La leggenda della Triennale di Luanda

Inserito da iopensa il Ven, 2006-09-01 15:01
La leggenda della Triennale di Luanda

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Se ne parla, si bisbiglia, si spettegola. Ma ci sarà la triennale di Luanda? Ma c‘è stata? Ma com’era?
I progetti di Fernando Alvim sono a tutti gli effetti delle opere di Fernando Alvim. Opere d’arte, concettuali, grandiose, appassionate, sovversive, sorprendenti e cospiratrici. E la Triennale di Luanda non fa eccezione. Anzi, è l’opera più rivoluzionaria, folle e delirante che sia passata per la testa del suo artista-fondatore.
Ha preso una delle città più complicate del mondo, Luanda, con il suo recente passato di guerra, macerie e miseria; ha trasformato degli edifici in rovina in centri d’arte (ovvero nei centri SOSO – arte contemporânea, SOSO – arte contemporânea Cidade Alta ESCOM e LAX SOSO Sindika Dokolo), per creare spazi di respiro che spezzino la sola logica di violenza che conoscono gli abitanti; ha valorizzato una collezione d’arte contemporanea africana in Angola esponendola; ha cercato il sostegno delle autorità pubbliche e degli industriali locali; ha collegato il progetto a più partner europei per cercare fondi dalla Commissione; ha incoraggiato gli studenti delle scuole di tutto il Paese a produrre disegni e pittura su grandi fogli di carta distribuiti gratuitamente e sui quali compare il logo della triennale per radicare il progetto al territorio; ha invitato curatori e artisti internazionali a presentare il proprio lavoro; ha organizzato mostre e ha documentato il progetto online su www.trienal-de-luanda.net. Per Fernando Alvim la cultura è politica: trasforma i luoghi, infastidisce, interferisce con la normalità ed è la chiave per far rinascere l’Angola, il suo paese d’origine e ora – di nuovo, dopo tanti anni vissuti a Bruxelles – il suo paese di residenza.
Certo, non tutto è andato come previsto. La triennale è stata rimandata a più riprese; l’evento è stato suddiviso in due fasi, una nazionale (Observatório de imagética africana, novembre-dicembre 2005) e una internazionale (Arte, cultura, história e política contemporânea africana, marzo-maggio 2006), il sostegno della Comunità Europea non arrivato e non si sono trovati i fondi per produrre i progetti ideati dai curatori e dagli artisti previsti. Poco male, la leggenda è nell’aria e la triennale si può preparare per fare ancora di più tra tre anni, nel 2009.