Buongiorno Mr Brown

Inserito da iopensa il Dom, 2008-04-20 12:05

La casa era ancora immersa nel buio. La signora Brown era rimasta sdraiata nel letto, ferma e silenziosa, finché non aveva sentito il rumore della porta di servizio aprirsi. A quel punto si era voltata e aveva letto l’ora: seizeroquattro. Come sempre Annette era in ritardo.

Dal bagno la ascoltava lavorare in cucina. Riconosceva dai suoni ogni suo gesto. Aprire il frigorifero, prendere le uova, romperle nella padella, aprire la bombola del gas, accendere un fiammifero, spostare la fruttiera, impilare i piatti sul tavolo. Dai rumori ne era certa: ancora una volta non aveva steso il tovagliolo sopra il tavolo della cucina prima di impilare i piatti. Ma quante volte glielo doveva ripetere di stendere il tovagliolo? Quante volte glielo doveva ripetere di arrivare in orario? Sbuffò energicamente e si guardò allo specchio. L’irritazione le distendeva la pelle del viso. Erano anni che l’irritazione le distendeva la pelle del viso ed erano anni che viveva in Africa. Se non fosse stato per suo marito non avrebbe mai fatto tutto questo a se stessa e alla sua pelle, non si sarebbe svegliata ogni giorno così presto, non avrebbe sopportato Annette, il clima, i parassiti, la noia e soprattutto l’Africa. Davanti allo specchio si massaggiò delicatamente il viso con un batuffolo di cotone imbevuto di tonico, si ravvivò i ricci con la spazzola e indossò la vestaglia. Con quella vestaglia si sentiva bellissima. Il suo corpo, sodo come un tempo, fuoriusciva improvvisamente tra i bottoni. Un pezzetto di polpaccio di qua, un angolo di seno di là, un accenno di coscia ancora di qua, l’ampio décolleté di là. Amava ricomporsi rapidamente, con gesti sicuri e disinvolti. Si sentiva strabordare di sensualità, castigata e discinta allo stesso tempo, dignitosa e un poco indecente. Certa che la malizia fosse da sempre l’arma dell’amore.

Il Signor Brown dormiva ancora. A guardarlo da vicino non era cambiato. Quindici anni di matrimonio gli avevano regalato solo qualche chilo in più, ma l’Africa aveva lasciato le sue tracce. Il viso che era sempre stato così pallido e pulito, ora mostrava rughe, macchie e i colori delle lunghe esposizioni al sole. Lo ricordava così timido e goffo quando passeggiava per le vie del paese con le magliette troppo grandi e i suoi amici sempre pronti a guardare il sedere delle ragazze. Oggi era un uomo stimato nel suo settore, con uno stipendio più che rispettabile e ancora grandi prospettive di carriera.

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