(nato nel 1961. Vive al Cairo)
Si attraversa un piccolo corridoio scuro che termina in una grande stanza. Sulla parete più ampia sono attaccate piccole orecchie di pasta di pane e argilla; sulla parete di fronte tanti volti sfilano in un video, persone sorridenti che alzano le spalle per dire "chi se ne frega".
"Un orecchio di fango e l'altro di pasta" è un proverbio egiziano nato da una storia. Un giorno Goha - un buffo personaggio protagonista di tanti racconti moraleggianti - tornò a casa allegro come al solito, quando la moglie - intenta a preparare il pane - cominciò a lamentarsi. "Ahhh, in questa stamberga manca tutto! i tuoi figli mi fanno disperare... e non sbriciolare!" - urlò a Goha, e lui - annoiato già dalla litania - prese una manciata di pasta di pane ancora molliccia e appiccicosa e la attaccò ad un orecchio, andandosene in cortile. La moglie, senza perdersi d'animo lo seguì, continuando "ahhh, non si può andare avanti così! parla tu con i tuoi figli! devo sempre fare tutto io...". Goha allora raccolse da terra un po' fango e lo attaccò all'altro orecchio. "Sì, sì..." - annuiva guardando la moglie e, mentre lei ancora gridava, lui sorrideva beato, con le sue orecchie coperte dal fango e dalla pasta di pane.
E' prevista per l'esposizione l'installazione An ear of mud, another of dough, composta da un video e da una parete ricoperta da numerose sculture a forma di orecchio.
Il video (in cd-Rom) deve essere proiettato sulla parete. Le sculture devono essere spedite dal Cairo e applicate dall'artista o da assistenti coordinati dall'artista.
E' necessaria una stanza oscurata, con due accessi: l'entrata e l'uscita devono essere preceduti da corridoi e le pareti con il video e le sculture devono essere una di fronte all'altra. La parete con le sculture a forma di orecchio - dai disegni dell'artista e da come è stata realizzata al Cairo - dovrebbe essere curva.La parete con le sculture deve essere illuminata dal basso con lampade nascoste.