Intervista a Jo Noero

Inserito da iopensa il Mer, 2006-10-04 09:00

Appunti presi durante l’intervista, Cape Town, 4 ottobre 2006

È fondamentale sperimentare e aprire nuove direzioni. In un contesto tanto frammentario va rimmaginata la città. Bisogna creare nuove opportunità politiche. C‘è una rivoluzione in corso, ma senza pensare in che modo ripensare la città e cosa effettivamente fare. Le chiese possono essere considerate dei mercati civili. La chiesa ha avuto un ruolo centrale e una funzione di mediazione.
Non ha senso lavorare per le township perché serve la rivoluzione. C‘è una moltitudine di strategie.C‘è una questione generazionale: è molto difficile ripensare qualcosa senza considerare il passato. Il peso del passato è sulle nostre spalle e ha creato dei blocchi nel nostro cervello. Le conseguenze dell’apartheid creano molte difficoltà nell’essere creativi. Al momento tutti possono dire quali sono i problemi ma non cosa fare. L’arte non produce lavoro, non risolve realmente i problemi. Tutti si lamentano. Non troviamo le parole e accusiamo gli altri. E forse la gente farà da sola. La situazione di Johannesburg è emblemativa. i bianchi se ne sono andati dal centro e questo ha prodotto un’incredibile trasformazione urbana. Al momento c‘è un buon governo, un governo che si impegna.
Come affrontare la questione della razza. Nella professione degli architetti il rapporto razziale è completamente sbilanciato. Mancano i rappresentanti, anche se personalmente non credo che questo sia in realtà il problema. Al momento ci sono architetti neri che ricevono un grandissimo numero di commissioni, ma hanno poca esperienza. Do forse l’impressione di essere negativo. Ma ci sono fantastiche opportunità che si sono perse. Forse dovevamo passare attraverso tutto questo. Toglie l’aria, ma è necessario. Si è pensato di lasciare tutto alle forze del mercato, ma non funziona. Il governo deve gestire la sua stabilità e il gioco dei voti diventa centrale. Costruire è un modo per creare dei segni. Ma se il governo lavora sul short-term diventa difficile concentrarsi sui segni.
Al momento con la Coppa del Mondo alle porte nel 2010 si stanno costruendo stadi e si stanno potenziando le strutture esistenti. Certo è un’occasione per costruire, uno stimolo. La questione dei trasporti non ha prodotto grandi investimenti. Sembra che non sia una direzione particolarmente interessante per il governo.
Non servono degli edifici iconici. Anche la democrazia deve manifestarsi attraverso dei suoi edifici simbolici.
Abbiamo costruito dei community projects a Johannesburg. Dal 1976 l’ANC cercava di rendere il paese ingovernabile. Si ripeteva, prima la libertà e poi l’educazione.
La natura dell’edificio pubblico deve essere quella di creare uno spazio pubblico. Vanno creati più livelli per dare una direzione. A Soweto abbiamo costruito un centro per i genitori. L’educazione dei figli e dei genitori è diversa.
Quando i finanziamenti arrivavano dalle organizzazioni non profit era diverso. C’era più libertà rispetto alle committenze governative e permetteva di lavorare con gli utenti dei progetti. Il committente era realmente chi usava l’edificio e non si era influenzati dalla legislazione con indicazioni precise sulle dimensioni e sui materiali.
SIDA, l’ente di cooperazione svedese, ha commissionato delle case sperimentali, cercando di permettere la costruzione di strutture alternative alle case del governo o alle baracche. Si è provato a realizzare delle strutture di cemento che includevano un orto per rendere produttiva la terra intorno alle abitazioni. Abbiamo anche previsto una stanza da affittare, sempre per permettere delle piccole attività che offrissero un minimo di reddito. La gente chiedeva un po’ di spazio. Chiedeva di poter camminare intorno alla casa. La facciate le abbiamo costruite in modi diversi per permettere a tutti di sentire che quella era proprio la loro casa. E poi c‘è la questione della sicurezze. La gente chiedeva spazi di sicurezza per riuscire a convivere con la paura e il crimine.
I centri d’arte sono molto politicizzati. Rappresentano un solo gruppo.