Articolo. Vignette, strisce e fumetti: l’Africa tra fantasia e realtà

Inserito da iopensa il Gio, 2004-01-01 12:00

Versione originale di Dove parlano le matite: l’Africa dei fumetti tra fantasia e realtà in “Africa”, n. 1, gennaio-febbraio 2004, pp. 12-15.

Goorgoorlou è uno che si arrangia. Vive a Dakar, è padre di famiglia e passa il suo tempo a scovare occasioni e sistemi per sbarcare il lunario. Soldi, cibo e discussioni sono gli ingredienti della sua vita e delle sue disavventure, raccontate dal disegnatore T.T.Fons nel fumetto più celebre del Senegal.

Goorgoorlou è l’“anti-eroe” nazionale, una specie di Fantozzi africano che deve fare i conti con la disoccupazione, l’aumento dei prezzi, le nuove mode ed i cambiamenti politici. Il personaggio di T.T.Fons è nato sul settimanale satirico Le cafard libéré ed è oggi protagonista di album, pubblicità e campagne di educazione sociale; è in televisione nell’amatissimo sketch di Moussa Sène Absa e da un anno riempie le pagine di “Goor mag”, la nuova rivista di fumetti e cultura di Dakar (http://www.goorgoorlou.com).

Vignette, strisce e fumetti in Africa sono eclettici e polifunzionali: intrattengono, illustrano, educano, denunciano, infastidiscono e pubblicizzano. Nel continente ci sono riviste satiriche, case editrici, album ed associazioni di disegnatori che, in particolare nei paesi francofoni, organizzano festival, mostre, seminari e numerose pubblicazioni, sollecitando la partecipazione finanziaria europea e la collaborazione internazionale. L’Italia, con la rivista “Africa e Mediterraneo” (http://www.africaemediterraneo.it/) è l’iniziatrice in un due progetti di cooperazione sul fumetto africano: Matite africane (in collaborazione anche con il CEFA di Bologna) e Africa Comic, entrambi con il merito di sostenere giovani disegnatori, pubblicazioni, mostre, materiale didattico per le scuole, seminari e laboratori. L’interesse per il fumetto africano sta dunque crescendo, ma i problemi restano.

Nonostante dagli anni Novanta la situazione politica di molte nazioni del continente sia migliorata (con la nascita di nuovi partiti politici e di quotidiani indipendenti), ancora oggi in numerosi paesi dell’Africa non esiste una reale libertà d’espressione e la satira è spesso osteggiata. Un esempio particolarmente significativo è il caso dell’Algeria dove tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta il fumetto era molto sviluppato; la guerra lo ha cancellato e oggi il disegnare algerino Slim racconta con tristezza che i bambini non conoscono più neanche i suoi personaggi, un tempo così celebri (articolo di Farida Belkhiri in “La Tribune”, Algeri, 23/09/2003). La situazione varia comunque da paese a paese, permettendo a volte anche una stupefacente convivenza tra potere e disegnatori (come nel caso del pungente vignettista Muhammad az-Zuwawi in Libia).

L’immagine è un efficace e piacevole strumento di comunicazione, in particolare in un continente in cui l’analfabetismo è estremamente diffuso e in cui poche persone sono abituate a leggere: può permettere di elogiare o ridicolizzare i potenti, di stimolare la riflessione e la discussione, di spiegare in modo semplice e chiaro come prevenire l’AIDS e può facilitare l’insegnamento e l’apprendimento della lettura. Proprio per la sua capacità di raggiungere un vasto pubblico e per il suo successo tra i giovani, il fumetto è stato utilizzato in numerose “campagne pubblicitarie sociali”, ovvero delle campagne pubblicitarie promosse soprattutto da organizzazioni internazionali e finalizzate ad inviare un messaggio educativo, istruendo in particolare nel campo sanitario e agricolo.

La vignette, le strisce ed il fumetto africano non sono però necessariamente educativi. Gli elementi reali si uniscono alla fantasia, alle esagerazioni ed ai paradossi. Nelle tavole dei disegnatori convergono influssi da tutto il mondo: elementi culturali, politici e sociali locali e riferimenti all’immaginario televisivo, cinematografico e dei romanzi; le tecniche delle scuole di fumetto francese, belga, statunitense, britannica, giapponese ed i modelli underground invadono il continente senza nessun ordine e si uniscono liberamente al gergo popolare, al tono provocatorio delle radio di strada, alle lingue dialettali e alle espressioni prese in prestito dall’inglese e dal francese. Lo stile di vignette, strisce e fumetti africani è così estremamente vario e sorprendente. Ma in fondo, se Tex Willer ci porta nel selvaggio West, non aspettiamoci che i fumetto africano ci porti esclusivamente in Africa.

Vignette, strisce e fumetti sudafricani

Dave ha i piedi da scimmia. Vive a Città del Capo, fa il grafico e colleziona piccoli cactus ai quali dà il nome di celebri attori. Avere i piedi da scimmia gli ha causato qualche serio problema psicologico, ma gli ha anche permesso di arrampicarsi nelle avvincenti avventure di The Red Monkey, disegnate dal giovane fumettista sudafricano Joe Daly. La vignetta ed il fumetto sudafricano sono tra i più vivaci e vari dell’Africa. Fin dalla fine dell’Ottocento, le caricature britanniche toccano il paese e le immagini satiriche conquistano il loro posto nella stampa nazionale. I disegnatori inglesi mostrano tutte le contraddizioni della posizione liberale: contemporaneamente criticano l’apartheid, celebrano la legislazione anti-terrorismo, ignorano la rivolta di Soweto del 1976 e si spaventano per l’ascesa del nazionalismo nero. Con lo sviluppo dei movimenti anti-apartheid degli anni Ottanta, impegnarsi diviene per molti un imperativo. Nasce la stampa alternativa (con quotidiani come “Weekly Mail” poi divenuto “Mail & Guardian”) e anche lo stile dei disegnatori asseconda la situazione di tensione e guerra del paese acquistando una forte veemenza. Con l’inizio degli anni Novanta e la fine dell’apartheid emergono nuovi artisti e nuovi modi di usare le immagini. Il vignettista Zapiro crea la più celebre caricatura di Nelson Mandela che, con i suoi zigomi alti ed il suo sorriso smagliante, è ancora oggi un’icona nazionale; la striscia Madam & Eve (di Rico, Francis e Dugmore http://www.madamandeve.co.za/) gioca sul rapporto tra una signora bianca e la sua colf nera, ridendo degli stereotipi, dei problemi di convivenza e del razzismo quotidiano di molte famiglie sudafricane, mentre la striscia Sloppy (del disegnatore di colore Mogorosi Motshumi) racconta la vita e le difficoltà delle township nere inserendo all’interno delle sue storie messaggi educativi. La casa editrice Storyteller Group pubblica fino al 1994 libri didattici con l’obiettivo di incoraggiare la lettura ed un apprendimento più vivace ed accessibile. I fumetti sono utilizzati per spiegare nozioni di scienze naturali, per incoraggiare la riflessione sui temi della sessualità e per rendere più fruibili le storie di narratori sudafricani; viene inoltre data importanza al coinvolgimento di adolescenti nel processo creativo, con incontri e progetti specifici. Nello stesso periodo nasce anche “Bitterkomix” (1989-2001), una pubblicazione underground, satirica, violenta e spudorata (per non dire pornografia) che ancora oggi ha un enorme influsso sui giovani disegnatori; la rivista è di Anton Kannemeyer e Conrad Botes e si sviluppa a sorpresa nell’università Stellenbosch, culla della cultura afrikaans. Oggi molto giovani fumettisti si ispirano al mitico “Bitterkomix”, non solo per lo stile, ma anche per la libertà d’espressione introdotta dai suoi spietati autori. La rivista “Mamba Comix” (http://www.africaink.co.za/) ci racconta le novità nazionali grazie al lavoro del Durban Cartoon Project, il progetto nato nel 2002 per promuovere e facilitare il lavoro dei disegnatori sudafricani.

Kinshasa

Kinshasa è oggi la capitale del fumetto africano, grazie alla sua Accademia di Belle Arti e alla vivacità delle sue associazioni (ACRIA, OAR e MediaBD), delle sue riviste (“Afro BD e “Africanissimo”) e del suo Festival biennale, che nel 2004 celebrerà la quinta edizione. Un fenomeno particolarmente sviluppato nella Repubblica Democratica del Congo sono le riviste occasionali ed economiche, nelle lingue locali, autoprodotte dagli artisti e distribuite dai venditori di strada; in alcuni casi le opere sono particolarmente originali ed offrono informazioni che spesso non si trovano sui quotidiani.

Pubblicazioni sul fumetto africano in Italia

Africa comics. Antologia delle migliori storie a fumetti del Premio Africa e Mediterraneo, Edizioni Lai-momo, Sasso Marconi (BO), 2002.
Matite africane. Fumetti e vignette dall’Africa, Edizioni Lai-momo, Sasso Marconi (BO), 2002.
Matite africane. Percorsi di avvicinamento a realtà africane. Fumetto e vignetta satirica, Edizioni Lai-momo, Sasso Marconi (BO), 2001.

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Salve,
sto iniziando uno stage con l’unicef di Catania e pensavo che sarebbe bellissimo portare questi fumetti a scuola…
Ma dove posso ordinarli?
Grazie
Giovanna

cara Giovanna,
non so esattamente in che modo vuole usare i fumetti nelle scuole (attività, fasce d’età...) ma esistono diverse pubblicazioni a cura dell’associazione Africa e Mediterraneo di Bologna (www.africaemediterraneo.it), compresa una pubblicazione con materiale didattico proprio per le scuole (sono schede a tema con chiavi di lettura dei fumetti). il materiale è molto valido.

attualmente sto lavorando con africa e mediterraneo su una ricerca e su una pubblicazione con materiale didattico sui media in Africa (e America Latina, Asia ed Europa in collaborazione con diversi partner europei) destinato proprio alle scuole per attività di educazione ai media ed apprendimento interculturale. il materiale è vario ma comprende anche i fumetti.

può rivolgersi direttamente ad africa e mediterraneo per ordinare del materiale.
L’associazione-casa editrice organizza anche mostre, laboratori per le scuole ed attività di formazione per gli insegnanti.

cordiali saluti
iolanda pensa

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