grafici precipitare nello scombussolamento del ritorno. Abbiamo riso di tragedie domestiche, condiviso preoccupazioni, creduto, ognuno di noi, che la nostra avventura fosse stata senza dubbio la più avventurosa. E sicuramente lo è stata. Ognuno di noi ha dovuto risolvere difficoltà e anche le più piccole, le più normali, sono state faticose da vivere, perché soli, perché lontani e perché non l’avevamo mai fatto. E’ stato un periodo intenso, e ora c’è chi è tornato all’università sudando un po’ per il cambio di fuso orario, chi si dedica ad una siesta di corsi per vivacizzare l’esistenza, chi lavora nel sociale e tutti, tutti, ricordiamo con affetto chi un sessantenne, chi un ragazzo sulla sedia a rotelle, chi un buon amico, chi un collega che l’ha sostenuto. Collezionare ricordi è a volte doloroso, quando entrano nell’album si perdono per sempre, certo si ricordano, magari li si rincontra, ma non riavremo mai quel momento che proprio non riusciamo a raccontare. Come è andata in Inghilterra?” – “Bene”.

Per tre giorni abbiamo ascoltato e abbiamo raccontato, rivivendo emozioni e sognando quello che faremo da grandi. Vorremmo ci fosse più informazione per permettere a tanti di vivere quello che a noi è sembrato prezioso e vorremmo fosse più facile per chi partirà, magari con regole più chiare, più progetti tra cui scegliere, più preparazione. Ma in fondo lo sappiamo, se non fosse almeno un po’ difficile, a cosa servirebbe partire?
Per merito di sei mesi in qualche posto dell’Unione Europea ci siamo presi una bella botta in testa, anche se volevamo fare il calciatore o la ballerina. E ora bisogna continuare a decidere cosa vogliamo fare da grandi.

Testo pubblicato su “AfsaInfo”, anno IV, n. 2, marzo 2000.