Doual'Art, Douala 2003

Inserito da iopensa il Mar, 2003-11-25 01:10

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Intervista a Marilyn Douala Bell e Didier Pierre Schaub, responsabili della galleria privata e centro culturale Doual’Art di Douala, Camerun. Un’intervista sul rapporto tra il centro d’arte Doual’Art e la città di Douala. Douala, 24 novembre 2003.


Doual’Art

La missione di Doual’Art è di sviluppo attraverso l’arte e la cultura. Siamo un’organizzazione indipendente. Non siamo legati né alla cooperazione francese, né all’amministrazione.

La storia di Doual’Art e del suo rapporto in particolare con la città e gli interventi urbani

Dal 1992 al 1995 non avevamo una sede. Poi abbiamo sentito il bisogno di avere uno spazio. Dal 1994 avevamo più artisti e serviva uno spazio di diffusione, uno spazio professionale, un luogo di incontri e di documentazione.

Nel 1992 Artventure. Quattro trittici in plexiglas
Nel 1996 è stata costruita la Statua della libertà

Tra il 1992 e il 1996 abbiamo realizzato altri interventi, ma più effimeri.
1993 Concerto sul fiume
1993 Affresco sulla palizzata

Nel 1995 è stata aperta la galleria di Doual’Art con un’esposizione, prima che i lavori fossero stati conclusi.
Tra il 1995 e il 2001 abbiamo fatto circa 16-17 mostre all’anno. A volte non eravamo molto esigenti.
Dal 2002 facciamo 13-14 esposizioni all’anno e cerchiamo di essere più esigenti. Facciamo molte personali.

Tra il 1995 e il 1998 abbiamo cominciato ad inserirci nei quartieri con azioni socio-culturali. Gli artisti incontravano i giovani dei quartieri e davano loro la parola: incoraggiavamo a fare teatro, fotografia…
Abbiamo fatto l’Atelier di fotografia e l’atelier di teatro.

Poi abbiamo smesso perché non è artistico. Non è abbastanza poetico. Abbiamo tolto la dimensione pedagogica dalle nostra attività.

Nel 1998 è finito il restauro della sede di Doual’Art.
Dal 1998 abbiamo cominciato a chiedere agli artisti di fare dei progetti artistici da realizzare nel quartiere di Makebe e di invitare dei giovani a valutare e discutere il loro lavoro.

Gli artisti coinvolti in questo progetto hanno continuato a lavorare all’interno della città. E’ una situazione particolare di Douala. Gli artisti vogliono e fanno interventi urbani.

1999-2000 Eyala Peña progetto di teatro al quale hanno collaborato.

Dal 2000 facciamo incontri tra arte e spazio sociale e comune. Come per il progetto di atelier a Bessengué.

Vogliamo essere esigenti. Incoraggiare verso progetti di ricerca personale.
Cerchiamo di offrire un sostegno di logistica, preparare i dossier per Dak’Art ad esempio, diffondere le informazioni.

Abbiamo ora cominciato a fare dei caffè filosofici per offrire agli artisti l’occasione per discutere e per suscitare un dibattito intellettuale artistico.
Il giovedì presentiamo dei video d’arte o dei film sull’arte.
Stiamo ora occupandoci anche dell’organizzazione di un corso per giornalisti culturali.

2004 Symposium arte e città.

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Obiettivi degli interventi urbani

L’obiettivo è quello di cambiare la mentalità. Gli artisti partecipano a far rivelare i valori contemporanei della città Douala è una città villaggio. La gente non si sente cittadina, ma trasformano le cose che hanno vissuto nel villaggio nella realtà della città e del quartiere. Gli incontri sono familiari, non urbani. La creazione contemporanea è trasversale e eclettica: può essere un tratto di unione tra la gente, non è tribale e permettere che si superino i tribalismi. Può creare dei legami sociali.

La gente si sente perduta in città. Si sentono in un villaggio. L’adulto non permette che i giovani si esprimano in pubblico, così come le donne. In una città è una situazione assurda. L’arte contemporanea dà la parola agli altri, a quelli che non hanno normalmente il diritto di parlare. Possono discutere e analizzare la tradizione.

Non credo che la gente non si senta legata a Douala, ma credo che ci sia una forte cultura dello Stato: la gente aspetta che lo Stato faccia tutto, invece di fare qualcosa. C’è una cultura della sottomissione. Se non si è obbligati non si fa niente. In un villaggio funziona forse meglio.

Esistono molti problemi di comunicazione. C’è sempre l’opposizione e i problemi derivati della politica, della religione, della lingua, delle tribù, dal ruolo della donna.


Artventure. Quattro trittici in plexiglas

L’opera è stata realizzata nel 1992. Erano Quattro trittici ma oggi ne restano solo due.
Si intitolava Artventure ed era sottotitolato “l’arte e l’informatica si attaccano in città”. Era un progetto sui computer. Due degli artisti erano di Douala, gli altri francesi. Era stato finanziato dalla cooperazione francese e da privati.

In pratica erano stati organizzati degli atelier di arte sul computer e alcune opere realizzate durante gli atelier erano state selezionate per essere riprodotte sui muri della città.

Nel 1992 c’erano le marce ma le opere non sono state saccheggiate. E’ successo dopo.

La Nouvelle Liberté

Scultura di 12 metri di altezza ideata dall’artista camerunese Joseph Sumegné.

L’opera è stata realizzata a fine luglio del 1996, mentre la progettazione era cominciata nel 1993. L’obiettivo era creare qualcosa di forte, una creazione monumentale. Abbiamo selezionato l’artista in base alle capacità: ci ha proposto un progetto e poi abbiamo discusso sulla collocazione e sull’opera.

L’opera è stata realizzata con l’appoggio di 40 partner ed è stata finanziata essenzialmente dalla cooperazione francese e dai responsabili di Doual’Art.

L’opera ha implicato un lunghissimo lavoro preparatorio. Inizialmente era stata creata una miniatura, un modello per facilitarne la realizzazione. Ci sono state molte difficoltà, anche per presentare il progetto all’ingegnere.

Lavorare a questa scala era stato molto difficile. Ci furono molti problemi tecnici, per il peso dell’opera, per la sua dimensione. C’erano problemi per i movimenti sismici e per l’altissima umidità della città: bisognava garantire la stabilità, la durata e la sicurezza dell’opera. Il cantiere navale aveva dato un hangar vicino al porto per l’assemblaggio delle diverse parti dello scheletro, il resto era poi stato montato solo il giorno dell’inaugurazione. Abbiamo usato un rimorchio per trasportare l’opera. Prima dell’installazione erano già stati fatti i lavori per preparare la rotonda, togliendo i resti rotti della vecchia fontana che era lì prima. La burocrazia era stata infernale. Abbiamo dovuto contattare e chiedere autorizzazione a tutte le società del suolo (acqua, elettricità…) e poi far fare uno studio di fattibilità da un architetto. Sono serviti circa 2 anni di lavoro.

Per permettere la realizzazione sono stati organizzati degli incontri con il capo villaggio e con gli opinionisti. Il progetto aveva suscitato delle reazioni positive. Anche la popolazione era molto contenta. Qualche borghese non era soddisfatto, mentre la stampa – anche quella che magari non apprezzava l’opera in sé – ha usato l’occasione per criticare duramente il governo e il suo assenteismo.

C’erano stati diversi dubbi sulla pavimentazione. La zona aveva una pavimentazione disconnessa. Allora alcuni dicevano “non è meglio sistemare prima la pavimentazione?”. Ma noi pensavamo che se avessimo fatto la statua il comune si sarebbe poi sentito in obbligo di rifare la pavimentazione. E così è stato, grazie alle critiche della stampa. La stampa aveva intitolato “l’arte al servizio dello sviluppo”- Anche la radio ha coperto l’evento e il tutto ha suscitato un impatto molto positivo.

L’artista che ha realizzato l’opera era un Bamileké di Yaoundé. A Douala il tribalismo è molto forte e l’opera aveva suscitato delle reazioni dalle diverse tribù.

Affresco sulla palizzata

1993 Nel Quartiere Madagascar cinque artisti insieme a dei giovani hanno realizzato un affresco sulla palizzata di un cantiere. Era un affresco di circa 151 metri di lunghezza e 2,20 metri di altezza. Ogni artista aveva più o meno 30 metri. L’attività era durata una settimana, circa 5 pomeriggi.

Concerto sul fiume

Sempre nel 1993 abbiamo realizzato un concerto sul fiume. Il concerto è iniziato alle 18:30 ed è stata una bellissima serata. Ci sono stati circa 5000 spettatori che erano seduti sulla riva. Il concerto era gratuito e soprattutto non ci sono stati incidenti. La riva è stata usata anche dopo il concerto. E’ stato strano perché il fiume non era frequentato.

La musica era stata prodotta per l’occasione. Avevamo un bassista e dei percussionisti. Il batterista camerunese era stato sostituito da dei percussionisti tradizionali. Si trattava di musica di fusione: delle convergenze ritmiche tra jazz e percussioni. Il CCF è stato nostro partner perché ha offerto il materiale.

Volevamo fare qualcosa per strada. Volevamo coinvolgere la gente. Serviva uno spazio diverso rispetto ad una manifestazione. Nel 1992 c’era le marce.

Anche qui ci sono stati problemi enormi per ottenere le autorizzazioni: abbiamo avuto grandi difficoltà burocratiche.
Abbiamo utilizzato due barge, delle imbarcazioni senza motore.

E’ stato divertente, alla fine io ero ammiraglio di due imbarcazioni – racconta Didier ridendo.

Prima esposizione di Doual’Art

La prima esposizione del 1995 è stata uno shock per gli artisti. L’abbiamo organizzata in collaborazione con due gallerie tedesche. Una di Stuttgart e l’altra di Berlino-New York. Abbiamo presentato 30 artisti: metà occidentali e metà africani. Artisti di alto livello, esponenti della scuola concettuale…

Gli artisti e i visitatori erano scioccati. E’ stata un’esperienza importante per permettere di guardarsi, di collocarsi.

Atelier di fotografia

L’obiettivo era quello di uscire dal quartiere e di guardare se stessi e la città. Per alcuni era la prima uscita dal quartiere.
Ha incoraggiato la sistemazione del quartiere. Gli abitanti hanno guardato i problemi e hanno posto delle priorità alla risistemazione del quartiere.
Ha anche permesso di migliorare le vie di comunicazione.

Un fotografo svizzero Beate Presser (?) ha animato un atelier di fotografia. Ha portato delle fotografie del Camerun fatte all’inizio del XX secolo da dei missionari di Bale. Si vedevano le diverse zone di Douala tra il 1895 e il 1914. I partecipanti all’atelier durante il laboratorio hanno cercato quegli angoli della città e li hanno rifotografati.

Makepe Petit Paris era una mostra con delle foto del quartiere in bianco e nero ridipinte.
Douala Now è un’esposizione che ha viaggiato: Douala, Yaoundé, Basilea, Berlino, Friburgo, Monaco, Dakar e Vienna.

Atelier di teatro

I partecipanti sono stati incoraggiati a fare teatro di animazione rappresentando le loro difficoltà di comunicazione e le tensioni che vivono.

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La sede di Doual’Art

Questo luogo [indicano la galleria di Doual’Art] era abbandonato. Pioveva dentro, c’erano stati degli incendi.
Gli edifici erano di famiglia [della famiglia Douala Bell], ma in Camerun non c’è lo spirito del patrimonio. Allora ci siamo imposti alla mia famiglia e abbiamo ottenuto la sede.

L’edificio è stato ristrutturato dall’architetto designer Danielle Douwta-Kotto e una parte dell’edificio è stata affittata. Il restauro si è concluso nel 1998. Ci è costato 40.000.000 FCFA (abbiamo avuto una sovvenzione di 31.000.000 FCFA di cui 25.000.000 dalla cooperazione francese e il resto dalla Fondazione per il Progresso dell’Uomo di un industriale svizzero).


L’intervento urbano nel quartiere di Makebe

Gli artisti hanno offerto una chiave di lettura di quello che era successo nel quartiere.
Goddy Leye ne Il gioco ha realizzato un trittico di pittura.
Hervé Yamgen ha lavorato sulle facciate delle case simulando un doubleface.
Un artista francese ha realizzato dei ritratti di intimità, fotografando delle persone o degli oggetti cari a quelle persone che potevano simbolizzarle.
E’ stato realizzato un film e il suono del film è la lettura di poesie scritte dai giovani che hanno partecipato al progetto.

L’esposizione è stata fatta nel quartiere e poi a Doual’Art. I giovani hanno collaborato attraverso la discussione, il giudizio e la valutazione. In alcuni casi c’è stata una partecipazione. Rispetto alle attività socio-culturali la differenza è la mancanza di approccio pedagogico.

Eyala Peña

Eyala Peña significa la parola nuova.
Progetto di teatro e di scenografia legato al teatro di Parigi. Hanno collaborato Barbara Bulé e Gerard Philippe.

Consisteva nel raccogliere testi di paesi rappresentati durante la coppa del mondo. Ha partecipato Hervé Yamgen.

L’atelier era animato da professionisti francesi di Parigi che hanno lavorato con scenografi e scrittori sceneggiatori. In effetti a Douala c’è un grande vuoto per quanto riguarda la scenografia.
Hanno lavorato per un mese per montare uno spettacolo di teatro itinerante nella città. Il teatro era proprio un teatro smontabile, per quanto ci vogliano comunque due giorni per montarlo e smontarlo. L’atelier è servito anche per progettare la struttura del teatro effimero. Un progetto di teatro polifunzionale e polimedia.

Sono state fatte due rappresentazioni nel quartiere di Bonamussadi (dove c’era stato l’atelier) e poi di Bilongué.

Il progetto era di portare lo spettacolo itinerante nell’Africa Centrale ma era troppo complicato. Hanno invece realizzato una seconda edizione.

Doual’Art si è poi slegata dal progetto per la seconda edizione perché volevano un maggior coinvolgimento degli artisti del Camerun. Volevano che fossero loro a firmare il progetto.

Atelier Bessengué

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Il progetto Bessengue City è durato dal 2000 al 2003.
Durante l’atelier di Bessengué (ideato nelle sue prime fasi dall’artista Goddy Leye una ventina di artisti dell’Africa Centrale sono vissuti lì per tutto dicembre 2001 in collaborazione con l’accademia d’arte olandese Jan van Eyck. Tra gli artisti c’era Goddy Leye, Bili Bidjoka che ha fatto delle caselle per la posta.

All’intero di questa collaborazione con l’accademia ha anche avuto luogo il progetto Hope Box Project di Rinke del 2002. Era quel gioco Cadavre Exqui (?) per bambini in cui uno comincia a disegnare un personaggio e poi gli altri devono continuare. Alcuni dei personaggi sono stati usati per delle riproduzioni su un muro di Bessengué nel gennaio del 2003.

C’è stato un corso di iniziazione alla pittura per bambini nel 2003.


La fontana

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La fontana è stata realizzata in cooperazione con Ircode, un’organizzazione dell’Alsazia. Il progetto è dell’architetto Danielle Douwta-Kotto. Per la fontana è stata fatta un’ideagine-ricerca sui chioschi.
Si è visto che per creare veramente una vivacità sociale intorno alla fontana era necessario che ci fossero delle attività commerciali legate allo spazio. Così è stato installato uno spazio per un chiosco che venderà l’acqua e altri prodotti di prima necessità. C’è la dimensione conviviale e la funzione estetica di segnale per il quartiere.

La cosa particolarmente significativa del progetto della fontana è che il progetto è stato sviluppato attraverso il dialogo tra tutte le figure: amministrazione,. Locali, comitato di sviluppo. Abbiamo firmato una convenzione. Abbiamo imposto al comune di essere l’autorità nella realizzazione dell’opera e di essere i responsabili.

Fotografie di Sandrine Dole.


Symposium arte e città

A giugno 2004 è in programma un incontro symposium sull’arte della strada. Un incontro per valutare l’impatto dell’arte sulla città in Europa, Sudamerica e Africa. Anche Rémi Segna è invitato.
Il contesto è molto importante. Può essere un contesto politico non solo camerunese. Come il conflitto tribale che non è solo camerunese. Bisogna guardare al contesto ma allargare anche questo contesto.

Ci interessa molto l’arte relazionale. Vorremmo contribuire alla definizione delle politiche culturali municipali. Vogliamo lavorare con artisti e lo spazio sociale (effimero e permanente) e lavorare sul rapporto abitanti e amministrazione. E’ indispensabile che il programma di sviluppo sia elaborato insieme a tutti gli attori.

Promozione dell’arte dell’Africa Centrale

Doual’Art coordina il progetto “Pro Culture”. Vorremmo accogliere un salone/evento internazionale per valorizzare gli artisti dell’Africa Centrale. Ma coinvolgendo anche artisti occidentali. E fare in modo che il progetto si svolga nella zona urbana. Parlare di Africa Centrale ha senso perché è una zona con caratteristiche in comune. Soprattutto in questa regione dell’Africa c’è un grande isolamento, molte difficoltà nella circolazione (sia con linee aeree che con trasporti terrestri, sia per costi), una comunione di riti e nomi unità culturale tradizionale). All’interno della regione dell’Africa Centrale all’inizio c’erano 6 paesi. Oggi si stanno aggiungendo anche le isole, il Congo Kinshasa, il Burundi, l’Uganda.

In particolare l’Africa Centrale è male rappresentata sulla scena artistica e serve un sostegno. Doual’Art rappresenta un polo sottoregionale. Douala potrebbe diventare una capitale artistica dell’Africa Centrale.

Arte

Preferiamo la definizione di “Arte contemporanea d’Africa”, piuttosto che “africana” o “arte contemporanea” e basta.
Ad ogni modo non siamo per le chiusure ma per le aperture.

Futuro

Vorremmo fare dei grandi progetti. Stiamo lavorando a Douala – città d’arte e di storia. Un progetto per la valorizzazione e la promozione del patrimonio culturale antico e contemporaneo.

Vorremmo fare altre azioni come quella di Bessengué. Dare un sostegno per la logistica agli artisti che hanno progetti ed eventualmente cercare altri partner.