Intervista a Peet Pienaar

Inserito da iopensa il Mer, 2006-09-27 12:46
Intervista a Peet Pienaar

Appunti presi durante l’intervista, Cape Town, 27 settembre 2006

Il logo di CAPE Not Another Biennale


Il logo è diventato un argomento politico ed è stato analizzato oltremisura. Il problema è che la discussione sul logo è stata autorizzata, senza che nessuno dell’organizzazione sostenesse il design. Non c‘è stata discussione e l’intera questione ha assunto dei contorni sproporzionati, al limite del ridicolo. In realtà il logo è diventato l’oggetto di discussioni su CAPE: accuse di razzismo, di mancanza di accesso… È diventata una questione politica. Noi abbiamo ricevuto un gold award per quel design.
Noi cerchiamo qualcosa che non sia “europeo”, cerchiamo di capire così un design “africano”. Un’opera d’arte è qualcosa di molto diverso da uno strumento di comunicazione. La nostra idea è di lavorare su strumenti che si concentrino su una cultura africana contemporanea e hip. Abbiamo creato la rivista “Afro” per vedere cosa si fa in Africa. Abbiamo invitato soprattutto scrittori e giornalisti a mandarci del materiale e poi noi lo abbiamo impaginato e stampato in 5.000 copie. Paghiamo i collaboratori in copie della rivista e la distribuiamo soprattutto nei negozi. Ci interessa capire cos‘è il design africano. Al momento secondo me non si vede il vero. Il design africano è humour, trash, contaminazioni, anche con il mondo occidentale. È evidente che il fatto che siamo un gruppo di designer bianchi è considerato problematico. È un po’ un campo minato.
Abbiamo creato il design d’interno per l’AfroCafe di Cape Town e Pro Helvetia ci ha chiesto di curare la sua grafica. Facciamo anche brand per società internazionali, alberghi, prodotti, festival. Nel 2003 Susan Glanville-Zini ci ha chiesto di lavorare alla grafica di CAPE.

Trailer di CAPE Not Another Biennale


Il trailer si è basato su brainstorm, una sceneggiatura e delle piccole foto. Più o meno avevamo un budget di 20.000 rand