Suore in gita

Inserito da iopensa il Dom, 2007-11-25 17:20

Invadono due scompartimenti del treno, disperdono bagagli, parlano in dialetto. Dissertazioni su muco e orari del treno. La più comunicativa è seduta di fianco a me e coltiva la conversazione facendo domande alla sua consorella più lontana. Ma quella è Roma? Devo preparare dei documenti? Leggiucchia ad alta voce per tenersi compagnia. Tossisce catarrosamente, avrebbe bisogno di usare un fazzoletto. Forse dovrei offrirgliene uno, ma temo che poi mi rivolgerebbe la parola. Non voglio che mi parlino. Detesto che le suore mi parlino.
Stavo lavorando. C’era il sole. È ingiusto che si siano sedute vicino a me. Corrugo la fronte e cerco di rendere esplicito il mio fastidio e disprezzo.
Ogni tanto qualcuna mi osserva con simpatia e benevolenza, quasi mi conoscesse. Forse ai suoi occhi rappresento “una giovane donna”; forse sente di conoscerle un po’ tutte “le giovani donne”, una familiarità con la forza e la fragilità che ci accomuna. Il pensiero che qualcuna mi faccia gli auguri mi terrorizza. La totale incapacità relazionale delle suore che ho conosciuto giustifica i miei preconcetti. Quelle che ho incontrato hanno dimostrato una stupidità al limite del ritardo mentale. Confermata dai buffetti sulle guance e da opinioni crudeli elargite come benedizioni.
La più simpatica se ne sta zitta, con il velo tirato sotto le orecchie tanto da sembrare un berretta di lana; è accucciata dietro al grande sacchetto che porta in grembo e sembra ormai rassegnata a scomparire in una silenziosa vecchiaia. Mi piace pensare che al mondo ci siano persone che si adoperano per produrre preghiera. Trovo che sia un incarico rilevante. Quello che non capisco è che molte suore non fanno mica solo quello. Giocano con i bambini, insegnano, socializzano. Blaterano. Non possono intrattenersi recitando a mente il rosario? Cosa se ne vanno in giro a fare? Dove è finita la stabilitas?

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