Articolo. Arte contemporanea africana ed i suoi giovani artisti

Inserito da iopensa il Lun, 2003-06-30 12:00

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Versione originale di L’Africa? Uno straordinario mosaico di artisti in “Africa”, n. 4, luglio-agosto 2003, pp. 10-13.

Gli artisti africani si esprimono con tutte le tecniche e con tutti gli stili: raccontano le loro mille Afriche e la contemporaneità di un continente che è estremamente vario e vivace.Ce n’è per tutti i gusti. Pittori ormai anziani ed allievi decoratori; costruttori di souvenir ed artigiani innovativi; artisti improvvisati e talenti affermati.

L’immagine dell’arte contemporanea africana cambia a seconda delle mostre: ce ne sono di storiche, di didattiche, di critiche e soprattutto ce ne sono di belle e di brutte. Perché l’arte contemporanea africana – come l’arte di tutti i continenti – non è omogenea e lascia spazio ai gusti di chi le si avvicina. Alcuni cercano in Africa una spiritualità più intensa di quella occidentale e si innamorano di opere che riesumano le tradizioni ancestrali, con maschere, colori sabbiosi ed un po’ di cubismo; altri sono affascinati dalla capacità di certi artisti di utilizzare i materiali di scarto, per creare robot futuristici di immondizia o paesaggi pieni di tutti gli influssi, le mode ed i sogni che il continente assorbe dall’esterno; altri ancora collezionano l’arte popolare: insegne di parrucchieri, dipinti su vetro e gadget per turisti. La tendenza degli occidentali (e la risposta del mercato alle sue esigenze) è spesso quella di andare a caccia di differenze, gustando l’esotico, il lontano ed il “meno noioso perché diverso”; la tendenza di molti artisti africani (e di numerosi critici militanti) è invece quella di mostrare al mondo che il loro linguaggio – seppur condizionato dalle esperienze personali – è universale, comprensibile e vicino. L’arte contemporanea africana, con le sue diverse espressioni, è quindi una presenza contemporanea, con una storia ed una grande varietà di voci.

La ricchezza del continente fu urlata per la prima volta nel Festival Mondial des Arts Nègres del 1966: l’allora presidente del Senegal Léopold Sédar Senghor sentì che era necessario radunare occidentali ed africani per mostrare al mondo quanto l’Africa fosse interessante. Il Festival divenne un evento mitico, incoraggiò gli artisti a produrre e si dimostrò un ottimo promotore delle collezioni di arte africana, facendo aumentare quotazioni e vendite (nonché furti). Poi il continente bisbigliò: qualche esposizione all’estero, qualche acquisto di collezionisti e turisti, qualche nuova scuola e galleria; piccoli semi che avevano ancora bisogno di crescere. Nel 1989, la mostra Magiciens de la Terre nel prestigioso Centro Pompidou di Parigi diede una scossa alla situazione: il curatore Jean-Hubert Martin (che oggi dirige tra l’altro lo spazio espositivo del PAC di Milano) radunò opere da tutto il mondo, mescolando artisti di fama internazionale con altri appena “scoperti” dai suoi assistenti negli Stati più remoti, su consiglio di antropologi ed etnografi. Magiciens de la Terre fece vedere all’Occidente che anche in Africa esiste arte contemporanea, ma allo stesso tempo suscitò una miriade di critiche: erano solo questi gli artisti dell’Africa? Per essere un artista africano bisogna per forza vivere in una capanna ed essere “scoperto” o si può vivere in città e magari collaborare con una galleria di New York? E’ necessario che sia l’Occidente a promuovere l’arte africana o ci può pensare l’Africa? L’immensa visibilità dell’evento incoraggiò la nascita di un nuovo mercato ed diede una vigorosa scossa alla situazione: nacquero riviste specializzate sull’arte non occidentale (come la spagnola “Atlantica”, la francese “Revue Noire” e la statunitense “NKA”) e si moltiplicarono le mostre e le interpretazioni critiche, in Africa e in Occidente. Oggi la fama degli artisti africani è incredibilmente cresciuta all’interno del panorama internazionale dell’arte: alla pari dei loro colleghi occidentali invadono le gallerie (soprattutto di Londra, Parigi, Amsterdam e Bruxelles) e partecipano alle più importanti collettive. L’edizione 2002 di Documenta a Kassel (in Germania) – una delle più significative esposizioni del mondo – è stata addirittura organizzata da un curatore di origine nigeriana (Okwui Enwezor) e la Biennale di Venezia presenta sempre più opere dall’Africa.

I giovani artisti africani sono i più noti internazionalmente e si esprimono con installazioni, video, pittura, scultura e fotografia. Usano un linguaggio contemporaneo, riflettono sui loro paesi d’origine, reinterpretano la storia, criticano l’indifferenza e ridisegnano il loro continente, puntando il dito sulle contraddizioni, sui fraintendimenti e sui luoghi comuni. I sudafricani sono certamente i più numerosi; il passato del loro paese – devastato dalla perversa logica dell’apartheid – spiega la violenza e l’inquietudine delle loro opere, incoraggiandoli ad affrontare le questioni della diversità, della convivenza e delle colpe. William Kentridge (nato nel 1955) è il più celebre tra questi artisti ed ha la pelle bianca; i suoi angosciosi video d’animazione fanno muovere personaggi disegnati e cancellati quasi fossero tagli sulla carta: la città di Johannesburg, con gli edifici cupi ed il filo spinato che rinchiude ogni cosa, emerge con tutti i drammi e le tensioni del bianco e nero. Berni Searle (nata anche lei in Sudafrica nel 1964) modella il suo aspetto per renderlo incolore. Nel video Snow White (Biancaneve) appare nuda, inginocchiata nella penombra; dall’alto piove della farina e dell’acqua e lei mescola i due ingredienti sul pavimento, riducendo poi l’impasto in brandelli: la farina bianca cade sul suo corpo nero, confondendo le razze, e la miscela simula una convivenza, quasi impossibile nella realtà. L’artista egiziano Moataz Nasr (nato nel 1961) indaga invece sulla natura umana inserendo nelle sue opere dei riferimenti al Cairo: proverbi, oggetti e facce. Nel suo video The Water, proietta su una pozzanghera dei volti, schiacciati poi da un anonimo passante: Nasr (vincitore della Biennale del Cairo, della Biennale di Dakar ed invitato alla Biennale di Venezia) lascia la parola a dei visi muti, delle presenze che parlano di indifferenza. Yinka Shonibare (nato nel 1962) veste con stoffe africane le sue statue di astronauti e di personaggi dell’epoca vittoriana, scombussolando il tempo e la geografia; il batik – la stoffa che tutti identificano come africana – è infatti il risultato di importazioni ed esportazioni, esattamente come lo stesso artista, che ha origini nigeriane, ma che è nato e vive in Gran Bretagna.

L’Africa non è ferma: si trasforma, viaggia e respira. L’Africa non è solo povera: ha intellettuali, idee ed
esposizioni. L’Africa non è nemmeno chiusa: le informazioni si muovono contagiando le grandi città. Immaginandolo dall’esterno, un continente di 53 Stati non può che confondere, mescolando sotto alle sue bandiere paesaggi di tutti i colori. E così fanno anche i suoi artisti.

Grandi eventi dell’Africa

L’Africa ha musei, gallerie, istituzioni e mostre. Il più importante appuntamento per scoprire l’arte contemporanea africana è la Biennale di Dakar, un’esposizione che si ripete ogni due anni in Senegal con video, installazioni, fotografia, scultura e pittura (dal 7 maggio al 7 giungo 2004, www.biennalededakar.sn). La Biennale del Cairo (dicembre 2003) è aperta ad artisti provenienti da tutto il mondo, mentre la fotografia africana è protagonista esclusiva della Biennale di Bamako in Mali (dal 20 al 26 ottobre 2003, cathphilippot@photographie.com). I collegamenti tra Africa e Occidente sono poi numerosissimi: la stessa Biennale della Fotografia di Bamako sarà ospitata dal 28 novembre 2003 al 28 febbraio 2004 in Svizzera (Migros Museum für Gegenwartskunst di Zurigo), grazie all’organizzazione belga Camouflage European Satellite, diretta dall’artista dell’Angola Fernando Alvim ed estremamente vivace nella promozione dell’arte contemporanea aficana.

L’Africa alla Biennale di Venezia

La Biennale di Venezia è uno dei palcoscenici più importanti dell’arte contemporanea internazionale e quest’anno gli artisti africani sono sotto i riflettori. Gilane Tawadros con il Forum for African Arts ha organizzato Smottamenti: arte contemporanea africana e paesaggi in cambiamento con artisti africani e della diaspora africana, tra i quali gli egiziani Moataz Nasr, Wael Shawky, Sabah Naim e il sudafricano Moshekwa Langa. Gli artisti africani sono anche presenti nell’esposizione curata da Carlos Basualdo, nel progetto Stazione Utopia e nei due padiglioni nazionali dell’Egitto e del Kenya.
Biennale di Venezia. Sogni e Conflitti: la Dittatura dello Spettatore
Venezia – Giardini della Biennale, Arsenale, Museo Correr, Stazione Santa Lucia.
Dal 15 giugno al 2 novembre 2003
http://www.labiennale.org/

Oltre alle piramidi: arte contemporanea al Cairo

Gli artisti del Cairo raccontano la loro città, ne reinterpretano l’architettura e mostrano le difficoltà e la solitudine dei suoi abitanti, sballottati tra modernità e tradizione. Tra i più giovani Moataz Nasr è senza dubbio l’artista più celebre, insieme a Wael Shawky, Shady El Noshokaty, Hassan Khan, Lara Baladi, Mona Marzouk, Sabah Naim e Susan Hefuna. In Egitto sono poi numerose le istituzioni che promuovono l’arte contemporanea. Il festival annuale Al Nitaq è la grande vetrina artistica della città, durante la quale tutte le gallerie del centro fanno a gara per mostrare la vivacità degli artisti egiziani (previsto per settembre 2003). Tra gli spazi espositivi più attivi vi è la Townhouse Gallery (http://www.thetownhousegallery.com/) e la galleria Mashrabia (diretta dall’italiana Stefania Angarano angarano@hotmail.com). L’Università Americana del Cairo organizza conferenze e finanzia pubblicazioni, mentre l’Associazione Gudran (http://www.gudran.com/) incoraggia l’incontro tra l’arte e la popolazione rurale.

Per saperne di più

Qualche titolo di pubblicazione sull’arte contemporanea africana (quello di Teresa Macrì non è però solo sull’Africa) e alcuni siti veramente significativi. Forse può essere interessante dare qualche suggerimento per chi vuole vedere di più.

Teresa Macrì, Postculture, Roma, Meltemi, 2002.
Anthologie de l’art africain du XX siécle (a cura di N’Goné Fall e Jean-Loup Pivin), Paris, Editions Revue Noire, 2001.
Universes in Universe – Worlds of Art http://universes-in-universe.de/english.htm (in tedesco e inglese)
Sito della rivista francese di arte e cultura africana “Africultures” www.africultures.com (in francese e inglese)
Sito della rivista on-line sudafricana “Artthrob” www.artthrob.co.za (in inglese)