WikiAfrica - Intervista di Africultures gennaio 2009

Inserito da iopensa il Mar, 2010-10-12 14:08

Testo originale in italiano, con errori e imprecisioni dell’intervista in 3 parti. Entretien de Marian Nur Goni avec Iolanda Pensa
1. WikiAfrica: Donner sa voix à l’Afrique signifie donner la parole à tout le monde, 10/03/2009; 2. WikiAfrica, un outil pour promouvoir une attitude consciente et active de ses utilisateurs, 17/03/2009; 3. Dans une période où l’on dit que la critique d’art est enterrée, pointer du doigt les contenus et non pas les projets est indispensable, 24/03/2009.

Gennaio 2009

Iolanda, può parlarci del progetto WikiAfrica: il contesto in cui è nato, la struttura che lo conduce?


WikiAfrica è un progetto promosso da lettera27 e avviato nel 2006 in collaborazione con Wikimedia Italia. WikiAfrica focalizza la sua attenzione sull’Africa Sub-Sahariana (l’area geografica sulla quale lettera27 ha deciso per ora di concentrarsi) e gli obiettivi del progetto coincidono con la missione della fondazione: sostenere l’accesso ai saperi, la condivisione delle conoscenze, l’alfabetizzazione e l’istruzione.

Africanizzare Wikipedia


WikiAfrica africanizza Wikipedia. Questo è l’obiettivo e il leitmotiv del progetto, ma “africanizzare Wikipedia” può voler dire molte cose.

1) Per lettera27 africanizzare Wikipedia significa prima di tutto concentrare l’attenzione sull’Africa. WikiAfrica incoraggia tutti a contribuire, perché l’Africa non è solo territorio, identità o ideologia, ma è anche connessioni, interferenze e spostamenti. L’Africa è parte della vita di tutti.

2) Africanizzare Wikipedia significa anche condividere l’utopia della più celebre enciclopedia libera online. Wikipedia non è un sito come un altro. È la più grande organizzazione no profit esistente al mondo ed è un potente canale di produzione e distribuzione di sapere. Con le sue 265 versioni linguistiche e oltre 2 683 000 articoli nell’edizione inglese, 746 000 in quella francese e 527 000 in quella italiana, è una piattaforma aperta e internazionale, capace di dare visibilità e ospitare contributi prodotti da utenti disseminati su tutto il pianeta.
Wikipedia è il quarto sito più visitato al mondo ed è uno dei primi risultati ad apparire quando si fa una ricerca su google, perché è ricca di contenuti, dinamica e capace di attivare un numero crescente di persone. Diversamente dalle tante enciclopedie esistenti, tutta la documentazione disponibile su Wikipedia è coperta da licenza libera1 ed è quindi uno strumento educativo accessibile a tutti e gratuito. I saperi diffusi su Wikipedia producono il più grande impatto sul mainstream e WikiAfrica si appoggia a questa sorprendente risorsa perché è disponibile, semplice ed economica.

3) Infine africanizzare Wikipedia significa partecipare. Wikipedia non è solo una delle fonti di informazioni più usate e criticate del mondo, ma è anche uno dei più importanti spazi contemporanei di produzione e negoziazione dei saperi.

Accesso ai saperi e condivisione delle conoscenze


A questo punto vale forse la pena di fare un passo indietro. Accesso ai saperi e condivisione delle conoscenze non sono obiettivi universalmente accettati, tutt’altro. Storicamente sapere coincide con potere. Detenere delle informazioni che altri non possiedono è un modo per imporre la propria forza, per guadagnare posizioni sociali ed economiche e per conquistarsi uno spazio in una gerarchia. Molte strutture sociali si sono organizzate e si organizzano usando a proprio vantaggio i segreti e la parcellizzazione delle informazioni. Sostenere l’accesso ai saperi significa credere che il sapere sia un diritto. Considerare la conoscenza parte della ricchezza di tutti, significa dichiarare che ogni persona è importante, che ha qualcosa da dire e che merita di avere uno spazio per esprimersi. Come sancito dall’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948, e ribadito degli Obiettivi del Millennio proclamati dalle Nazioni Unite e condivisi da governi, istituzioni internazionali e enti senza scopo di lucro che operano nel mondo, alfabetizzazione e istruzione sono strumenti essenziali per permettere a tutti i cittadini del mondo di valorizzare le proprie capacità e accedere ai diritti economici, sociali e culturali. Istruzione significa appoggio ai sistemi educativi formali e informali. Alfabetizzazione significa accesso alla scrittura e alla lettura (di testi, immagini, audio, video e linguaggi di programmazione), veicolati attraverso la carta come supporto originario, la rete e la comunicazione a distanza. Per lettera27 alfabetizzazione e istruzione sono profondamente connessi alle fonti e ai canali di produzione e distribuzione dei saperi. Il lavoro della fondazione si collega così ad Access To Knowledge (A2K), User-Generated Content (UGC), open access, licenze libere, Creative Commons, social networking, web 2.0.

Quando si parla di accesso ai saperi, condivisione delle conoscenze e Africa, la questione acquista ancora più sfumature. La distinzione tra culture scritte e orali è stato un modo attraverso il quale la storia ha inventato le culture e ha affermato la superiorità di alcune (quelle con la scrittura), condannando il continente africano ad un’eredità e ad una contemporaneità sostanzialmente orale (indipendentemente dal suo reale passato e presente). L’etnicizzazione dell’Africa ha semplificato situazioni complesse per organizzarle in capitoli e fornire strumenti di controllo. La semplificazione del sapere in gruppi etnici ha avuto un impatto così violento sulla storia da trasformarsi in uno strumento dei protagonisti stessi della storia. Negare il diritto alla conoscenza e ritenere che delle culture non siano in grado di utilizzare dei linguaggi ha profondamente limitato l’espressione di gruppi sociali e la loro interazione con il resto del mondo. Spesso si parla dell’immagine dell’Africa, di come sia distorta e di come sia veicolata indirettamente dal cosiddetto Occidente. L’uso di una piattaforma comune – come può essere Wikipedia – permette di rinegoziare una storia comune, raccontata da più e più voci. La partecipazione può rendere fluide strutture di sapere ormai cristallizzate. Una volta che si è online, attraverso l’anonimato, la distinzione tra persone, razze, sesso e classi sociali si azzera. Quello che diventa centrale è esserci: poter essere online non solo come consumatori di contenuti ma anche come produttori.

Conoscenze dell’Africa


Le conoscenze dell’Africa non sono solo conoscenze sull’Africa. L’Africa è un punto di osservazione sul mondo, sui suoi cambiamenti, sulla fitta rete di collegamenti che ci coinvolgono da sempre e che oggi sentiamo ancora più intensi attraverso Internet, testi, immagini, video, opere, pubblicazioni, petrolio, coltan, migrazioni, vicini di casa, contaminazioni, spostamenti e sfioramenti. Parlare di Africa è un modo per parlare del mondo, per parlare di tutti e a tutti, partendo da una prospettiva che per molto tempo è stata ampiamente isolata e sottovalutata. Nella sua versione in italiano, Wikipedia chiama gli articoli “voci”. Dare voce all’Africa significa dare la parola a tutti, chiedendo a chi sa di condividere il suo sapere e ricordando a chi non sa di sapere che in realtà ha una voce e molto da dire.

Attraverso un approccio storiografico, la partecipazione arricchisce tutti i tipi di contenuti e offre nuove prospettive. Un appassionato di Chicago può contribuire alle voci sugli studi post-coloniali e uno studente di Bamako può migliorare l’articolo su Leonardo Da Vinci inserendo per esempio in bibliografia un testo scritto da un docente di Khartoum. Rendere accessibile della documentazione su Wikipedia significa rendere accessibile a tutti delle informazioni di riferimento che non necessariamente sono già universalmente note. A differenza di google, Wikipedia non seleziona le informazioni con un algoritmo: presenta pagine che offrono informazioni e collegamenti redatti da una comunità. Questo significa che c‘è spazio anche per siti, link, dettagli che possono offrire un ritratto articolato del sapere, senza far convergere il traffico di Internet esclusivamente negli hub. Wikipedia è già di per sé un hub, il suo contenuto può non esserlo.

Come si può contribuire


Si può sostenere WikiAfrica pubblicando qualsiasi tipo di contenuto in qualsiasi lingua su Wikipedia, non ci sono restrizioni.
lettera27 attraverso i suoi finanziamenti ha sostenuto in particolare nuove ricerche e nuovi contenuti che arricchiscono il ritratto dell’Africa disponibile online, offrendo un’immagine articolata e lontana dagli stereotipi. Biografie, riviste, rotte dei migranti, artisti, autori, istituzioni culturali, città, musica, cinema, letteratura sono alcuni degli ambiti in cui i partner della fondazione hanno lavorato. Metto davanti a tutto le biografie perché dare spazio ai protagonisti è veramente una questione centrale. Wikipedia è anonima, ma l’Africa non lo è. La cultura dell’Africa è stata per molto tempo associata all’anonimato. Non basta la presenza dei premi Nobel su Wikipedia: non è un premio svedese che deve togliere dall’anonimato i protagonisti del continente. Non è sufficiente, servono più biografie, più persone, più ammiratori che sostengono gli autori e gli intellettuali in cui credono. Perché alla fine ci sono persone dietro ai saperi e far conosce a tutto il mondo il loro lavoro permette di darlo per scontato.

Confrontarsi con l’esistente


“Dare per scontato” è una delle mie espressioni preferite. Mi piace perché è un obiettivo un po’ triviale, che non ha niente a che fare con l’approfondimento e la speculazione. Ho incontrato lettera27 mentre stavo lavorando proprio su questo. Perché ogni volta che viene organizzata un’esposizione di arte contemporanea africana si dichiara che è la prima e la più importante? Perché nella maggior parte delle introduzioni ai libri sull’Africa si dice che è necessario far conoscere ad un vasto pubblico la ricchezza del continente? Perché ogni volta che si organizza qualcosa legato all’Africa ci si considera dei pionieri? Ho curato un numero della rivista “Africa e Mediterraneo” sulla storia della storia dell’arte contemporanea africana: l’idea era quella di documentare come il concetto di arte contemporanea africana fosse stato interpretato attraverso mostre, convegni, pubblicazioni, riviste. Non è un concetto nuovo ed è proprio il fatto che non si è mai i primi che mi interessava. Così la bibliografia del numero della rivista è stata fatta su Wikipedia in italiano nella voce arte contemporanea africana. Ho pubblicato la documentazione che avevo raccolto e ho invitato studiosi, ricercatori, curatori, artisti e studenti a contribuire. A un certo punto, se le tracce di progetti precedenti sono “addirittura” su Wikipedia, magari si smette di ripetere sempre le stesse cose. E ci si concentra su altro, su qualcosa di diverso, su qualcosa di più. Mettere il materiale su Wikipedia è un po’ come rendere obbligatorio uno studio di fattibilità su quello che si sta facendo, obbligare tutti a confrontarsi con l’esistente: “dare per scontato” le informazioni di base e usare il proprio lavoro per andare avanti, senza incastrarsi nel loop del “bisogna far conoscere ad un vasto pubblico le informazioni di base”.

Questo è stato il mio modo di usare Wikipedia, ma ce ne sono molti altri. Per esempio in Camerun è difficile che gli studenti possano avere molti libri scolastici. A Douala il clima è così umido che la carta si deteriora ad ogni stagione delle piogge. Inoltre i libri di testo spesso raccontano più la storia della Francia che quella del Camerun. Avere una ricca documentazione su Wikipedia può essere un modo per aggirare l’ostacolo. Se i telefoni cellulari potessero per esempio permette di consultare gli articoli di Wikipedia gratuitamente o leggerli ad alta voce, insegnanti e studenti ne trarrebbero un enorme beneficio [Nota ottobre 2010. Il centro d’arte Doual’art sta proprio lavorando su questo]. La diffusione della telefonia mobile in Africa è sorprendente e vale sempre la pena di utilizzare gli strumenti esistenti per potenziare istruzione, alfabetizzazione, condivisione delle conoscenze e accesso ai saperi. [Nota ottobre 2010. Questa direzione di lavoro è sostenuta dal progetto Mobile A2K avviato alla Fondazione Rockefeller di Bellagio ottobre 2009]

Fermiamoci un attimo sulla realizzazione concreta del progetto: scelta dei contenuti, qualità e validazione delle informazioni interattive. Come funziona tutto ciò?

Se lettera27 vuole avere un impatto, non è la fondazione a dover sostenere WikiAfrica, ma devono essere gli utenti e le istituzioni che partecipano a Wikipedia a sostenere WikiAfrica. lettera27 invita e incoraggia utenti e istituzioni a partecipare a Wikipedia. Lo fa comunicando il progetto, facilitando il riversamento di archivi su Wikipedia, promuovendo l’adozione di copyleft che permettano la diffusione e la migrazione di contenuti, chiedendo agli artisti di donare opere a Wikipedia, sostenendo la formazione, finanziando ricerche che rendono accessibile un’immagine articolata e dinamica dei saperi dell’Africa. Tutti possono contribuire liberamente: lettera27 e WikiAfrica non controllano i contenuti, né vogliono isolarli o firmarli. Ma WikiAfrica facilita la partecipazione.

Come funziona Wikipedia


L’immagine che molte persone hanno di Wikipedia è un po’ confusa. C‘è chi dice che è uno strumento inattendibile, chi critica il fatto che chiunque possa partecipare, chi racconta che una volta ha provato a mettere qualcosa su Wikipedia ma gliel’hanno subito cancellato.
Wikipedia rappresenta il sapere di chi la usa, ma attenzione: usare Wikipedia non significa consultarla, ma scriverla. Il paradosso è che i massimi esperti di arte, storia, antropologia e Africa si lamentano che gli articoli nei loro settori di interesse sono pochi, scadenti e lacunosi. Ebbene, chi meglio di loro può scriverli? In effetti Wikipedia per il momento rappresenta i suoi utenti più numerosi: informatici, fisici, chimici, matematici che in effetti – oltre ad avere competenze nei loro campi specifici – sono fini conoscitori di Manga, del Signore degli Anelli e di serie televisive. Per questo motivo Wikipedia è una risorsa straordinaria se si vuole conoscere tutto sugli hobbit, ma resta un misero antipasto se si vuole sapere quali istituzioni culturali lavorano in Africa. L’unico modo per rendere Wikipedia uno strumento attendibile è partecipare. E qui emerge la seconda questione centrale: partecipare a Wikipedia è tutt’altro che facile.

Wikipedia è un genere letterario, con la sua struttura, le sue regole e la sua comunità. Si può pensare a Wikipedia come ad un grande edificio, alla cui costruzione tutti sono invitati a partecipare. Ognuno può condividere il suo mattone di sapere decidendone lo stile, il colore, la forma, la grandezza e soprattutto può decidere dove metterlo. La maggior parte delle persone che si avvicinano a Wikipedia abbandonano il proprio mattone nel prato. A questo punto passa un amministratore-muratore, incespica, guarda il mattone e decide: se gli sembra che quello che ha davanti è un gran bel mattone (un laterizio lucente con bibliografia e note a piè di pagina che documentano tutti i punti di vista e garantiscono la neutralità enciclopedica) molto probabilmente lo tratterà con cura: lo inserirà nel posto giusto (aggiungendo link, categorie e magari un richiamo in un portale) e gli darà un bello strato di intonaco (aggiustando la struttura del testo per conformarsi agli altri articoli e inserendo la formattazione adeguata). I problemi nascono se si tratta di un sasso più che di un mattone (un breve abbozzo-stub invece che un articolo ricco e strutturato) o se l’oggetto che ha davanti ha un colore sospetto. Il primo compito degli amministratori-muratori di Wikipedia è quello di sbarazzarsi più rapidamente possibile di mattoni rubati (articoli che utilizzano materiale coperto da copyright) e di individuare persone e società travestite da mattoni (spam pubblicitaria e autopromozionale). Se quasi tutti i mattoni dell’edificio sono color terra di mezzo è facile che un mattone di un colore diverso, per esempio nero, sarà guardato con un certo sospetto. È chiaro che se invece di abbandonare il mattone nel prato lo si colloca nel posto giusto si avranno meno problemi. Per farlo bisogno conoscere Wikipedia, le sue regole, la sua formattazione ma soprattutto la sua comunità. Bisogna cominciare ad osservare come funzionano le cose, visitare voci ben fatte e capire come sono strutturate, andare a consultare portali e progetti, cercare le persone che si intessano degli stessi argomenti, invitare amici e colleghi a fare altrettanto. Perché non essere da soli facilita le cose. Per poter avere un reale impatto su Wikipedia – e di conseguenza su uno dei più visibili e visitati siti di informazione del mondo – bisogna essere una massa critica e WikiAfrica ha proprio l’obiettivo di attivare utenti e reti affinché si raggiunga una massa critica capace di trasformare la stessa Wikipedia in uno strumento il più inclusivo possibile.

Contribuire a Wikipedia significa diventare attivi su internet, non solo come consumatori di conoscenze, ma come produttori, negoziatori e distributori di sapere. Imparare a scrivere su Wikipedia significa imparare a condividere le proprie conoscenze, su Wikipedia ma non solo. È una competenza che può essere utilizzata su altri spazi o che può permettere la creazione di altri spazi. Si impara a giustificare la rilevanza dei contenuti che si stanno condividendo, si lavora con un approccio collaborativo, si partecipa sostenendo il lavoro di altri e si sente di far parte di un progetto comune considerando il proprio lavoro un mattone di un edificio. Si impara a fare l’editing di un testo e di un wiki: si identificano le varie parti del discorso (capitoli, sottocapitoli, paragrafi, titoli, termini da enfatizzare, note) e si formattano i contenuti per renderli accessibili nel modo semanticamente corretto ed efficace. Attraverso Wikipedia si incontra una comunità e se ne diventa parte; si analizzano criticamente gli articoli per identificarne i punti di forza, le lacune e gli errori; si collega il proprio sapere a quello che c‘è e a quello che manca con link, articoli correlati, categorie che si armonizzino con quello che già esiste e accolgono quello che verrà.

Resta il fatto che per molti non è facile accettare il funzionamento di Wikipedia. Abbracciare l’anonimato, ripensare il proprio linguaggio per metterlo al servizio di tutti, distinguere tra informazione e opinione, dare spazio attraverso un approccio storiografico a punti di vista diversi, identificare e documentare fonti, costruire un testo seguendo una struttura condivisa e condivisibile da altri significa – anche per chi è perfettamente alfabetizzato – ripensare e rinegoziare il proprio modo di esprimersi.

Quest’ultima questione ci porta a riflettere sulla necessaria mobilitazione della rete dei collaboratori e dei partners suscettibili di apportare competenze, contatti, ecc.: come agite su questo asse indispensabile del progetto? Un corrispondente in lingua francese è previsto e un’articolazione con il database d’africultures è ricercata: delle iniziative simili sono previste e stimolate con altri operatori italiani? e se si, quali sono e come precisamente?

Per raggiungere i suoi scopi, la principale attività di WikiAfrica è proprio quella di attivare utenti e reti. Esistono potenziali sostenitori di WikiAfrica su Wikipedia, su Internet, in Africa e fuori dall’Africa; ci sono organizzazioni che si occupano di archivi e di documentazione digitale, persone che fanno ricerca, enti che sono specializzati sull’arte, la letteratura e il cinema africano (settori che interessano in modo particolare la fondazione lettera27); ci sono finanziatori e network di associazioni che già operano in modo simile a WikiAfrica e che possono essere interessati a creare delle sinergie. È evidente che soltanto attraverso delle collaborazioni individuali o istituzionali WikiAfrica può avere un impatto.

La prima collaborazione avviata da lettera27 per realizzare WikiAfrica è quella creata nel 2006 con Wikimedia Italia. Wikimedia Italia è l’associazione che sostiene Wikipedia in Italia. Esistono circa una ventina di associazioni Wikimedia che sostengono e promuovono Wikipedia in specifiche aree geografiche e nazioni. Il loro obiettivo è di attivare utenti nel mondo per raccogliere e sviluppare contenuti educativi liberi e disseminarli efficacemente. Questi enti lavorano in modo indipendente sotto l’egida della Wikimedia Foundation, l’istituzione statunitense che ha l’hosting dei cosiddetti siti Wikimedia projects e che amministra Wikipedia seguendo le indicazioni del direttivo nominato dagli aderenti all’organizzazione. Immediatamente quindi WikiAfrica si struttura attraverso la collaborazione con il partner che rappresenta Wikipedia in Italia, dove la Fondazione lettera27 Onlus ha sede. Collaborare con Wikimedia Italia significa collaborare in modo istituzionale con Wikipedia e quindi cominciare a costruire un progetto con le persone e la rete più attiva nell’enciclopedia libera online.

Il secondo passo per realizzare WikiAfrica è stato quello di chiamare a raccolta gli appassionati della letteratura. Wikipedia è nuovo genere letterario e chi è sensibile alla scrittura (in tutte le sue forme) può facilmente cogliere la portata di uno spazio che dal 2001 è cresciuto tanto da diventare punto di incontro di oltre 60 milioni di persone che la consultano e costruiscono ogni giorno.

Per attivare nuovi utenti e reti abbiamo cominciato a costruendo dei partenariati. Abbiamo incontrato referenti di organizzazioni e persone interessate al progetto, abbiamo organizzato eventi, abbiamo distribuito informazioni su WikiAfrica e abbiamo finanziato delle iniziative capaci di produrre nuovi contenuti.
In particolare nel 2007 e 2008 abbiamo sostenuto il workshop Ars&Urbis (programma SUD) del centro d’arte Doual’art di Douala in Camerun, la Chimurenga Library, promossa dalla rivista “Chimurenga” di Cape Town in Sudafrica, il festival AfroPixel, organizzato dall’associazione Kër Thiossane di Dakar in Senegal durante la Biennale di Dakar, l’ASA-African Studies Association e in particolare con ACASA-Art Council dell’African Studies Association (Silvia Forni ed io avevamo già presentato ad ACASA 2007 WikiAfrica all’interno di una tavola rotonda); durante ASA 2008 abbiamo distribuito ai circa 2000 partecipanti un’edizione speciale WikiAfrica Moleskine che invitava docenti, dottorandi e ricercatori a contribuire a WikiAfrica condividendo le loro esperienze e coinvolgendo i loro studenti.

Abbiamo anche partecipato alla Biennale di Dakar del 2008 con un’edizione WikiAfrica Moleskine che coinvolgeva gli artisti, al Festivaletteratura di Mantova dal 2006 e agli incontri organizzati da LitCam alla Fiera del Libro di Francoforte nel 2007 e 2008 e alla Fiera del Libro di Cape Town nel 2008. Siamo stati presenti alle conferenze CSCL-Computer Supported Collaborative Learning alla State University of New Jersey nel 2007 e al raduno dei wikipediani Wikimania 2008 ad Alessandria d’Egitto. Non nomino solo i promotori ma anche i nomi dei progetti perché in realtà ognuna di queste iniziative coinvolge una grande rete di connessioni.

Quello che ci interessa è costruire e consolidare partenariati sul lungo periodo e creare delle sinergie con enti che hanno degli archivi ricchi di contenuti e che già svolgono un lavoro di diffusione di informazioni, con finanziatori che possono condividere la direzione di WikiAfrica pianificando dei programmi congiunti e con delle istituzioni che già producono documentazione e che potrebbero riversarla su Wikipedia o renderla accessibile adottando una licenza libera. È proprio per questo che una collaborazione con Africultures e il suo sostegno a WikiAfrica sarebbe interessantissimo.

Il progetto WikiAfrica è stato lanciato nel 2006: quale sguardo retrospettivo/bilancio potete portare, oggi, sulla vostra iniziativa?

WikiAfrica è stata una delle prime iniziative lanciate da lettera27 insieme a Dagoretti, un progetto di Amref Italia organizzata a Nairobi a sostegno dei bambini di strada. WikiAfrica è quindi cresciuto con la fondazione e con i suoi contatti, partendo dall’Italia per acquisire con il tempo una dimensione sempre più internazionale.

WikiAfrica ha avviato la sue prime attività a dicembre 2006 sotto la direzione scientifica di Marco Aime e Stefano Allovio con un gruppo di cinque ricercatori composto da Cristina Cassese, Isabella De Ponti, Silvia Forni, Cecilia Paraluppi, Adama Sanneh. Con la supervisione di Daniele Marfori (uno dei promotori della Fondazione lettera27) e la collaborazione di Frieda Brioschi (al tempo presidente di Wikimedia Italia e poi nel direttivo di Wikimedia International), Gianluigi Gamba (divenuto poi presidente di Wikimedia Italia) e altri amministratori di Wikipedia, i ricercatori hanno prodotto una prima perlustrazione dei contenuti sull’Africa di Wikipedia, in italiano, inglese e francese. Allo stesso tempo alcuni volontari di Wikimedia Italia hanno realizzato la pagina del progetto WikiAfrica su Wikipedia in italiano e hanno lanciato il sito www.WikiAfrica.it. Su Wikipedia, WikiAfrica ha uno spazio per coordinare la creazione di nuove voci di Wikipedia e per facilitare la creazione e l’arricchimento di versioni di Wikipedia in altre lingue diffuse sul continente africano; su www.WikiAfrica.it, WikiAfrica ha invece una piattaforma wiki di lavoro in italiano, dove fornire dettagli su tutte le iniziative in corso, dove discutere e costruire nuovi progetti e dove archiviare materiali. Sia nella pagine del progetto WikiAfrica di Wikipedia che su www.WikiAfrica.it tutti possono contribuire e in particolare su www.WikiAfrica.it chiunque può esercitarsi a scrivere voci sull’Africa, facendole poi migrare su Wikipedia. www.WikiAfrica.org è la finestra dove accedere a tutte le pagine e ai siti del progetto.

La relazione redatta dai ricercatori all’inizio del 2007 ha mostrato la scarsità di documentazione sull’Africa disponibile su Wikipedia e la necessità di rinforzare le voci esistenti e di produrre un nuovo gruppo di articoli. Come hanno subito messo in luce Marco Aime e Stefano Allovio, tradurre nelle lingue africane il materiale già disponibile su Wikipedia – come era stato inizialmente ipotizzato – non si stava rivelando la strategia migliore: il rischio era di diffondere e moltiplicare contenuti deboli e lacunosi. I direttori scientifici del progetto hanno così proposto di focalizzare l’attenzione sulla versione italiana di Wikipedia e di cominciare a produrre un primo gruppo di voci, termini chiave capaci di suscitare curiosità, di fornire materiale interessante per la didattica e di toccare alcuni temi e questioni centrali quando si osserva la storia e la cultura del continente africano.

Allo stesso tempo, a marzo del 2007, WikiAfrica ha sostenuto finanziariamente l’Ars&Urbis International Workshop, un incontro di dieci giorni organizzato dal centro d’arte Doual’Art a Douala in Camerun per produrre ricerche, immagini, video, interviste e saggi su Douala e sulle sue istituzioni culturali. Il workshop ha raccolto e prodotto contenti per il libro-catalogo Douala in Translation, ha creato collegamenti tra i centri d’arte e le case di produzione musicale hip-hop della città, ha organizzato una presentazione di Wikipedia e ha permesso la preparazione di voci di Wikipedia su artisti e organizzazioni che operano in Camerun; i siti di Doual’art e iStrike Foundation (un wiki) ospitano la documentazione in francese e inglese.

Tra i ricercatori coinvolti nel progetto WikiAfrica Cecilia Paraluppi e Adama Sanneh insieme ad una delle volontarie della fondazione Lucia Franceschi si sono concentrati sulla letteratura: hanno contattato case editrici e invitato gli autori a sostenere WikiAfrica regalando una frase. 19 scrittori hanno partecipato all’iniziativa, tra i quali Emmanuel Bou, Jorge Canifa Alves, Mbaye Dieng, Emmanuel Dongala, Gabriella Ghermandi, Pap Khouma, Michel Koffi, Kossi Komla-Ebri, Sindiwe Magona, Louise Mpacko Radaelli, Ndjock Ngana, Alvaro Santo, Wole Soyinka e Cheikh Tidiane Gaye. Quattro frasi – rispettivamente di Cristina Ali Farah, Tsitsi Dangarembga, Tahar Lamri e Igiaba Scego – sono state selezionate e pubblicate su altrettante cartoline e e-card; le cartoline sono state distribuite in 5000 taccuini Moleskine in Italia e le e-card possono essere inviate attraverso il sito di lettera27. Infine sono state redatte le biografie degli autori su Wikipedia e le loro citazioni sono state inserite su wikiquotes. Nel 2008 è stata poi fatta una nuova edizione di cartoline in collaborazione con Paola Splendore e con frasi di Ingrid de Kok, Karen Press, Abdourahman A. Waberi e Tsitsi Dangarembga.

WikiAfrica comincia così nel 2007 a produrre contenuti, a coinvolgere esperti e istituzioni e a confrontarsi con i suoi aspetti critici e i suoi punti di forza.
Nei contatti creati con studiosi dell’Africa, WikiAfrica suscita curiosità: in molti sottolineano l’importanza di dare visibilità all’eredità storica del continente e alla sua produzione culturale contemporanea. Se è evidente una buona conoscenza di Wikipedia come fonte di informazioni, il suo potenziale come spazio di condivisione e costruzione di conoscenze è spesso trascurato o poco esplorato. Chi si cimenta per la prima volta nell’inserire voci si scontra con le regole stilistiche di Wikipedia, il suo linguaggio e la sua etica. Gli amministratori di Wikipedia Italia – coinvolti in molti nell’iniziativa attraverso la collaborazione al progetto dell’Associazione Wikimedia Italia – si sono subito attivati per assistere i nuovi arrivati, ma le difficoltà incontrate dagli utenti appaiono spesso tali da scoraggiarli e allontanarli. Tra le persone coinvolte, quelli che hanno conoscenze approfondite sull’Africa raramente hanno dimestichezza con un uso attivo di Wikipedia, e viceversa. Emerge infine la difficoltà di garantire una reale direzione scientifica sui contenuti promossi da WikiAfrica, destinati giustamente e inevitabilmente ad essere costantemente rielaborati da qualsiasi utente su Wikipedia.
A maggio 2007 sono diventata il nuovo direttore scientifico di WikiAfrica. Per rispondere alle questioni emerse grazie al lavoro di Marco Aime e Stefano Allovio, abbiamo allargato le maglie del progetto e cominciato a lavorare simultaneamente su più fronti: avvicinare a WikiAfrica il numero più vasto possibile di utenti e reti con competenze specifiche sull’Africa; sostenere ricerche inedite che possano confluire su Wikipedia; promuovere l’uso di copyright che permettano a Wikipedia di utilizzare fonti sull’Africa già esistenti; stimolare il dibattito sul potenziale e i limiti di Wikipedia; avvicinare possibili autori creando occasioni di formazione e sperimentando interfacce diverse per contribuire a Wikipedia.

WikiAfrica diventa un progetto che non produce direttamente voci di Wikipedia, ma che sostiene la produzione di voci attraverso network, ricerche, pubblicazioni ed eventi. Nella nuova redazione del progetto, si ribadisce l’importanza di promuovere lingue e linguaggi diversi, sostenendo la creazione e diffusione di testi, citazioni, immagini, audio e video attraverso Wikipedia, ma anche attraverso gli altri progetti Wikimedia.
A settembre Festivaletteratura di Mantova del 2007 è la prima presentazione pubblica di WikiAfrica. lettera27 organizza 5 workshop per rendere visibile il funzionamento di Wikipedia e creare dal vivo nuove voci per l’enciclopedia: mentre i relatori fanno le loro presentazioni e i discussant intervengono con domande e commenti, una redazione Wikipedia inserisce in tempo reale i contenuti su Wikipedia. Durante il festival viene anche presentato il programma di letteratura e alcuni degli autori che hanno donato una frase a sostegno di WikiAfrica partecipano agli incontri.

WikiAfrica viene poi invitato a presentarsi all’interno di LitCam, la campagna di alfabetizzazione promossa dalla Fiera del Libro di Francoforte e a collaborare insieme a Wikimedia Italia in un workshop organizzato a Pisa da Jama Musse Jama all’interno del programma annuale “Cartellone AfricAfrica” promosso dalla Provincia di Pisa e dal CentroNordSud. Grazie al lavoro di Vanessa Lanari e Coquelicot Mafille – nuove collaboratrici di lettera27 – apriamo le pagine del progetto WikiAfrica nella versione inglese e francese di Wikipedia. A ottobre 2007 parte il progetto Chimurenga Library, promosso dalla rivista “Chimurenga” e a gennaio 2008 il progetto Confini: I saperi dell’Africa in movimento, diretto da Alessandro Triulzi e coordinato da Marco Guadagnino. La collaborazione con Moleskine si rinforza. Moleskine raddoppia il suo sostegno a lettera27 e si ampliano le modalità di collaborazione: la fondazione è sostenuta da Detour e The Undiscovered Letter, e WikiAfrica viene presentato all’interno di Detour all’Art Directors Club di New York, al Centro Pompidou di Parigi e al Museo del Design di Berlino.

Nel 2008 partecipiamo ad AfroPixel e alla Bienale di Dakar, alla Fiera del Libro di Cape Town e a Festivaletteratura. È stata assegnata una borsa di studio a Jenny Mbaye per la sua ricerca sull’industria musicale Hip Hop in Africa Occidentale e in particolare a Ouagadougou e Dakar ed è stato dato una contributo per la realizzazione del progetto Far Western, promosso da Anna Rispoli e Christophe Meierhans in Sudan.

Questi due anni di WikiAfrica hanno permesso a lettera27 di costruire una prima rete di collaborazioni e di scegliere alcune organizzazioni che vogliamo sostenere e con le quali stiamo costruendo il nostro lavoro. Il progetto Confini ha assunto una dimensione tale da diventare un programma indipendente da WikiAfrica e stiamo anche pensando di creare nel 2009 un altro spazio di intervento della fondazione nel settore della telefonia mobile. Se inizialmente per noi era essenziale partecipare al maggior numero di incontri e festival per conoscere potenziali istituzioni partner e specialisti, ora siamo interessati a focalizzare l’attenzione su alcuni eventi e progetti specifici dove essere coinvolti con regolarità. Lavorare sul medio e lungo periodo e costruire relazioni nel tempo è sicuramente l’approccio che si è rivelato più adatto allo spirito di lettera27 ed è quello che stiamo scegliendo. Selezionare alcuni eventi e progetti specifici con i quali collaborare, può infatti permettere alla fondazione di far convergere le risorse di cui dispone nel modo più efficace, rinforzando nel tempo i partenariati e sviluppando iniziative solide, capaci di diventare modelli riproducibili da altre organizzazioni e da altri contesti.

Questo tempo è anche servito a lettera27 per definirsi in modo più preciso e decidere come scegliere le iniziative che vuole sostenere. Ci sono 12 criteri che la fondazione ha deciso di adottare: 1. coerenza con la sua missione (in particolare l’attenzione dei progetti per l’accesso ai saperi, la condivisione delle conoscenze e lo sviluppo di reti; lettera27 per ora ha deciso di focalizzare l’attenzione sull’Africa Sub-Sahariana e può finanziare progetti che hanno finalità prevalenti senza scopo di lucro anche se possono essere promossi da enti non necessariamente senza scopo di lucro); 2. chiara identificazione e coinvolgimento dei destinatari dei progetti (non si tratta di identificare i problemi ma i benefici che un’iniziativa può produrre); 3. affidabilità dei partner (lettera27 è soprattutto interessata a creare partnariati con enti già attivi all’interno di reti e dà la priorità alle organizzazioni con le quali ha già collaborato); 4. sostenibilità dei progetti e 5. continuità nel tempo (è importante che le iniziative sostenute abbiano una programmazione su almeno 2-3 anni); 6. riproducibilità (capacità dei progetti di trasferire pratiche e di essere adattati ad altri contesti e territori); 7. innovazione nelle modalità operative e nei contenuti; 8. libera condivisione del materiale prodotto dal progetto (partecipazione a più vaste iniziative legate all’Open Access e adozione di licenze Creative Commons CC-BY-SA o GNU Free Documentation License); 9. diffusione e disseminazione (comunicazione e diffusione del progetto e dei suoi risultati attraverso competenze narrative); 10. chiara identificazione di obiettivi e risultati con indicatori qualitativi e quantitativi; 11. struttura e gestione efficace di budget, pianificazione, fasi operative, pratiche di sostegno e monitoraggio e infine 12. capacità del progetto di fare fund raising implementando risorse esistenti e attivandone nuove.

Quale impatto sulla società italiana contemporanea, particolarmente tesa in questi ultimi anni fra necessaria comprensione di questo continente che sembra sbarcare (letteralmente, hélas) “all’improvviso” sul territorio, e rigetto? Immagino che i workshop e gli eventi che promuovete e a cui partecipate (penso in particolare al Festival della Letteratura di Mantova) possano leggersi in questo senso? Potrebbe parlarci di queste esperienze pubbliche, in particolare il lavoro che è svolto con gli scrittori africani (anche di seconda generazione)?

Per statuto, uno degli obiettivi di lettera27 è quello di promuovere un atteggiamento consapevole e attivo in particolar modo nell’opinione pubblica e nelle istituzioni dei paesi più ricchi. I destinatari delle attività della fondazione non sono quindi soltanto i beneficiari diretti dei suoi finanziamenti, ma anche quelli indiretti. Le iniziative promosse dalla fondazione devono fornire strumenti di analisi e approfondimento che amplifichino il bacino di utenza, generino eco e un effetto leva capace di avere un impatto sull’opinione pubblica. Questo aspetto del lavoro di lettera27 è molto chiaro nel progetto WikiAfrica: se nuovi contenuti, utenti e prospettive modificano l’enciclopedia più grande e consultata del mondo, l’opinione pubblica e i programmi delle istituzioni dei paesi più ricchi saranno influenzati da nuovi saperi.

lettera27 ha poi un occhio di riguardo per l’Italia che è la sua sede e il contesto all’interno del quale è nata la fondazione. Dal 2006, ogni anno, il Festivaletteratura di Mantova è l’occasione per presentare ai suoi oltre 70 000 visitatori italiani il programma e le attività di lettera27. Festivaletteratura – oltre ad essere uno dei festival di letteratura più prestigiosi d’Italia – è anche una piattaforma privilegiata dove interagire con il pubblico: da sempre la manifestazione coinvolge l’intera città, mette in moto un esercito di centinaia di volontari, richiama appassionati da tutto il Paese, generando un’atmosfera allegra e “all’ascolto”. Si va a Mantova per incontrare i propri scrittori preferiti, per fare delle domande, per conoscere le novità. Per lettera27 è un privilegio far parte dell’evento e poterlo sostenere con le sue attività, perché è il posto ideale dove raccontare quello che si è fatto, per pianificare quello che si farà e per incontrare persone curiose e attente che con la loro presenza rinnovano ad ogni anno l’appoggio ai nostri programmi.

Nel 2006 da un tendone in Piazza Mantegna, lettera27 ha dato inizio alle sue attività invitando i visitatori di Festivaletteratura a costruire una Torre di Babele fatta di un euro per una frase. Chiedere una frase è chiedere di partecipare ad un’impresa con un’idea, un pensiero, un sogno, la direzione di un viaggio. Perché per costruire qualcosa prima di tutto bisogna sentire che quel qualcosa ci appartiene e ci serve: l’euro non è una donazione fatta a sostegno di altri, ma è la spesa che sei pronto ad affrontare per costruire la tua torre. Nel 2007 Festivaletteratura ha ospitato la presentazione di WikiAfrica con cinque workshop e nel 2008 sono state organizzate tre conferenze in collaborazione con AfriRadio.

Oltre ad essere l’occasione per raccontare le iniziative sostenute, Festivaletteratura di Mantova è stato il punto di partenza di Confini: I saperi dell’Africa in Movimento, uno dei più ampi progetti che lettera27 sta sostenendo. Confini raggruppa il lavoro di diverse persone e istituzioni che in Italia lavorano sulle rotte dei migranti, sotto la direzione di Alessandro Triulzi (docente all’Università Orientale di Napoli e uno dei più importanti e noti storici dell’Africa in Italia) e il coordinamento di Marco Guadagnino (ricercatore specializzato sull’Africa e le nuove tecnologie). Gli spostamenti producono scivolamenti, vittime, trasformazioni, accoglienza, arricchimenti e perdite. Gabriele Del Grande con il suo sito Fortress Europe raccoglie la memoria delle vittime delle frontiere: un lavoro meticoloso che trasforma le statistiche in nomi e volti del nostro presente. Pubblicate su un sito in 17 lingue, le notizie dei giornali diventano un’altra storia, che denuncia la gravità della situazione e fornisce informazioni ai parenti degli scomparsi. Se si pensa che il lavoro della Croce Rossa dall’inizio del secolo scorso è stato proprio quello di rimettere in contatto le famiglie, cercando cadaveri, visitando le carceri e diventando il luogo per ritrovare membri delle famiglie sopravvissuti, ci si accorge dell’importanza di ogni traccia e di come dietro ad ogni vittima ci sia una fitta rete di persone, organizzazioni e responsabili. L’associazione Asinitas di Roma accoglie rifugiati, dà loro sostegno e insegna non solo l’italiano ma anche a riconquistare un loro spazio in un nuovo Paese. Gli ospiti del centro diurno sono persone che hanno vissuto esperienze drammatiche, che si devono nascondere, che per muoversi hanno dovuto diventare quasi invisibili e che vivono in condizioni estremamente precarie. Sono in Italia ad aspettare i documenti, senza il permesso di lavorare e di essere cittadini, come sospesi nell’attesa e senza sapere se è in questo Paese che potranno restare e vivere. Asinitas li accoglie, dà loro un luogo dove andare e incontrarsi e li incoraggia ad imparare una lingua, ma soprattutto ad esprimersi. È molto interessante da questo punto di vista il lavoro dell’associazione sui video: in particolare Dagmawi Yimer ha prodotto una serie di cortometraggi e documentari. Il film Come un uomo sulla terra ha dato voce alle storie incontrate da Asinitas, è stato realizzato da Dagmawi Yimer, uno degli ospiti dell’associazione e presentato all’interno del Milano Film Festival.
All’interno del progetto Confini sono anche stati coinvolti alcuni scrittori e studiosi originari dell’Africa o legati al continente africano.

Oltre ad Alessandro Triulzi, Gabriele Del Grande, Paola Splendore (docente all’Università La Sapienza di Roma in letteratura africana anglofona), Alessandra Di Maio, Federica Sossi, Marco Carsetti (responsabile dell’associazione Asinitas), Federica Sossi, Marco Aime, Livia Apa, Elio Grazioli, Itala Vivan, negli eventi organizzati da lettera27 durante il Festivaletteratura di Mantova sono stati coinvolti Gaston Kaboré, Sami Tchak, Nuruddin Farah, Abdourahman A. Waberi, Cristina Ali Farah, Igiaba Scego, Bili Bidjocka, Sylviane Diop, Tahar Lamri, Simon Njami.

L’arte – in tutte le sue forme e con tutti i suoi linguaggi – è al centro dell’attenzione di lettera27, perché è uno spazio di sperimentazione, ricerca e creazione di artefatti cognitivi e di nuovi processi di accrescimento culturale. Per questo motivo la partecipazione degli autori all’interno di WikiAfrica è sempre stata una priorità per la fondazione. Si tratta di autori africani, di autori italiani o dei cosiddetti autori della diaspora. Al di là di come gli autori vogliono definirsi o sono definiti, si tratta di persone hanno molto da dire e le loro parole e idee possono essere una voce forte e profonda se diffusa attraverso i più potenti canali di distribuzione del sapere. Sono spesso intellettuali già molto impegnati nella vita culturale dei Paesi con i quali hanno intessuto relazioni e che condividono con lettera27 proprio quella ventisettesima lettera, quello spazio ancora da inventare e scrivere. Gli scrittori sostengono WikiAfrica con le loro frasi, con il loro contributo teorico e con il loro appoggio al progetto. Far conoscere il loro lavoro su Wikipedia e rendere accessibili su Internet i loro scritti (o parte dei loro scritti) permette ad un più vasto pubblico di accedere ad una fitta rete di storie che accorciano le distanze. lettera27 è la ventisettesima lettera, la lettera da inventare, scoprire, ancora da scrivere. L’alfabeto latino ha 26 lettere e immaginarsi come uno spazio in più è un modo per cercare altri spazi, analogici e digitali. Perché chi scrive, può scrivere su carta, al computer, su Internet: un modo non esclude gli altri.

I vostri progetti sono molteplici e vari: l’ultimo nato è WikiAfrica Arte (lanciato durante l’ultima biennale di Dakar, allo spazio Kër Thiossane). Perché fare un progetto a parte sull’arte e quali sono i suoi punti essenziali/riflessioni di partenza?

WikiAfrica vuole coinvolgere il numero più grande possibile di utenti su Wikipedia. L’Africa è un tema aperto e inclusivo, al quale tantissime persone possono contribuire. Il problema è che non tutti lo sanno. A volte si sa di essere interessati a arte, cinema, musica, storia, ma non necessariamente si sa che questi argomenti hanno qualcosa a che fare con l’Africa. Nello specifico WikiAfrica Arte si indirizza proprio alle persone interessate all’arte. Faccio un esempio. Il Centre Pompidou è uno dei più noti musei d’arte contemporanea del mondo. Cosa centra con l’Africa? Beh, se su Wikipedia l’articolo sul Centre Pompidou fosse un po’ più ricco e completo, non si farebbe fatica a vedere come questo museo parigino abbia ospitato nel corso della sua storia mostre e dibattiti che hanno molto a che vedere con l’Africa. Si può dire lo stesso per esempio della Tate di Londra, del MOMA di New York o del PAC di Milano… tutte istituzioni sulle quali magari abbiamo molto da dire (e da scrivere su Wikipedia) anche se a naso facciamo fatica a pensare che abbiano qualcosa a che fare con l’Africa. La stessa ambiguità entra in gioco quando si parla di istituzioni “africane”. La Biennale di Dakar è un buon esempio. Dak’Art ha sede a Dakar in Senegal ed è la più importante esposizione biennale specializzata in arte contemporanea africana, ma artisti, curatori, esperti, progetti a latere, giuria e network coinvolgono persone e istituzioni provenienti da tantissime nazioni e continenti del mondo. Se la Biennale di Dakar rendesse accessibile il suo archivio su Wikipedia parteciperebbe ad arricchire i contenuti disponibili online su Pascale Marthine Tayou, Léopold Sédar Senghor, “Revue Noire” ma anche su Bruno Corà, Hans Ulrich Obrist, Jaume Plensa (per fare qualche esempio) e offrirebbe il suo punto di vista sull’arte che è “anche” africana.
WikiAfrica Arte punta l’attenzione sull’arte affinché artisti, curatori, critici, istituzioni e opere africane siano su Wikipedia. Questo significa mettere in luce l’Africa e invitare tutte i protagonisti e le istituzioni d’arte ad adottare copyleft che facilitino l’uso e la migrazione dei loro contenuti su Wikipedia, sostenere la digitalizzazione e il riversamento degli archivi online, promuovere l’uso di Wikipedia come spazio per fornire informazioni strutturate e condivise sui protagonisti dell’arte e incoraggiare la produzione di opere d’arte con licenza Creative Commons CC-BY-SA o GNU Free Documentation License.

Alla Biennale di Dakar durante il festival AfroPixel promosso dal centro culturale Kër Thiossane, lettera27 ha lanciato WikiAfrica Arte e ha invitato gli artisti presenti a creare “Un’opera per Wikipedia”. A volte si dimentica che Wikipedia non è soltanto fatta di testi. Le immagini contribuiscono enormemente alla qualità e alla ricchezza delle voci enciclopediche e il contributo degli artisti può avere un grande impatto: le opere possono arricchire degli articoli, possono illustrare il lavoro degli autori stessi e possono innescare un circolo virtuoso. Per poter pubblicare un’immagine su Wikipedia è necessario adottare una licenza aperta che permette ad altre persone di usare la stessa immagine per opere derivate con fini commerciali e non commerciali, a condizione che il lavoro originario sia attribuito al suo autore e l’opera derivata adotti la stessa licenza del lavoro originario. Per questo motivo WikiAfrica Arte invita gli artisti a “donare” un’opera a Wikipedia. Anche se si tratta della fotografia di un quadro, si sta chiedendo molto agli artisti: di condividere il copyleft, di sostenere il lavoro di altri, di prendere posizione nel dibattito sul copyright che attualmente investe tutti i campi del sapere e di ripensare il modo di far conoscere la propria produzione traendone profitto. Si tratta di un’azione con effetto leva: determina il modo in cui saranno prodotte le nuove opere, quello che troveremo su Internet e come useremo Internet.

Lo stesso discorso vale anche per le istituzioni d’arte che sono incoraggiate a sostenere WikiAfrica con il loro archivio, una licenza GNU Free Documentation License o analoga, e nuove voci di Wikipedia. Quello che chiediamo è tutt’altro che facile: domandiamo di ripensare il funzionamento dell’ente stesso e il suo modo di relazionarsi alla documentazione che produce. Vero anche che investire su una nuova metodologia di comunicazione può essere una strategia vincente. Al momento la maggior parte delle istituzioni d’arte ha uffici stampa e già redige biografie di artisti e di curatori, testi di approfondimento e aggiornamenti di siti internet. Appoggiarsi a una piattaforma aperta come quella di Wikipedia permette di focalizzare l’attenzione sui contenuti, di fornire al pubblico una vasta documentazione strutturata, di collegarsi ad informazioni di contesto dando grande visibilità ai temi e ai protagonisti che si sostengono, e di usare a proprio vantaggio gli user-generated contents, ovvero la documentazione prodotta dagli utenti stessi. Il materiale condiviso su Wikipedia prende vita, cresce grazie al lavoro delle comunità virtuali e orienta le istituzioni d’arte verso il sapere enciclopedico, piuttosto che verso i comunicati stampa. Il paradosso attuale è infatti che i comunicati-stampa-copia-incolla producono un’incredibile ripetizione di informazioni sul web: quello che serve sono recensioni e analisi critiche. In un periodo in cui si dice che la critica d’arte è defunta, puntare il dito sui contenuti, invece che sui progetti, è fondamentale. Una volta che il giornalista non è più tenuto a fornire informazioni di base (basta linkare gli articoli di Wikipedia) l’attenzione si sposta sul resto. È interessante notare come l’idea di rendere disponibili informazioni online abbia già da molto tempo interessato le istituzioni d’arte. Esistono portali tematici, siti di approfondimento, progetti di archivi digitali: un materiale fondamentale che fatica ad essere mantenuto nel tempo. Per esempio Culturebase: The International Artists Database è un progetto molto interessante da questo punto di vista che – grazie alla collaborazione di più istituzioni internazionali (House of World Cultures Berlino, Intercult Stoccolma, Visiting Arts Londra e il Danish Center for Culture and Development di Copenhagen) – ha prodotto delle ricche biografie di artisti. Il limite di questa iniziativa è però la difficoltà di renderla realmente 2.0: la realtà è che attivare e coinvolgere utenti su un (nuovo) sito tematico è più complicato che partecipare a piattaforme già esistenti. Proprio per questo Wikipedia può essere una risorsa, che non sminuisce le fonti esistenti ma le valorizza.

L’altro progetto lanciato recentemente alla Fiera di Cape Town in giugno 2008 è “Chimurenga Library”. Cito il vostro sito: “(il) progetto raccoglie una selezione di riviste panafricane storiche e contemporanee, pubblicazioni indipendenti e in controtendenza che hanno profondamente influenzato la formazione e il dibattito artistico, politico e culturale di intere generazioni fuori e dentro al continente africano. Può darci qualche ragguaglio supplementare su questa iniziativa?

Chimurenga Library è un progetto ideato e promosso dalla rivista di Cape Town “Chimurenga”.
Nel 2002 “Chimurenga” è stata invitata a partecipare a Documenta Magazine, un network internazionale di periodici promosso da Documenta, una delle più importanti mostre di arte contemporanea organizzata a Kassel in Germania ogni 5 anni. “Chimurenga” e “Glendora” erano le uniche riviste africane coinvolte nel progetto, i criteri di selezione non erano molto chiari ed era emersa una mancanza di informazioni sulle pubblicazioni prodotte e distribuite in Africa. Il progetto Chimurenga Library nasce in parte come risposta a Documenta Magazine, offrendo un diverso approccio. La biblioteca di Chimurenga è una selezione di pubblicazioni internazionali che hanno influenzato cultura, politica, scritture e idee in Africa. La scelta dei periodici presentati nel sito è totalmente arbitraria e legata alle simpatie, alla visione e al network di “Chimurenga”. Il sito Internet creato appositamente per il progetto presenta una descrizione delle riviste, una specie di albero genealogico di queste pubblicazioni e una bibliografia. Ma c‘è di più. Chimurenga Library ha commissionato a intellettuali, artisti e editori un contributo su queste pubblicazioni. Nella Chimurenga Library emerge non solo un ritratto delle riviste ma anche una specie di mappa affettiva dei legami, del significato e dell’impatto che questi periodici sono riusciti a produrre nel corso della loro storia. Sono pubblicazioni in corso, estinte, a volte sono meteore con un solo numero zero; sono pubblicazioni prodotte in Africa ma non solo e non necessariamente. Chimurenga Library non è interessata ad offrire un panorama del settore dell’editoria africana; il suo è un paesaggio di connessioni e interferenze che producono pensieri e cultura avvicinando luoghi e stili anche molto lontani. È interessante come questo approccio soggettivo e affettivo abbia immediatamente stimolato una grande partecipazione. Il progetto prevedeva 8 riviste e 8 contributi; in 6 mesi Chimurenga Library ha presentato sul suo sito 26 riviste e ha raccolto 21 testi e video. Il suo stand alla Fiera del Libro di Cape Town del 2008 ha emozionato e incuriosito i visitatori, il progetto ha ottenuto subito articoli e recensioni nella stampa internazionale ed è stato presentato a New York nello spazio culturale The Kitchen.
I responsabili del progetto hanno trasferito su Wikipedia gran parte del materiale raccolto durante la ricerca e questi nuovi articoli hanno subito suscitato interesse e attivato nuove persone. Chimurenga Library continua: oltre a proseguire su Wikipedia, per il 2009 sono previsti nuovi contributi inediti (in particolare traduzioni e file audio) e una presentazione interattiva all’interno della nuova biblioteca di Cape Town che trasformerà i lettori (anche di riviste) in scrittori.

Le riviste sono una rete straordinaria: collegano intellettuali di tutto il mondo su un progetto comune, sperimentano stili e linguaggi e sono tracce della storia, oggetti preziosi “that we read and admire”, come dice Ntone Edjabe direttore di “Chimurenga”. Per lettera27 sostenere un progetto sulle riviste significa appoggiarsi a reti di persone che già condividono la missione della fondazione: condivisione delle conoscenze, accesso ai saperi, partecipazione. Chimurenga Library – oltre a produrre e rendere accessibile documentazione inedita su periodici ben poco noti – affronta i temi centrali di lettera27 in un modo estremamente stimolante. Chi sono i lettori? chi sono gli scrittori? chi produce le informazioni? “Chimurenga” punta il dito su questa ambiguità che ha profondamente segnato la storia dei periodici. Le riviste influenzano le riviste, i lettori scrivono alle riviste, gli editori sono interessati a modi sempre nuovi per coinvolgere il pubblico, gli scrittori intervistano i lettori, chi scrive legge e chi legge spesso scrive. Analizzare la storia dei periodici permette di analizzare i tanti modi in cui le riviste si sono interessate alla condivisione delle conoscenze, all’accesso ai saperi e agli strumenti di partecipazione. Non è una storia recente, sono questioni che hanno sempre investito i redattori dei periodici. Basta pensare a quante energie sono state spese per inventate nuovi sistemi di distribuzione e vendita al pubblico, modalità di abbonamento, sondaggi, spazi per la corrispondenza. Negli ultimi anni, Internet ha aperto altre strade, ma non ha distrutto le vecchie. Analogico e digitale convivono offrendo cose diverse. Online si possono acquistare prodotti, commentare articoli, leggere le notizie, trovare approfondimenti, ma – anche in molte nazioni dell’Africa dove spesso è particolarmente costoso o difficile pubblicare e distribuire carta – il piacere di sfogliare una rivista continua a produrre nuove pubblicazioni.

lettera27 ha finanziato Chimurenga Library e chiesto agli editori di “Chimurenga” di rendere accessibili i risultati delle loro ricerche su Wikipedia. Anche se non era previsto nel progetto iniziale, Chimurenga Library ha sostenuto WikiAfrica creando su Wikipedia nella versione inglese articoli su tutte le riviste oggetto del suo studio e del suo sito. La cosa non è stata per niente semplice. Inserendo articoli su Wikipedia, gli editori di “Chimurenga” hanno ricevuto risposte più o meno automatiche degli amministratori: “The notability of this article’s subject is in question”, If notability cannot be established, it may be listed for deletion or removed”, “Its tone or style may not be appropriate for Wikipedia”, “Its neutrality is disputed”, “It reads like a personal reflection or essay”. È piuttosto frustrante fare una ricerca, scrivere testi, commissionare e pubblicare saggi e contributi di approfondimento e poi ottenere risposte automatiche da Wikipedia che mettono in discussione il valore della ricerca stessa, dei suoi contenuti e delle persone e istituzioni che li hanno prodotti. Gli editori di “Chimurenga” si sono scontrati con la loro solitudine, con la mancanza di una massa critica capace di capire l’importanza e la rilevanza dei loro contenuti. Ma non solo, “Chimurenga” e Chimurenga Library sono scritti con uno stile e un linguaggio ben poco adatto a Wikipedia: per poter essere trasferita la documentazione ha bisogno di essere interamente riscritta. Al di là del tempo necessario per l’operazione, è chiaro che chiedere a “Chimurenga” di rinegoziare il suo stile non crea soltanto delle difficoltà pratiche ma è anche una richiesta ideologica. Potete per favore togliere tutte le espressioni gergali e sudafricane rendendo il vostro inglese più statunitense o quanto meno britannico? Potete rinunciare ad un taglio personale e soggettivo adattando la struttura dei vostri testi a quella già esistente? La situazione sarebbe diversa se la quantità dei contenuti riversati su Wikipedia fosse enorme e il numero delle persone coinvolte fosse vastissimo: a quel punto sarebbe Wikipedia a dover in parte rinegoziare il suo linguaggio, non “Chimurenga”.

L’approccio della Chimurenga Library è soggettivo, ideologicamente orientato (il fatto stesso che si definisca pan-africana ben mostra questo elemento) ed è il risultato di una scelta stilistica ed estetica meditata (per questo motivo il suo sito non è un wiki, perché il software wiki è ancora molto rigido e non avrebbe permesso al progetto di presentarsi al pubblico con una sua grafica personale). L’interesse della rivista “Chimurenga” e del suo network per il progetto stanno facendo proseguire le iniziative e, al di là delle difficoltà incontrate nei rapporti con Wikipedia, Chimurenga Library ha dimostrato di essere una fonte primaria su argomenti poco documentati, ha lanciato una ricerca che è internazionale sia nel materiale prodotto che nella metodologia adottata e ha spostato il punto luce in Africa mostrando come “la prospettiva africana” sia vasta, cangiante e multiforme, creando articoli di Wikipedia che hanno a loro volta innescato contributi e suscitato partecipazione. Per il 2009 Chimurenga Library sta ripensando le sue interazioni con Wikipedia e ha proposto di usarla come strumento live nelle biblioteche per coinvolgere lettori e nuovi scrittori.

Per finire, quale rapporto esiste tra la fondazione lettera27 e Moleskine? Quali sono i vostri partners finanziari?

La Fondazione lettera27 è sostenuta da donatori privati e da Moleskine.
Nel 2007, il primo anno finanziario della fondazione, Moleskine ha promosso il lavoro di lettera27 con un contributo di 74.000 euro e l’anno successivo ha più che raddoppiato il suo sostegno con 150.000 euro. Moleskine non è soltanto uno sponsor di lettera27, è anche un partner. La nascita di lettera27 è legata a persone che hanno ideato Moleskine e che desideravano investire le loro energie in un nuovo progetto senza scopo di lucro. I due enti sono completamente indipendenti e lavorano ovviamente in modi molto diversi: Moleskine è una società con obiettivi commerciali; lettera27 è una fondazione no profit che raccoglie fondi per sostenere iniziative che promuovono l’istruzione, l’alfabetizzazione, l’accesso ai saperi e la condivisione delle conoscenze. Ma c‘è una poesia comune che lega Moleskine e lettera27, una passione per gli autori e gli spazi bianchi: essere al servizio della creatività, valorizzare ogni forma di scrittura e creare nuove pagine da riempire, da personalizzare e da condividere.
È per tutti questi motivi che Moleskine sostiene lettera27 non soltanto economicamente ma anche con iniziative che incoraggiano la sua rete a investire su lettera27. Detour è un progetto avviato da Moleskine nel 2007 che invita artisti a trasformare un taccuino in un’opera d’arte e a donarla a lettera27; Undiscovered Letter è un altro progetto del 2007-08 promosso da Moleskine e dell’Art Directors Club di New York che ha chiesto alle Young Guns – creativi di tutto il mondo vincitori del celebre concorso annuale dell’Art Directors CLub – di raccontare con la loro immaginazione la ventisettesima lettera, la lettera da scoprire, la lettera mancante in cui la Fondazione lettera27 si identifica. I contatti di Moleskine e lettera27 facilitano il lavoro di entrambe, grazie a relazioni con artisti, esperti, istituzioni, eventi e pubblico.
lettera27 considera il pubblico una risorsa essenziale per i suoi progetti e il suo funzionamento. Coinvolgimento e partecipazione sono strategie alla base del lavoro della fondazione. Nel 2007 e nel 2008 le donazioni private annuali sono state di circa 150.000 euro; ma non solo, il pubblico ha sostenuto lettera27 partecipando alle sue attività, regalando frasi per la Torre di Babele, contribuendo a WikiAfrica, scrivendo articoli per Wikipedia e, grazie a Detour, donando taccuini d’autore che costituiscono la collezione e il patrimonio di lettera27.